USS Lexington (CV-2)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
USS Lexington
USS Lexington (CV-2) leaving San Diego on 14 October 1941 (80-G-416362).jpg
La USS Lexington lascia San Diego (California), il 14 ottobre 1941
Descrizione generale
Flag of the United States (1912-1959).svg
Tipo Portaerei
Classe USS Lexington
Proprietà US Navy
Identificazione CV-2
Ordine 1917
Cantiere New York Shipbuilding di Camden, New York
Impostazione 8 gennaio 1921
Varo 3 ottobre 1925
Completamento 12 febbraio 1926
Entrata in servizio 14 dicembre 1927
Destino finale Affondata nella battaglia del Mar dei Coralli l'8 maggio 1942
Caratteristiche generali
Dislocamento 25.500 t nel 1930 36.000 t a pieno carico
Lunghezza 275 m
Larghezza 37 m
Altezza 8,9 m
Propulsione 16 caldaie, turbine ad ingranaggi e propulsione elettrica, 4 eliche, 180.000 shp alla costruzione, 217.000 in servizio
Velocità 34 nodi (63 km/h)
Autonomia 10.000 nm a 10 nodi
Equipaggio 2600
Armamento
Armamento 8 cannoni da 5" (127 mm) in affusti singoli;

20 pezzi Browning M2 da 12,7 mm; 16 cannoni contraerei da 3" (20 mm) in affusti quadrupli;

20 cannoni contraerei da 3,5" (40 mm) in affusti singoli;
Corazzatura Cintura: 102 mm
Mezzi aerei fino a 85 aerei
Note
Soprannome Lady Lex

[senza fonte]

voci di portaerei presenti su Wikipedia

La USS Lexington (CV-2) fu la seconda portaerei costruita dagli Stati Uniti, ma la prima utilizzata operativamente; infatti la prima in assoluto fu la USS Langley, che però come portaerei servì solo da nave sperimentale. Anche la storia della USS Lexington fu travagliata: infatti era stata progettata per essere un incrociatore da battaglia atipico, in quanto poco corazzato, ma dotato di pesanti cannoni da 406mm (16").

Entrato in vigore il trattato di Washington sulla riduzione degli armamenti navali, fu riclassificata e convertita in portaerei, in grado di portare uno stormo imbarcato di 85 velivoli.

Dai marinai americani aveva ricevuto il nomignolo affettuoso di "Lady Lex".[1]

Fu affondata nella battaglia del Mar dei Coralli l'8 maggio 1942.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ B.H. Liddel Hart, Storia militare della Seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 1970.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]