Abbondio Stazio
Abbondio Stazio (Massagno, 1663 – Venezia, 12 agosto 1745) è stato uno scultore, decoratore e stuccatore svizzero[1].
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[modifica] Biografia
Nasce a Massagno, comune del Canton Ticino in Svizzera.
[modifica] Gli esordi
La sua prima attività in Italia come statuario si svolge a Roma al servizio dei cardinali, di alti prelati e dell'aristocrazia romana dopo il 1680. Qui entra in contatto con Ercole Antonio Raggi da Vico Morcote e soprattutto col gruppo di scultori e stuccatori intelvesi capeggiati da Ercole Ferrata da Pellio Intelvi. Successivamente compie un periodo di lavoro anche in Germania dal 1690 al 1695. Questa formazione artistica comunque è finalizzata alla sua futura attività a Venezia, terra d'elezione dei suoi congiunti. Infatti nel 1653 gli Stazio, fortunati mercanti di tessuti di lana, erano stati ammessi nella nobiltä veneta. Andrea Stazio, figlio di Bartolomeo primo patrizio veneto, conclude un matrimonio di alto rango a Venezia e assume importanti cariche pubblichei, ad esempio è menzionato come podestà di Treviso nel 1691.
[modifica] L'approdo a Venezia
Chiamato a Venezia dai suoi estimatori e dalla consorteria famigliare nel 1697 viene consultato per la cappella Sagredo nella Chiesa di San Francesco della Vigna, quindi esegue gli stucchi del casino Zane nel biennio 1697-1698, di Ca' Zenobio nel 1698 e di Palazzo Albrizzi nel 1699. Chiamato a Noventa Padovana orna di stucchi la villa Giovannelli, famiglia imparentata coi Zenobio. Di nuovo a Venezia verso il 1700 i Widmann gli commissionano gli stucchi per la Chiesa di San Canciano (patronato familiare) e per il loro palazzo.
Lo si vede attivo nel 1705 a Rovaré di San Biagio di Callalta (TV) nella perduta Villa da Lezze. Suoi sono gli stucchi che lo impegnano dal 1709 al 1711 nel Duomo di Udine nel presbiterio e nella cappella delle reliquie, documentati dai disegni ora alla Biblioteca Civica, nel palazzo Patriarcale e per la Villa Manin a Passariano. Sempre nel 1709 inizia i lavori per il palazzo Savorgnan a Venezia; nel 1713 quelli per la cappella del Santissimo Sacramento nella chiesa di San Giovanni Battista a Bassano del Grappa; nel 1716 lo troviamo nella cappella Manin agli Scalzi. Nel 1717 esegue l'ornamentazione a stucco di palazzo Foscarini.
[modifica] La società con Carpoforo Mazzetti Tencalla
La straordinaria decorazione di palazzo Sagredo risale al 1718 (l'alcova è ricostruita al Metropolitan Museum di New York) denuncia la presenza del suo promettente allievo Carpoforo Mazzetti Tencalla da Bissone (1683-1743) posto a capo della ditta Stazio che comprende Pietro Roncaioli e Pietro Castelli da Lugano, Giovanni Antonio Rossi da Morcote, Giuseppe Ferrari da Mendrisio. Nel 1719 Domenico Rossi, parente di Giovanni Antonio, impegna la ditta Stazio nella decorazione della Chiesa dell'Ospedale degli Incurabili a Venezia, terminata nel 1723, ma non conservata poiché la chiesa venne demolita nell'Ottocento.
Gli stucchi eseguiti nel 1720 per i due palazzi Besarel e Merati riecheggiano ancora una linea conservativa baroccheggiante, mentre emerge la tendenza verso il rococò negli stucchi per la chiesa di Santa Maria Assunta dei Gesuiti commissionati dalla famiglia Manin; i lavori durano dal 1715 al 1734. Per il salone e la tesoreria alla Scuola Grande di Santa Maria del Carmelo gli stucchi di grande finezza lo impegnano dal 1722 al 1738.
[modifica] Attivo a Bassano del Grappa
Dopo il 1740 la sua attività prosegue nel Duomo di Bassano del Grappa e nella vicina villa Duodo-Rezzonico, con il probabile intervento a palazzo Montereale Mantica a Pordenone, ultimato nella seconda metà del Settecento da Francesco Antonio Re da Bissone. Forse del 1734 è la sua decorazione a stucco di un ambiente nella prestigiosa Biblioteca Marciana a Venezia. Ultimo episodio della collaborazione con Carpoforo Mazzetti sono i lavori nel palazzo Barbarigo.
Muore il 12 agosto 1745 e vien sepolto nella parrocchia di San Geremia, ma la ditta Stazio prosegue ultimando le decorazioni dei palazzi Contarini nel 1748, Barbaro nel 1750, Mocenigo nel 1750, Pisani Moretta negli anni 1754-1769.
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
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