The Magnetic Fields

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The Magnetic Fields
Magnetic-fields-in-concert.jpg
Il gruppo in concerto
Paese d'origine Stati Uniti Stati Uniti
Genere Baroque pop[1][2][3]
Indie pop[4][5]
Periodo di attività 1990 – in attività
Album pubblicati 9
Sito web

The Magnetic Fields è un gruppo musicale statunitense. La formazione, guidata dal cantautore newyorkese Stephin Merritt, autore di quasi tutti i brani e interprete di buona parte delle musiche[6], include Claudia Gonson, Sam Davol, e John Woo. Col gruppo ha collaborato spesso lo scrittore Lemony Snicket, autore della celebre serie di romanzi per ragazzi Una serie di sfortunati eventi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo è nato nel 1990 da un progetto di Merritt, che precedentemente aveva lavorato in un progetto solista con il nome d'arte "Buffalo Rome". In seguito Merritt iniziò a collaborare con la musicista Claudia Gonson (pianoforte, percussioni, voce), con la quale aveva suonato fin dai tempi del liceo nel gruppo Zinnias. Gonson e Merritt si stabilirono inizialmente a Boston, e qui diedero vita ai Magnetic Fields, acquisendo altri strumentisti. L'album di debutto della nuova formazione, Distant Plastic Trees, fu pubblicato nel 1990.

Dal 1990 il gruppo ha inciso undici album in studio, tre dei quali costituiscono un'opera unitaria intitolata 69 Love Songs considerato tra i migliori album pop degli anni novanta.[7]

Stile musicale[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo indie pop e chamber pop,[1][2][4] i Magnetic Fields hanno prediletto un cupo[8] stile musicale che "riassume decenni di storia della musica, dall'operetta a Schubert, dal cabaret al music hall, da Broadway a Nashville, dai teen idol degli anni '60 al synth-pop degli anni '80."[9] Fra le altre influenze della formazione di Stephen Merritt vi sono il country, i valzer e il folk rock.[1][2][9] Il gruppo impiega una strumentazione eterogenea, che include sintetizzatore, pianoforte, chitarra classica, fisarmonica, occasionalmente strumenti giocattolo e altro.[9] Le prime pubblicazioni, registrate a bassa fedeltà e dal piglio scanzonato, includono Holiday (1994), primo album interamente cantato dal Merritt e citato fra gli album precursori dell'indie pop.[8] A partire da 69 Love Songs (1999) il gruppo ha iniziato ad assimilare per la prima volta l'elettronica prendendo le distanze dalla formula "lo-fi" delle origini.[2][8] Il gruppo deve parte della sua notorietà ai testi umoristici e minimalisti scritti da Merritt, solitamente incentrati sul tema dell'amore.[8]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Tom Moon, 1000 Recordings to Hear Before You Die, Workman, 2008, pp. 465-6.
  2. ^ a b c d (EN) The Magnetic Fields – review, theguardian.com. URL consultato il 14 luglio 2017.
  3. ^ (EN) The Magnetic Fields: Distortion, nme.com. URL consultato il 14 luglio 2017.
  4. ^ a b (EN) José Esteban Muñoz, Cruising Utopia: The Then and There of Queer Futurity, NYU, 2009, p. 185.
  5. ^ (EN) The Magnetic Fields, sputnikmusic.com. URL consultato il 14 luglio 2017.
  6. ^ Magnetic Fields | AllMusic
  7. ^ Magnetic Fields - 69 Love Songs :: Le pietre miliari di Onda Rock
  8. ^ a b c d Magnetic Fields - Stephin Merritt: Il variety pop dei campi magnetici, ondarock.it. URL consultato il 14 luglio 2017.
  9. ^ a b c Magnetic Fields, scaruffi.com. URL consultato il 13 luglio 2017.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN148549934 · LCCN: (ENno2001007442 · BNF: (FRcb139913540 (data)