Villa di Patti

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Villa di Patti
Patti roemische Villa.jpg
Villa di Patti
Civiltà romana
Utilizzo abitazione
Stile villa romana
Epoca IV secolo
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Patti
Dimensioni
Superficie 20.000
Scavi
Data scoperta 1973
Archeologo Giuseppe Voza
Amministrazione
Ente Parco Archeologico delle isole Eolie, di Milazzo, di Patti e dei comuni limitrofi
Responsabile Umberto Spigo
Visitabile Si
Sito web www.regione.sicilia.it
Mappa di localizzazione

Coordinate: 38°08′57″N 14°58′19″E / 38.149167°N 14.971944°E38.149167; 14.971944

La villa romana di Patti, è una residenza extraurbana di epoca romana, che si trova a Patti, in provincia di Messina.

Nel corso degli anni settanta due importanti scoperte hanno gettato nuova luce sulla realtà del latifondo tardo romano, consentendo di collocare in una più chiara prospettiva storica anche la grande villa del Casale di Piazza Armerina.

La villa romana di Patti è stata scoperta nel 1973, durante i lavori di costruzione di un tratto d'autostrada, quando due piloni hanno distrutto parte del lato nord della villa a 6 km di distanza da Tindari. Anche se le operazioni di scavo sono tuttora in corso e molti vani attendono di essere scavati fino al livello del pavimento, la configurazione generale della villa è piuttosto chiara.

La parte esplorata corrisponde al nucleo centrale della villa, con al centro una corte a peristilio intorno alla quale ruota la zona residenziale della villa. I vani maggiormente rappresentativi, tipici dell'edilizia privata tardoantica, sono costituiti dall'aula absidata, che si apre al centro dell'ala ovest e dal triconco, vero punto focale dell'ala sud, che dal peristilio guarda verso il mare. Il mosaico dell'aula absidata è andato distrutto, ma le pavimentazioni del peristilio e quelli del triconco sono in eccellente stato di conservazione.

Il mosaico del peristilio consiste in una griglia di pannelli quadrati inseriti in una cornice continua di ghirlande d'alloro arricchite da motivi ornamentali e floreali. Il mosaico del triconco ha medaglioni circolari e ottagoni dai lati curvilinei includenti protomi animali. Il livello non elevatissimo tanto del disegno quanto della policromia sembrano indicare nel mosaico il prodotto di un'officina siciliana piuttosto che africana. Ulteriori risultati delle indagini di scavo saranno fondamentali per definire con maggior precisione la cronologia della villa che, sorta nel IV secolo d.C., fu distrutta da un violento terremoto intorno al 400 d.C.

Successivamente al sisma, in età bizantina, tra VI e VII secolo d.C, i resti della villa furono in parte riabitati, e ristrutturati: a questa fase insediativa appartengono una serie di tombe a fossa in muratura. Sia i corredi sia i materiali ceramici e numismatici dei corrispondenti livelli abitativi consentono di definire un protrarsi dell'abitato almeno sino al X secolo d.C.

Il piccolo Antiquarium della Villa, aperto nel gennaio 2001, offre un'esemplificazione scelta sia delle testimonianze di cultura materiale delle varie fasi abitative della villa, soprattutto le diverse classi ceramiche, quali terra sigillata africana e di altre fabbriche, lucerne, ceramica da cucina, ceramica comune di diverse tipologie, anfore, dolii ecc. ma anche terrecotte figurate e, fra le altre classi di manufatti, oreficerie, monete, una tessera da circo a rilievo in bronzo etc. Sono anche esposti manufatti in marmo di particolare pregio dalle decorazioni, soprattutto architettoniche, della Villa del IV secolo d.C. e di quella precedente: mensole architettoniche, un capitello corinzieggiante, una lastra con figurazione a rilievo (una donna e una Nike che compie una libagione presso un altare), un altorilievo con una figura panneggiata in trono, un torso maschile ecc. L'esposizione è didatticamente arricchita da pannelli con planimetrie delle varie fasi della villa e ricca documentazione fotografica.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Voza, Le ville romane del Tellaro e di Patti in Sicilia e il problema dei rapporti con l'Africa, in 150-Jahr-Feier, Deutsches Archäologisches Institut Rom (4.-7. Dezember 1979), Mainz 1982, pp. 202–209.