Scuola Grande dei Carmini

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Coordinate: 45°26′01.59″N 12°19′20.78″E / 45.433776°N 12.322439°E45.433776; 12.322439

Veduta della facciata da Campo Santa Margherita

La Scuola Grande dei Carmini è un palazzo di Venezia, ubicato nel sestiere di Dorsoduro, tra Campo dei Carmini e Campo Santa Margherita, su cui si affaccia, poco distante dall'Ospizio Scrovegni.

È sede dell'omonima scuola di devozione e di carità.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondata nel 1594 durante il dogado di Pasquale Cicogna, fu l'ultima scuola ad essere stata riconosciuta "Grande", solo nel 1767, dal Consiglio dei Dieci.

Aveva inizialmente sede nel complesso conventuale della chiesa dei Carmini, la cui struttura ancora esiste sul lato ovest del campo omonimo; nel XVII secolo, su progetto dei due architetti Francesco Caustello e Baldassare Longhena, fu costruita la grande sede attuale.

Nel 1807 fu la confraternita che faceva capo alla scuola fu soppressa per decreto napoleonico. Tuttavia, nel 1853, l'impero austriaco concesse la riapertura della scuola, che continua la sua attività ancora oggi, essendo sede di iniziative culturali, oltre che polo museale di rilievo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterni[modifica | modifica wikitesto]

La facciata della Scuola Grande dei Carmini, in stile barocco, è rivolta a sud e dà sul lembo sud-occidentale di Campo Santa Margherita, mentre l'unico altro lato non adiacente ad altri edifici è rivolto ad ovest, parallelo alla navata sinistra della chiesa dei Carmini e visibile da Campo dei Carmini.

Il candore delle due facciate si deve alla loro superficie in pietra d'Istria e si oppone al nero delle fitte inferriate in ferro battuto, che chiudono ogni finestra dell'edificio.

Facciata sud[modifica | modifica wikitesto]

Particolare della facciata sud con le decorazioni del portale sinistro

La facciata principale si sviluppa su due piani. Tutte le aperture sono centinate, dotate di mascherone in chiave di volta e sovrastate da timpani.

Il piano terra è aperto da due portali, aventi la peculiarità che i loro timpani sono spezzati centralmente a formare una nicchia, interposti fra tre monofore, dalle quali sono divisi per mezzo di coppie di colonne di ordine corinzio, poggianti su un massiccio basamento e terminanti su un architrave facente funzione anche di marcapiano.

Al piano superiore, avente la medesima struttura, vi sono in luogo dei portali due grandi monofore.

Facciata ovest[modifica | modifica wikitesto]

La facciata laterale, diversamente dalla principale, si sviluppa su tre livelli.

Il piano terra, la cui superficie è a bugnato, è aperto da due portali, con mascherone e timpano, a cui si affiancano finestrelle quadrangolari.

Il primo piano è caratterizzato invece da una serie di otto monofore, alle quali si interpongono, a livello dei due timpani dei portali, delle nicchie scolpite.

Alle aperture e alle nicchie del primo piano corrisponde una serie di dieci monofore a tutto sesto al secondo piano.

Interni[modifica | modifica wikitesto]

Internamente la Scuola dei Carmini contiene numerosi ambiente di inestimabile valore artistico, dovuto alla presenza di opere d'arte e arredi conservati nella loro originaria collocazione.

Cappella[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della scuola, al piano terra, si trova un'ampia cappella[1] a una navata, in stile barocco e coperta da travatura lignea.

L'altare maggiore è dedicato dedicato alla Madonna del Carmelo, protettrice della confraternita, sopra di esso è posta una pala che la rappresenta.

Da questo ambiente si accede anche alla sacrestia, piccolo ambiente coperto da volta a botte e impreziosito dagli originali seggi in legno.

Sala capitolare[modifica | modifica wikitesto]

Sala Capitolare, La Madonna consegna lo scapolare a San Simone Stock del Tiepolo

La sala di maggiori dimensioni e arricchita in tutte le sue parti dalle più preziose opere è quella del Capitolo[2].

Il soffitto ha incastonato un ciclo di opere di Giambattista Tiepolo, rappresentanti nelle lunette angolari Prudenza, Sincerità e Temperanza, Fortezza e Giustizia, Pazienza Innocenza e Castità e Fede, Speranza e Carità; centralmente la grande tela con La madonna consegna lo scapolare a San Simone Stock.

Nella sala è presente un altare, dedicato alla Vergine: su esso si posa una statua con Madonna col Bambino che offre lo scapolare, opera settecentesca di Bernardino da Lugano. Sopra l'altare una volta è abbellita dagli stucchi del decoratore svizzero Abbondio Stazio.

Sala dell'Archivio[modifica | modifica wikitesto]

La Sala dell'Archivio[3] ha le pareti coperte da preziosi dossali in legno, opera dello scultore Giacomo Piazzetta: essi hanno dei quadranti contenenti bassorilievi con motivi floreali, intervallati da sculture rappresentanti cariatidi, sopra le cui teste scorre una spessa cornice terminata da dentelli. Sopra di essa un ciclo di pitture su tela realizzate nella metà del XVIII secolo, opera di Giustino Menescardi, tra le quali Il martirio dei fratelli Maccabei e Abigal placa e disarma David sdegnato contro suo marito Nabal.

Il progetto iconografico del soffitto cassettonato è del pittore veneto Gaetano Zompini, con opere del Menescardi, tra cui la tela centrale con La Vergine appare al profeta Elia sul monte del Carmelo.

Sala dell'Albergo[modifica | modifica wikitesto]

Nella Sala dell'Albergo[4], a far da soffitto incastonata in un elaborato contesto ligneo, c'è la grande tela del Padovanino, risalente agli anni 1634-1638 e raffigurante Assunzione della Vergine.

Le pareti si strutturano analogamente a quelle della Sala dell'Archivio, con dossali, pur di minor pregio, e, sopra, un ciclo di tele rappresentanti episodi della vita della Vergine, opera di diversi autori attivi tra XVII e XVIII secolo, tra cui si ricordano Antonio Balestra e Ambrogio Bon.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Galleria d'immagini nel sito ufficiale
  2. ^ Capitolare.htm Galleria d'immagini nel sito ufficiale
  3. ^ Galleria d'immagini nel sito ufficiale
  4. ^ dell'Albergo.htm Galleria d'immagini nel sito ufficiale

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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