Ursus etruscus

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Orso etrusco
Ursus etruscus skull.JPG
Cranio femminile di orso etrusco, conservato al Museo di Storia Naturale di Firenze
Stato di conservazione
Fossile
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Ursidae
Genere Ursus
Specie U. etruscus
Nomenclatura binomiale
Ursus etruscus
Georges Cuvier, 1823

L'orso etrusco (Ursus etruscus) è un mammifero carnivoro estinto, appartenente agli ursidi. Visse nel Pleistocene inferiore (circa 1.800 - 800 000 anni fa) e i suoi resti fossili sono stati ritrovati in Europa, Asia e Nordafrica.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Questo animale era di taglia medio - grande; le prime forme erano grandi quanto un orso tibetano (Ursus thibetanus), mentre le forme successive erano grandi anche quanto un orso bruno (Ursus arctos). L'orso etrusco era dotato di un neurocranio allungato, così come il cranio facciale. La fronte era larga, gli ectorbitali decisamente sporgenti e i condili occipitali insolitamente piccoli. I primi premolari (dal primo al terzo) sono quasi sempre presenti; nelle forme più antiche erano grandi e ravvicinati, mentre in quelle successive erano più piccoli e distanziati. L'omero era ancora di struttura arcaica: era ancora presente un forame entepicondilare come nell'urside miocenico Ursavus. Le zampe di Ursus etruscus erano piuttosto corte; erano presenti piccole faccette articolari nelle ossa carpali e tarsali, e le ossa metapodiali erano snelle.

Cranio di Ursus etruscus

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Ursus etruscus venne descritto per la prima volta da Georges Cuvier nel 1823, sulla base di fossili ritrovati in Toscana. In seguito, fossili attribuiti a questa specie sono stati ritrovati in numerose zone d'Europa: Francia, Paesi Bassi, Italia, Spagna, Croazia, Georgia (con la forma U. e. vekuai). Resti sono stati ritrovati anche nella regione delle grandi steppe asiatiche, in Israele e in Nordafrica (Marocco).

Palato di Ursus etruscus

L'orso etrusco si originò probabilmente da forme ancestrali del genere Ursus, come Ursus minimus del Pliocene. Una sottospecie primitiva e di piccole dimensioni, U. etruscus saintvallierensis, abitò l'Europa all'inizio del Pleistocene inferiore. Forme simili sono note in Asia Centrale (Tagikistan) e in Nordafrica; successivamente questa forma diede origine alla sottospecie tipica, U. e. etruscus. Questa forma si estinse alla fine del Pleistocene inferiore (le ultime località in cui viene rinvenuta sono Pietrafitta in Italia e Venta Micena in Spagna), non prima di aver probabilmente dato origine ad altre linee evolutive. È possibile infatti che l'orso etrusco abbia dato origine da una parte agli orsi delle caverne (Ursus deningeri e U. spelaeus) e dall'altra agli orsi bruni propriamente detti (Ursus arctos). Alcuni studiosi, inoltre, ipotizzano che alcune popolazioni relitte di orso etrusco siano all'origine della linea evolutiva che portò all'orso nero asiatico (Herrero, 1972). Altri studi (Mazza e Rustioni, 1992) ritengono invece l'orso etrusco troppo specializzato per poter essere l'antenato dei vari ceppi di orsi attuali, e farebbero risalire l'origine dei vari gruppi a ursidi più antichi, come Ursus minimus.

Fossili di Ursus etruscus

Paleobiologia[modifica | modifica wikitesto]

È molto probabile che l'orso etrusco fosse una specie opportunista, che riuscì a colonizzare numerosi ambienti molto differenti fra di loro. Colonizzò regioni fluviali (Valdarno, Italia), paludi (Tegelen, Paesi Bassi), zone lacustri (Venta Micena, Spagna), zone aride e simili a savane (La Puebla de Valverde, Spagna) e steppe (Saint Vallier, Francia). Questa colonizzazione fu possibile grazie alla morfologia di questo animale, che gli permetteva di nutrirsi di molti tipi diversi di cibo (De Torres, 1992b).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cuvier G., 1823: Recherches sur les ossemens fossiles, où l'on rétablit les caractères de plusieurs animaux dont les révolutions du globe ont détruit les espéces. Nouvelle edition. Vol. 4. – Paris: G. dufour et E. d'ocagne, 514 pp.
  • Stephen Herrero. 1972. Aspects of Evolution and Adaptation in American Black Bears (Ursus americanus Pallas) and Brown and Grizzly Bears (U. arctos Linne.) of North America. In: Bears: Their Biology and Management. Vol. 2: A Selection of Papers from the Second International Conference on Bear Research and Management, Calgary, Alberta, Canada, 6-9 novembre 1970. IUCN Publications New Series no. 23, 1972. S. 221-231.
  • Mazza P. & Rustioni M., 1992: Morphometric revision of the Eurasian species Ursus etruscus Cuvier. – Palaeontographia Italica 79: 101-146.
  • Torres T. de, 1992a: Los restos de oso del yacimiento de Venta Micena (Orce, Granada) y el material de Ursus etruscus c. cuvier del Villafranquiense Europeo [remains of the bears from the locality Venta Micena (orce, Granada) and its comparation with Villafranchian material of Ursus etruscus C. Cuvier in Europe]. – In: Gibert J. (ed.): Proyecto Orce-Cueva Victoria (1988-215 1992). Presencia humana en el Pleistoceno inferior de Granada y Murcia. 87-106. Orce: Museo de Prehistoria.
  • Torres T. de, 1992b: The European descendants of Ursus etruscus c. cuvier (Mammalia, carnivora, Ursidae). – Boletín Geológica y Minero 103: 12-22.
  • Baryšnikov G.F., 2007: Semejstvo medvež'i (Carnivora, Ursidae). [Family Bears (Carnivora, Ursidae)]. – Sankt-Peterburg: Nauka, 541 pp. (Fauna Rossii 147.)
  • Wagner, J., 2009: Pliocene ro Middle Pleistocene Ursine Bears in Europe - Taxonomic Review. Paleontological Conference Fossil Vertebrates - Morphology Systematics Evolution, Abstract (Poster), ISBN 978-83-928020-4-4, 3.12. - 5.12. 2009, Institute of Biology, Wroclaw University of Environmental and Life Science, Wroclaw, Poland. Book of Conference Abstracts (Ed.: Dariusz Nowakowski), p. 64.

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