The Brig

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
The Brig
The Living Theatre - The Brig, 1. May 2008.jpg
Il Living Theatre presenta The Brig al Myfest di Berlino, 1º maggio 2008
Lingua originale inglese
Stato USA
Anno 1963
Prima rappr. 13 maggio 1963
Teatro della 14ª Strada
New York, USA
Compagnia Living Theatre
Regia Judith Malina
Sceneggiatura Kenneth H. Brown
Produzione Living Theatre
Scenografia Julian Beck
Premi principali
  • Obie Award per migliore produzione, migliore design e migliore regia (1964)[1]
  • Obie Award (citazione speciale) per migliore recitazione corale e migliore regia (2007)[2]

The Brig è uno spettacolo teatrale messo in scena dalla compagnia Living Theatre a partire dal 1963, tratto dall'opera teatrale La prigione (The Brig in lingua originale) di Kenneth H. Brown, un ex marine in seguito diventato anarchico. Lo spettacolo, subito notato per la particolare brutalità e violenza della rappresentazione, ha vinto tre Obie Award come migliore produzione, design e regia nel 1964,[1] poi altri due (sotto forma di "citazione speciale") per migliore recitazione corale e regia quando lo spettacolo è stato riproposto nel 2007.[2] Nel 1964 il regista Jonas Mekas ne ha tratto una versione cinematografica.

Lo spettacolo[modifica | modifica wikitesto]

Genesi[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima metà degli anni '60 il Living Theatre era fortemente influenzato dal Teatro della crudeltà di Antonin Artaud e dal suo libro Il teatro e il suo doppio. Julian Beck e Judith Malina erano alla ricerca di un testo teatrale che andasse in tale direzione e la loro scelta cadde su di un manoscritto di circa 40 pagine intitolato The Brig (in italiano La prigione),[3] spedito loro per posta da un giovane e sconosciuto ex marine di nome Kenneth H. Brown: un testo ambientato in una prigione militare, crudo, violento e privo di una vera trama.[4] L'opera descriveva una giornata-tipo in una prigione militare dei marines, una realtà quotidiana fatta di violenze e vessazioni di ogni tipo, di divieti e prescrizioni assurde, miranti a spersonalizzare l'individuo. Brown era stato rinchiuso per un mese nella prigione militare statunitense di Okinawa, Giappone, negli anni '50 e aveva semplicemente descritto ciò che aveva visto e sperimentato di persona.[4][5][6]

Influenzata da Artaud e convinta che gli attori dovessero "vivere" quell'esperienza e non solo recitarla, Malina impose un rigidissimo regime di prove, ispirato alla stessa vita militare dei marines, non scevro da vessazioni e punizioni, che richiedeva una certa resistenza fisica e mentale. Malina e Beck ritenevano che, così impostato, tale spettacolo potesse essere metafora della repressione (anch'essa fisica e mentale) dell'individuo nella grande prigione della società, tanto che Beck affermò: «Com'è possibile assistere a The Brig e non voler abbattere le mura di tutte le prigioni?».[7] L'obiettivo di Malina era infatti non tanto mettere in scena la tortura fisica, quanto mostrare che regole assurde portano le persone a perdere la loro umanità. Vedere i prigionieri eseguire i loro compiti senza senso con rigorosa precisione avrebbe dovuto far riflettere sul senso dell'applicazione di quelle regole. Uno spettacolo insomma che rifletteva l'ideologia anarchica che caratterizzava il Living.[4][5][8]

La regista Judith Malina

Messa in scena[modifica | modifica wikitesto]

Il risultato fu una rappresentazione di grande energia e brutalità: venne messo in scena un ambiente in cui camminare non è consentito (le reclute devono correre qualsiasi cosa facciano) e ogni infrazione porta a un pugno nello stomaco. Nel corso dei due atti gli uomini compiono varie azioni quali vestirsi, pulire, leggere il manuale dei marines stando sull'attenti. Quando uno di essi perde il manuale, viene messo in isolamento con la camicia di forza.[8]

« L'azione è ridotta a questo: che per terra sono tracciate in tutti i sensi delle linee bianche ad angolo retto. Ogni due metri ce n'è una. I prigionieri non possono attraversarle se non dopo aver urlato a un carceriere: "Signore, il prigioniero numero... chiede il permesso di passare la linea bianca, Signore!". L'altro finge di non sentire, lo prende a pugni e a calci; lo fa urlare più forte. Poi urla a sua volta: "Passa!". [...] Sono quindici, urlano tutti insieme per tre ore, fra rumori realistici assordanti. [...] Lo spettacolo è un'esplosione mostruosa di attività fisica, di una brutalità indescrivibile. Le percosse sono autentiche, il dispendio muscolare enorme. »
(Alberto Arbasino[9])

Non era affatto escluso che durante la rappresentazione qualcuno degli attori potesse davvero restare ferito; anche per questo motivo si decise che a ogni replica vittime e carnefici si sarebbero scambiati di ruolo.[5]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Uno spettacolo che mettesse alla berlina le istituzioni militari USA e che veicolasse in maniera così evidente un'ideologia anarchica non poteva essere tollerato negli Stati Uniti dei primi anni '60, sicché vennero messe in atto azioni per impedire che le rappresentazioni continuassero: il Servizio Imposte, Internal Revenue Service, accusò il Living Theatre di non aver pagato le tasse (accusa poi rivelatasi infondata)[10] e per questo motivo il 17 ottobre 1963 impose la chiusura del teatro, con l'intervento della forza pubblica e il transennamento dell'edificio.[4]

I membri del Living si rifiutarono di uscire, barricandosi all'interno del teatro. Decisero inoltre di continuare le rappresentazioni, invitando il pubblico presente all'esterno (e bloccato dalla presenza delle forze dell'ordine) a cercare ugualmente di entrare per assistere agli spettacoli. Fu così che, attraverso i tetti o tramite scale a pioli, nei successivi tre giorni circa duecento persone riuscirono a penetrare nel teatro e assistere a The Brig, nonostante l'impegno della forza pubblica che cercava di impedirne l'entrata. Intanto alcuni ristoranti della zona mandavano cibo e bevande in teatro tramite funi. Il 19 ottobre avvenne l'ultima rappresentazione non autorizzata, dopodiché, evidentemente impossibilitati a continuare a lungo in quella situazione, i membri del Living fermarono la protesta. Così il giorno successivo le forze dell'ordine poterono eseguire il loro mandato: arrestarono i membri della compagnia, chiusero il teatro e sequestrarono costumi e oggetti di scena.[4]

Dopo alcune settimane di detenzione in carcere, condannati dal fisco e per resistenza alla forza pubblica, Beck e Malina insieme agli altri membri del gruppo decisero di abbandonare gli Stati Uniti per intraprendere un lungo viaggio in Europa, dove rimasero parecchi anni e rappresentarono numerosi spettacoli tra cui The Brig: iniziò così la seconda fase dell'attività del Living Theatre.[6]

Il film[modifica | modifica wikitesto]

The Brig
Lingua originale inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1964
Durata 68 min
Dati tecnici B/N
Genere guerra
Regia Jonas Mekas e Adolfas Mekas
Soggetto Kenneth H. Brown
Sceneggiatura Kenneth H. Brown
Produttore David C. Stone
Casa di produzione White Line Productions
Interpreti e personaggi

Nel 1964 venne anche girata una versione cinematografica dello spettacolo, sotto la direzione di Jonas Mekas e del fratello Adolfas, interpretato dagli stessi attori del Living.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Winners 1964, su sito ufficiale degli Obie Awards. URL consultato il 21 febbraio 2016.
  2. ^ a b (EN) Winners 2007, su sito ufficiale degli Obie Awards. URL consultato il 21 febbraio 2016.
  3. ^ Il titolo originale si ispira al nome gergale con cui nei vascelli inglesi veniva chiamato il ponte su cui erano collocate le prigioni.
  4. ^ a b c d e Valenti
  5. ^ a b c Perrelli
  6. ^ a b De Marinis
  7. ^ J. Beck, Addosso alle barricate, in Brown
  8. ^ a b (EN) Alexis Greene, A CurtainUp Review, The Brig, su curtainup.com, 2007. URL consultato il 21 febbraio 2016.
  9. ^ Arbasino
  10. ^ In realtà, il Living si era in precedenza accordato col Servizio Imposte per un piccolo pagamento rateizzato delle tasse, a dimostrazione della loro volontà di pagare nonostante le difficoltà economiche che stavano attraversando. Per questo motivo venne in seguito riconosciuta l'illegittimità della chiusura del teatro. (Cfr. Valenti)
  11. ^ Beck

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cristina Valenti, Storia del Living Theatre, Titivillus Edizioni, 2008, pp. 115-118, ISBN 978-88-7218-218-5.
  • Franco Perrelli, I maestri della ricerca teatrale: il Living, Grotowski, Barba e Brook, Editori Laterza, 2007, pp. 26-27, ISBN 978-88-420-7479-3.
  • Julian Beck, Theandric, Edizioni Socrates, 1994, p. 436, ISBN 978-88-7202-004-3.
  • Kenneth H. Brown, La prigione, Einaudi, 1967, p. 73.
  • Marco De Marinis, Il nuovo teatro 1947-1970, Milano, Bompiani, 1987, pp. 32, 41.
  • Alberto Arbasino, Grazie per le magnifiche rose, Milano, Feltrinelli, 1965, pp. 257-258.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]