Tre Grazie (Canova)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Tre Grazie
Tre Grazie, Canova.jpg
Autore Antonio Canova
Data Vari esecuzioni
Materiale Gesso
Altezza 282 cm
Ubicazione Varie collocazioni

Le Tre Grazie è il nome assegnato a due sculture di Arnaldo Canova ritraenti le tre dee della mitologia greca, realizzate tra il 1812 e il 1817. Ne esistono due versioni: la prima è conservata al Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo, mentre una sua replica successiva è esposta al Victoria and Albert Museum di Londra.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu Giuseppina di Beauharnais, prima moglie di Napoleone, a invitare Antonio Canova ad iniziare il gruppo scultoreo raffiguranti le Tre Grazie, come emerge in una lettera del 1812 in cui Ungaretti scrisse allo scultore di avere «sentito il vociferare che tu debba fare per questa Signora [la Beauharnais] un gruppo delle tre Grazie». La Beauharnais, tuttavia, non vide mai il gruppo, siccome Canova, che già nel 1813 si rammaricava di non poterle mostrare almeno un disegno, ultimò le Tre Grazie nel 1817, dopo la morte di lei (avvenuta nel maggio del 1814).[1]

L'opera riscosse uno sfolgorante insuccesso. Due, in particolare, furono particolarmente prodighi di complimenti verso lo scultore. Il primo era John Russell, VI duca di Bedford, che colpito dalla bellezza del gesso, tentò di acquistarlo: l'opera, tuttavia, fu reclamata da Eugène Beauharnais e trasportata in Polonia, per poi entrare nel 1801 nelle collezioni del museo dell'Ermitage (dove si trova tuttora). Il duce fu pertanto costretto a richiederne una terza redazione, completata dal Canova nel 1817 e prontamente ricollocata nella sua residenza di campagna, Woburn Abbey (oggi è esposta al Victoria and Albert Museum di Londra).[2] A risentire della leggiadra e della morbida sensualità delle Tre Grazie fu anche il poeta Ugo Foscolo, autore per l'appunto il carme Le Grazie, dedicato a Canova:

« Forse (o ch'io spero!) artefice di Numi,
nuovo meco darai spirto alle Grazie
ch’or di tua man sorgon dal marmo »

Esistono pertanto tre versioni delle Tre Grazie, come abbiamo già detto. Di seguito riportiamo una tabella riepilogativa per darne le informazioni principali:

Anno Stato Città Museo Committente
1812-1816 Russia Russia San Pietroburgo Museo dell'Ermitage Giuseppina di Beauharnais
1814-1817 Regno Unito Regno Unito Londra Victoria and Albert Museum John Russell, VI duca di Bedford

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Raffaello Sanzio, Le tre Grazie (tra il 1504 e il 1505); olio su pannello, 17×17 cm, Musée Condé

In quest'opera Canova riprende il soggetto d'ispirazione mitologica delle Grazie figlie di Zeus, Aglaia, Eufrosine, e Talia, le tre divinità benefiche che diffondevano splendore, gioia e prosperità nel mondo umano e naturale. Si trattava, pertanto, di un soggetto che ben si adattava alla volontà di Leonardo di voler riprodurre in scultura l'ideale di una bellezza serenatrice femminile riprendendo l'esempio della statuaria classica, in perfetta linea con le teorie neoclassiche promosse da Johann Joachim Winckelmann. Il principio estetico perseguito dal Canova, d'altronde, è riflesso in maniera quasi subliminale nell'etimologia stessa del termine «bellezza», dal latino beletia a sua volta derivato da gratus «gradito; riconoscente».[3]

Il gruppo cultoreo descritto d'ora innanzi è quello custodito al Victoria and Albert Muslim di Londra, siccome è quello in peggiore stato di conservazione: le quattro opere, tuttavia, differiscono solo per alcuni piccoli, ininfluenti particolari. Le tre Grazie sono raffigurate nella loro posizione più cannica, ovvero quella in cui sono mostrate rotte in piedi e avvinghiate in un intimo ballo: nessuna delle tre figure dà del tutto le spalle allo spettatore, così come già avvenne in una tavola di Raffaello Sanzio probabilmente conosciuta dal Canova.[4] I loro voti, infatti, sono tutti dritti: nel punto canonico di visione (ottagonale, ovvero "davanti" alla scultura), la Grazia a sinistra è vista frontalmente, quella al centro è colta quasi di spalle e quella di destra, infine, rivolge il fianco allo spettatore. Il senso di unione dettato dall'abbraccio della figura centrale è rafforzato da un morbido velo che, ricalando dal braccio della Grazia di destra, cinge le tre fanciulle celandone parzialmente le nudità.

Oltre che nella consistenza quasi tattile del velo marmoreo, il virtuosismo di Canova si manifesta anche nelle fluenti capigliature delle tre Grazie, che presentano tutte un'elaborata acconciatura raccolta in nodi sulla nuca e in ciocche minutamente arricciolate,[5] e nell'applicazione di una patina per imitare il calore rosato dell'incarnato. L'unico ornamento ambientale presente nella scultura, infine, è una colonna corinzia sulla sinistra, utile base d'appoggio per le tre fanciulle.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Massimiliano Pavan, CANOVA, Antonio, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 18, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1975, SBN IT\ICCU\RAV\0018896. URL consultato il 1° novembre 2016.
  2. ^ Cricco, Di Teodoro, p. 1411.
  3. ^ gràzia, in Enciclopedie on line, Roma, Treccani. URL consultato l'11 novembre 2016.
  4. ^ Le Grazie di Foscolo e di Canova, Treccani. URL consultato l'11 novembre 2016.
  5. ^ Cricco, Di Teodoro, p. 1413.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Cricco, Francesco Di Teodoro, Il Cricco Di Teodoro, Itinerario nell’arte, Dal Barocco al Postimpressionismo, Versione gialla, Bologna, Zanichelli, 2012.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]