Arabo

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La parola Arabo viene comunemente utilizzata per indicare un'etnia presente nell'area vicino-orientale (Palestina, Giordania, Siria, Libano, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, Yemen, Qatar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, ʿOmān), in Africa del Nord (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia) e in Egitto che ha come lingua madre la lingua araba. In questo senso viene usata quando si parla del mondo arabo o della maggioranza degli Stati che aderiscono alla Lega Araba; secondo questa definizione, è possibile dire che vi siano quasi 300 milioni di Arabi nel mondo.

Il termine viene anche utilizzato, in modo non corretto, quando ci si riferisca a qualsiasi persona che sia insediata in quest'area, in quanto esistono popolazioni indigene che non hanno la lingua araba come lingua madre: ad esempio i Berberi del Maghreb, i Copti in Egitto, gli Assiro caldei presenti in Iraq, i parlanti aramaico in Siria o i libanesi che si richiamano al sostrato fenico preesistente l'invasione e la conquista arabo-islamica.

Il termine arabo è anche soggetto di dispute ideologiche: molti appartenenti di certi gruppi etnici che hanno come lingua madre l'arabo - come i cristiani maroniti, i copti in Egitto o gli ebrei di lingua araba - rifiutano questa definizione, preferendone una non tanto basata sulla lingua ma su caratteristiche più ristrette quali la religione o la storia comune e condivisa.

Un'ultima questione attiene al significato più antico del termine. La radice semitica di riferimento [ʿ-r-b] (che origina probabilmente anche la parola ebrei ) significa infatti "muoversi"[1] e indicava originariamente quindi chi si rifaceva a una cultura nomade[2].
Gli arabi erano quindi originariamente i beduini, attestati fin dall'antichità più remota nella Penisola arabica.

Al senso di etnonimo ci induce comunque già la prima attestazione letteraria del termine Arabo, presente nelle Cronache assire, allorché registra la partecipazione nell'853 a.C. di Gindibu Arbaya (Gindib l'Arabo) alla battaglia di Qarqar, alleato col sovrano arameo di Damasco Im-Idri (che nella Bibbia è ricordato come Bar-Hadad) alla rivolta contro il re assiro Šalmaneser III.
Più tardi, nell'VIII secolo a.C., le stesse Cronache ricordano l'insurrezione di Zabībē, "regina degli Arabi" ( sharrat Aribi ), ancora una volta contro il potere assiro e, ancora una volta, nel senso di etnonimo.

Gli Arabi sono di origine semitica e possono tracciare la loro discendenza da Ismaele, figlio dell'anziano patriarca Abramo, avuta da Hagar, sua schiava[3].

I genealogisti medievali arabi dividevano gli Arabi in due gruppi: gli Arabi originali dell'Arabia del Sud, che discendevano da Qaḥṭān (identificato con il biblico Joktan), e gli Arabi "arabizzati" ( mustaʿribah ) dell'Arabia del Nord, discendenti di ʿAdnān, probabile figlio di Ismaele.

La maggioranza degli Arabi è di fede islamica ma esistono comunità consistenti di Arabi cristiani in Siria, Palestina, Giordania, Libano, Iraq ed Egitto.

[modifica] Note

  1. ^ Il termine arabo ʿarabiyya, "carretto" (e, inizialmente "automobile"), ha per l'appunto la sua ratio nel movimento del mezzo.
  2. ^ Al pari, ad esempio, del termine kazakh, "cosacco".
  3. ^ Non ha motivo di essere distinto, nell'ambito semitico poliginico, il "figlio" dal "figliastro", in quanto indifferente per un padre la nascita da una moglie legittima o da una schiava, riflettendosi una differenza esclusivamente nelle quote-parti ereditarie al momento della morte del de cuius.

[modifica] Voci correlate

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