Trascrizione fonetica

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La trascrizione fonetica è la rappresentazione scritta dei suoni (foni) delle lingue usata principalmente in linguistica. Il sistema più comune è quello di ricorrere ai simboli dell'alfabeto latino opportunamente modificati ed ampliati al fine di poter rappresentare univocamente suoni diversi. Il sistema di trascrizione fonetica più diffuso è l'Alfabeto fonetico internazionale.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Le trascrizioni fonetiche sono convenzionalmente scritte tra parentesi quadre: [ˈskambjo], [ˈʃɔkko], [veˈdeːre].[1]

La maggior parte dei sistemi di trascrizione si basa sull'assunto che la catena parlata possa essere divisa in segmenti, unità discrete alle quali può essere associato un simbolo. Non tutti i fonetisti sono però d'accordo: alcuni ritengono questo assunto un'ipersemplificazione di un processo assai più fluido e difficilmente segmentabile.

Sistemi di trascrizione fonetica[modifica | modifica sorgente]

Sistemi non alfabetici[modifica | modifica sorgente]

I primi tentativi di realizzare una trascrizione fonetica precisa si affidarono alla cosiddetta "iconicità", ovvero alla possibilità che la scrittura potesse dare una rappresentazione di come articolare i suoni con gli organi preposti alla fonazione. Nonostante l'apparente flessibilità del sistema di trascrizione, risultò evidente che si trattava di un sistema assai complesso da leggere e per di più con un certo grado d'arbitrarietà tra segno e posizione articolatoria (non potendo evidentemente fare spaccati sagittali per ogni segmento). L'esempio più famoso è il Visible Speech creato nel XIX secolo dal linguista scozzese Alexander Melville Bell.

Altri tipi di sistemi vennero realizzati da importanti linguisti come Otto Jespersen e Kenneth Pike. Si trattava di sistemi di tipo quasi chimico, in cui un singolo segmento, anziché essere trascritto con un simbolo, veniva identificato univocamente da una serie di abbreviazioni indicanti le caratteristiche articolatorie del segmento. Era un sistema preciso, ma pressoché illeggibile: le "catene" di abbreviazioni erano lunghissime e complicate. Per questo, molti linguisti ritennero che i sistemi alfabetici, nei quali a un tipo d'articolazione corrispondeva un simbolo d'origine alfabetica, potessero essere più pratici e sfruttabili.

Trascrizione dei romanisti e degli americanisti[modifica | modifica sorgente]

Gli studiosi di lingue romanze, come Graziadio Isaia Ascoli e Clemente Merlo, insieme a linguisti tedeschi come Gerhard Rohlfs e, in tempi più recenti, Heinrich Lausberg, crearono vari sistemi di trascrizione (simili tra loro) basati sui semplici segni dell'alfabeto latino, arricchito da segni diacritici e lettere modificate. Generalmente questi sistemi si basano sulle ortografie delle lingue dell'Europa orientale (in particolare lingue baltiche e slave), considerate come particolarmente vicine alla realtà fonetica: quindi c vale spesso [ts], č [tʃ] e ž [ʒ]. Anche molti linguisti americani usano sistemi simili, creati inizialmente per la descrizione delle lingue dei Nativi americani.

L'Alfabeto fonetico internazionale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alfabeto fonetico internazionale.

L'Alfabeto fonetico internazionale (AFI o IPA) è sicuramente l'alfabeto fonetico più utilizzato oggi. Venne creato alla fine del XIX secolo da studiosi francesi e britannici dell'International Phonetic Association per avere un utile riferimento nella didattica dell'inglese e del francese che, com'è noto, hanno poca relazione con l'ortografia. Col tempo è diventato uno strumento utilissimo per i linguisti e viene usato correntemente nelle più prestigiose pubblicazioni scientifiche come Phonetica e il Journal of The International Phonetic Association (JIPA).

Ci sono anche versioni estese dell'IPA come, per esempio: l'extIPA, il VoQs, e quello che è probabilmente il più completo sistema di trascizione fonetica esistente: il canIPA di Luciano Canepari.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mioni, op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Canepari, Luciano. (2003, 2005b). Manuale di fonetica, München: Lincom Europa, pp. 494. ISBN 3-89586-863-9.
  • International Phonetic Association. (1999). Handbook of the International Phonetic Association: A guide to the use of the International Phonetic Alphabet. Cambridge: Cambridge University Press. ISBN 0-521-65236-7 (hb); ISBN 0-521-63751-1.
  • Minissi, Nullo. (1990). La scrittura fonetica. Guida per intendere e applicare i sistemi di trascrizione. Roma: Carocci, pp. 148. ISBN 8843008579.
  • Alberto M. Mioni, Elementi di fonetica, Padova, Unipress, 2001.
  • Raffaele Simone, Fondamenti di linguistica, ed. Laterza, Roma-Bari, 2008, ISBN 978-88-420-3499-5

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]