Play Time - Tempo di divertimento

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Play Time - Tempo di divertimento
Tempo di divertimentо.png
una scena del film
Titolo originalePlaytime
Lingua originalefrancese
Paese di produzioneFrancia, Italia
Anno1967
Durata126 min
Rapporto1,85:1
Generecommedia
RegiaJacques Tati
SoggettoJacques Tati
SceneggiaturaJacques Tati, Jacques Lagrange e Art Buchwald
ProduttoreBernard Maurice
Casa di produzioneSpecta Films, Jolly Film
FotografiaJean Badal, Andréas Winding
MontaggioGérard Pollicand
MusicheFrancis Lemarque
ScenografiaEugène Roman
CostumiJacques Cottin
TruccoSerge Groffe, Igor Keldich
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Play Time - Tempo di divertimento (Playtime[1] o Play Time[2]) è un film del 1967 scritto, diretto e interpretato da Jacques Tati.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Monsieur Hulot e un gruppo di turisti americani tentano di visitare una Parigi futuristica, caratterizzata da vaste strade a più corsie e da imponenti palazzi d'acciaio dalle linee nette, con vetrate moderne e freddi e artificiosi arredamenti. In questo ambiente, solo l'irrefrenabile anticonformismo della natura umana e una certa nostalgia per i bei tempi andati possono dare un soffio vitale a uno stile di vita urbano altrimenti divenuto sterile.

Analisi[modifica | modifica wikitesto]

Le moderne tecnologie industriali, considerate necessarie dalla società, nella rappresentazione di Tati ostacolano la vita quotidiana e interferiscono con le naturali interazioni umane.

Tempo di divertimento è strutturato in sei sequenze, collegate da due personaggi che si incontrano più volte del corso della giornata: Barbara, una giovane turista americana in visita a Parigi con un gruppo di donne americane per lo più di mezza età, e Monsieur Hulot, un francese un po' stordito e sperso nella nuova modernità di Parigi. Queste le sequenze:

  • L'aeroporto: la comitiva di americane arriva all'ultramoderno e impersonale aeroporto di Parigi Orly.
  • Gli uffici: Monsieur Hulot entra in un grande palazzo di vetro e acciaio per un appuntamento importante, ma si perde nel labirinto di stanze e sale riunioni, finendo in una fiera commerciale di design per moderni arredi d'ufficio, che sono poi gli stessi che si ritrovano in tutto l'edificio e in altri ambienti del film.
  • La fiera delle invenzioni: Monsieur Hulot e le turiste americane assistono alla presentazione degli ultimi ritrovati del mercato, come la porta che sbatte in silenzio e la scopa elettrica con i fanali, mentre la leggendaria bellezza di Parigi passa del tutto inosservata, non fosse per il tipico chiosco di una venditrice di fiori e il riflesso della torre Eiffel in una porta a vetri.
  • Gli appartamenti-vetrina: al calare della sera, Monsieur Hulot incontra un vecchio amico che lo invita nel suo ultramoderno appartamento con la facciata di vetro. L'intera sequenza è girata dalla strada, con la cinepresa che osserva Hulot e gli altri residenti dell'edificio nelle loro attività domestiche.
  • L'inaugurazione del ristorante Royal Garden: questa sequenza occupa quasi tutta la seconda parte del film. All'interno del locale appena inaugurato accadono molti inconvenienti, ma la serata sarà comunque divertente per i numerosi ospiti. Hulot incontra qui numerosi personaggi già incrociati durante il film e altri non ancora apparsi, tra cui un nostalgico cantore di ballate e un borioso e chiassoso uomo d'affari americano.
  • Il carosello delle macchine: Monsieur Hulot acquista due piccoli pensieri per Barbara prima della sua partenza. Nel mezzo di un complesso balletto di automobili, simile a una giostra, il bus delle turiste riprende la strada per l'aeroporto.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Tati veste ancora una volta i panni di Monsieur Hulot, personaggio apparso in alcuni dei suoi precedenti film, tra cui Mio zio e Le vacanze di Monsieur Hulot. Il regista era indeciso se dare a Hulot un ruolo centrale nel film e, incapace di abbandonare del tutto il popolare personaggio, lo fece apparire alternativamente in ruoli da protagonista e da comprimario. Girato in 70 millimetri, Tempo di divertimento va ricordato per l'immenso set fatto appositamente costruire da Tati e per il complesso e sottile umorismo visivo, supportato da un uso creativo degli effetti sonori. I dialoghi sono spesso ridotti a semplice rumore di fondo.

Il film è famoso per il suo enorme set, conosciuto come 'Tativille', la cui costruzione e manutenzione richiesero l'investimento di somme enormi. Alla realizzazione del set parteciparono un centinaio di lavoratori e fu necessario approntare un'apposita centrale energetica. Crisi di budget, complicazioni climatiche e altri disastri dilatarono il tempo previsto per le riprese portandolo a tre anni. Continui sforamenti del budget costrinsero Tati a chiedere ingenti prestiti personali per far fronte alle sempre più alte spese di produzione.

Poiché Tempo di divertimento doveva dipendere prevalentemente dagli sketch visivi e dagli effetti sonori, Tati decise di girare il film in un formato ad alta risoluzione 70 mm e con una colonna sonora stereofonica a 5 canali piuttosto complessa per quel tempo.

Per questioni di risparmio, alcune delle facciate e degli interni del set dell'aeroporto erano in realtà enormi fotografie (che comportavano anche il vantaggio di non riflettere la camera o le luci). Così anche i paesaggi che Barbara vede riflessi nella porta a vetri sono fotografie. Tati utilizzò più volte delle silhouette a grandezza naturale di persone al posto delle comparse, come si può notare in certe cabine del labirinto di uffici che Hulot osserva dall'alto e in lontananza sullo sfondo di certe sequenze.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Restauro[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato restaurato nel 2002 da François Ede. L'operazione è costata più di 800.000 euro. Invece nel 2013 è stato restaurato in digitale [4K] dalla Cinémathèque française.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Paolo Mereghetti, Il Mereghetti, Dizionario dei film, B.C. Dalai, 2011
  2. ^ Morando Morandini, Il Morandini, Dizionario dei film, Zanichelli, 2011

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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