Statua del Redentore (Maratea)

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Maratea.

Vista frontale della statua.

La Statua del Cristo Redentore è un’imponente scultura eretta a Maratea (PZ) in Basilicata, nel 1965, sulla cima del monte San Biagio .

Il monumento fu voluto e finanziato dal Conte Stefano Rivetti di Val Cervo, industriale piemontese, che ne commissionò la realizzazione allo scultore fiorentino, Prof. Bruno Innocenti.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'Ideatore[modifica | modifica wikitesto]

L’idea di edificare la statua del Cristo Redentore sul Monte San Biagio di Maratea fu del Conte Stefano Rivetti di Val Cervo, il quale, durante un viaggio in Brasile, sorvolando Rio de Janeiro rimase colpito dal Cristo de Corcovado e, appena rientrato in Italia, commissionò al prof. Bruno Innocenti, cattedratico di scultura all’Istituto d’Arte di Firenze, la realizzazione di una grande statua del Cristo Redentore, oggi divenuta il simbolo di Maratea. [2]

Stefano Rivetti giunse a Maratea nel 1953 con l’intento di avviare un’attività industriale incentivata dalla Cassa del Mezzogiorno, realizzando così un famoso distretto manifatturiero con complessi dislocati tra Maratea e Praia a Mare. Inoltre, creò, in zona, la più moderna azienda zootecnica, ortofrutticola e florovivaistica del sud denominata “Pamafi”.

Il Conte Stefano, personalità colta, poliedrica e versatile, amante dell’arte, del bello e della natura, intuendo le potenzialità e la vocazione turistica del centro tirrenico, intraprese varie iniziative tese al lancio di Maratea nel panorama turistico nazionale ed internazionale di quegli anni costruendo anche uno dei più suggestivi e lussuosi alberghi italiani, il “Santavenere Hotel” ed istituendo la prima “Azienda Turistica” del sud.

Negli anni sessanta ideò e fu presidente del “Consorzio per il Nucleo di Sviluppo Industriale” di cui fecero parte i diversi Comuni del Golfo di Policastro, nell’intento di programmare e realizzare interventi infrastrutturali, quali porti, strade, viadotti, per agevolare sia lo sviluppo turistico che nuovi insediamenti industriali.

La grande statua del Cristo Redentore, che il conte Stefano Rivetti donò alla popolazione di Maratea con atto ufficiale, manifesta la sua profonda fede religiosa unita all’amore che ebbe per questa terra.[3]

Lo scultore[modifica | modifica wikitesto]

Bruno Innocenti nacque a Firenze il 7 febbraio 1906.

Innocenti fu allievo di Libero Andreotti, di cui divenne assistente e, alla sua morte, gli successe come cattedratico di scultura all’Istituto d’Arte di Firenze, dove continuò a insegnare fino al 1975.

Dal 1925 partecipò a varie rassegne in Italia (Firenze, Torino, Milano, le Quadriennali di Roma e le Biennali di Venezia) e all’estero (Parigi, Nizza, Atene, Monaco, Vienna, Varsavia, Bucarest, Budapest, Sofia, Sydney, Düsseldorf, New York, Sudafrica). Nel 1938 la Biennale di Venezia gli dedicò una sala.

Nel 1946 soggiornò a New York per circa un anno, dove tenne una personale alla Architectural League. Alcuni anni dopo espose ancora nella città, al Metropolitan Museum.

A partire dagli anni Cinquanta decise di spospendere l’attività espositiva e si dedicò completamente alla propria produzione artistica e all’insegnamento. Lavorò anche ad alcuni monumenti importanti italiani, tra cui il Palazzo di Giustizia di Milano, nella sede della "Stazione Centrale" di Milano, molti crocefissi per il Palazzo di Giustizia di Pisa, la campana “Assunta” del Campanile di Giotto a Firenze, opere di carattere funerario in Italia e negli Stati Uniti; e la statua del Cristo Redentore a Maratea.

Nel 1971 ricominciò ad esporre, questa volta nella Galleria La Gradiva di Firenze e durante alcune rassegne in Francia. Partecipò fra l'altro, alla mostra del Bronzetto di Padova. Nel 1985 l’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, di cui era accademico residente, organizzò una mostra di suoi disegni e sculture.

Innocenti morì a Firenze nel 1986. In seguito alla sua morte, diverse sue opere hanno partecipato alla mostra “Tridente Tre” nella Galleria dell’Oca di Roma e nel 1991 Il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, che aveva ricevuto dallo scultore una donazione di circa 900 suoi disegni degli anni venti, ha organizzato nel 1991 una mostra di sue opere, tra disegni e sculture.

Nel foyer del Teatro Comunale di Firenze è stato recentemente restaurato un grande fregio, "Apollo e le Muse", eseguito da Innocenti nel 1933.

Negli ultimi anni le sue opere sono state esposte in diverse mostre a Milano, Faenza, Montopoli, San Miniato, Bologna, Mesola e Firenze e in mostre personali a Firenze, Parigi e ancora San Miniato.[4]

La statua e le motivazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il conte Stefano Rivetti e il maestro Bruno Innocenti ebbero frequenti e proficui scambi di idee circa il significato che la statua doveva esprimere. La statua, osservata dalla lunga distanza, doveva sembrare rivolta verso il mare, ma, di fatto, guardare l’entroterra e la basilica e rivolgersi all’umanità innanzitutto perché:

“Dio si è fatto uomo per noi.”

L’assenza di piedistallo perché:

“Gesù si è fatto umile per stare con noi ed insieme a noi.”

I piedi nudi sulla terra, sui sassi perché:

“Gesù è venuto povero, ma ci indica la via.”

Le braccia aperte in un ampio gesto di invocazione al cielo perché:

“Cristo nella sua infinita misericordia ci unisce a Dio onnipotente.”

Il volto giovane, sereno, senza ombra di sofferenza, senza tempo:

“Cristo è la Risurrezione.”

La tunica e il movimento del piede sinistro – lasciato visibile - posto in avanti, dona slancio e dolcezza alla statua rispetto alle prospettive dell’osservatore. Le braccia in alto e leggermente piegate, con un accenno di manto sulle spalle, fanno sì che in lontananza nulla venga lasciato trasparire circa la direzione del volto.[5]

Infine, nell’intento del Conte Rivetti, il monumento, in quel sito ed in quella posizione, doveva  rappresentare la rinascita di Maratea e del sud che tanto amava.

Costruzione della statua[modifica | modifica wikitesto]

L'ideazione, lo studio e la costruzione della statua richiesero 8 anni di lavoro.

Nel 1957 il Conte Rivetti commissiona all’artista Bruno Innocenti la realizzazione dell'imponente statua del Redentore sulla cima del Monte San Biagio. Da qui in poi iniziano i primi viaggi dello scultore a Maratea per effettuare sopralluoghi, concepire e studiare la realizzazione del Cristo.

“Le prime idee della statua le ho maturate nel 1957, attraverso studi e schizzi eseguiti sul posto e dopo attenta valutazione di tutte le caratteristiche locali. L’inserimento nel paesaggio (in quel tipico paesaggio) di un’opera di mole così gigantesca, è stato il motivo sul quale si sono basati maggiormente i miei studi preliminari”. [B. Innocenti]

Nel 1960 vengono creati i primi bozzetti dell’altezza di metri 1,20, fino ad arrivare all'ingrandimento con conseguente elaborazione del bozzetto prescelto alla misura di 5 metri, cioè ¼ delle dimensioni definitive di 21 metri.

Il 1961 il suddetto “bozzettone” di 5 metri viene suddiviso in dodici pezzi, al fine di ricavarne le misure definitive e le rispettive forme in gesso.

Il 7 dicembre 1963 il Consiglio Comunale di Maratea approva l’installazione della statua del Cristo Redentore al posto di una Croce commemorativa posta sul monte, che viene spostata in un altro sito.

Nel 1964 viene affidato alI'Ing. Luigi Musumeci lo studio e il progetto strutturale e portante della grande statua, il quale inzia la costruzione dell' armatura in calcestruzzo e ferro, fissata alle fondamenta scavate nella roccia della montagna con l’utilizzo di oltre 14 tonnellate di ferro che divennero lo scheletro portante dell’opera.

Nello stesso anno vengono trasportati a Maratea, centinaia di frammenti di forme in gesso di varie dimensioni preparate appositamente per la gettata sul posto.

Nel settembre del 1964 si ha l'inizio della gettata della statua con un candido conglomerato di marmo e cemento.

Nel 1965 invece, inizia la scalpellatura di tutta la superficie della statua realizzata personalmente da Bruno Innocenti.[6]

Prima della Statua del Redentore[modifica | modifica wikitesto]

Sul monte San Biagio si ergono le rovine della città antica di Maratea, oggi disabitata. Nel 1806 l’antica cittadella fortificata fu attaccata e distrutta da un contingente di quattromilacinquecento soldati francesi. Nel 1907, tale evento venne ricordato con l’installazione di una croce in ferro, posta sul punto più alto del monte. Questa croce veniva continuamente ripristinata poiché, attirando i fulmini, veniva spesso danneggiata.

Nel 1941 il podestà, poi Sindaco di Maratea, Biagio Vitolo, fece costruire una nuova croce commemorativa in cemento, da installare al posto di quella in ferro. L’opera fu realizzata in concomitanza con la prima strada rotabile che saliva alla basilica di S. Biagio.

Nel 1965 la croce commemorativa in cemento venne spostata per fare posto alla statua del Cristo di Maratea.[7]

Lapide commemorativa Alle spalle del Cristo si snoda un belvedere da cui si ammira gran parte della costiera di Maratea. Proprio sotto le spalle della statua è posta una piccola lapide, con caratteri a rilievo, che recita l'epigrafe in latino:

(LA)

« Deo Gratias Agens / Stephanus Rivetti / Valcervus Comes / Hoc Simulacrum / Posuit / A. D. MCMLXV »

(IT)

« Fautore della grazia di Dio / Stefano Rivetti / conte di Val Cervo / questo simulacro / pose / anno del Signore 1965 »

Approfondimento

Secondo una testimonianza lasciata scritta da Bruno Innocenti la statua «vuole significare la rinascita, la speranza nuova indicataci dal Cristo Risorto. Il punto d'incontro delle nostre aspirazioni migliori e lui, divinamente ritornante, spaziante nei cieli e in cammino, sempre, verso di noi. Il Redentore, con il largo gesto al cielo e con lo sguardo fisso ai fedeli, presenti nell'ignoto momento della loro esistenza, è legato al Padre Celeste nella benedizione che sta per essere impartita, mentre ancora una volta poggia il piede su questa terra che fu spettatrice della sua crocifissione. Ma in virtù della sua infinita capacità di perdono,niente traspare della tragedia vissuta. Ora è serenità, speranza, perdono luminoso e confortante a venirci incontro: un Gesù giovane, senza tempo, mondo da ogni effimera apparenza terrena. Divinamente nuovo come il simbolo incarnato della seconda parte della Santissima Trinità, l'Umano e il Divino non più contaminati dall'uomo.» Fermo su questo concetto, lo scultore sentì il bisogno «che l'opera nascente in un clima di sintesi, semplice ed espressiva, e che non vi fossero compiacenze a dettagli formali intesi a richiamare alla mente immagini di culto convenzionali.» Innocenti scrisse di volere che il simbolismo dell’opera fosse «il più possibile contenuto ed essenziale, perché, nelle dimensioni della statua, ritengo sarebbero stati controproducenti atteggiamenti e dettagli che avessero richiamato una realtà spicciola, contingente, minutamente reale. La statua sorgerà candida sulla cima del Monte S. Biagio, imponente, ma discreta; non un urlo dal mare verso le valli, ma un pacato richiamo ad accogliere e a raccogliere, a rinfrancare la speranza.»

[8]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento si trova edificato sulla punta più alta del monte S. Biagio, la cui cima si allunga verso il mare sporgendo a strapiombo per diverse centinaia di metri sovrastando il porto di Maratea.

La statua è alta, dai piedi alla cima della testa, 21,20 metri. L’apertura delle braccia arriva a 19,75 metri circa, la testa misura 3 metri di altezza, dal mento al cranio. Il peso del complesso è stato calcolato intorno alle 500 tonnellate.[9]

All’interno della statua è inserita una scala in ferro, che parte dalle fondamenta fino ad arrivare ad una apertura invisibile da terra, punto in cui è collocato il parafulmine.

La scala ha l’esclusiva funzione di rendere possibili saltuari accessi per la manutenzione della statua e per monitorare la funzionalità del parafulmine.

A quel tempo la Statua era, per dimensioni, seconda al mondo dopo il Cristo di Rio de Janeiro.

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Il volto del Cristo Redentore è vistosamente differente dalla classica iconografia di Gesù. La testa della statua ha i capelli corti, e la barba è appena accennata. Le braccia sono spalancate in un gesto che richiama la preghiera del Padre Nostro, con il braccio destro leggermente più in alto di quello sinistro.

Innocenti fu attento a far sì che la figura della statua non costituisse un corpo estraneo nell'ambiente circostante, ma che anzi si amalgamasse il più possibile con il panorama. Anche il colore e le linee architettoniche non furono create in modo arbitrario, ma anzi richiamano elementi della natura marateota.

« Il candore della materia che la comporrà potrà richiamare alla mente le note di bianco su cui martella il mare nelle molteplici insenature dei golfi vicini, dove i bianchi ghiaioni contrastano fortemente con il colore incomparabile di questo mare e con il verde lussureggiante delle pendici digradanti. E le linee di forza della statua mi sono state evocate dalle possenti torri costiere qui disseminate come fari. »
(Bruno Innocenti)

[10]

Secondo Marco Fagioli, biografo e critico dell'artista fiorentino, l'aspetto del Cristo di Maratea assomiglia a quello che Innocenti, nella sua produzione, riservò alla rappresentazione degli angeli.[11]

Il Cristo nella letteratura e nei media[modifica | modifica wikitesto]

Il poeta marateota Pasquale Epifanio Iannini dedicò al monumento una breve poesia in occasione del completamento dei lavori di costruzione.

"Or sorge là sul monte il Redentore

Con le sue dive braccia al Ciel levate

Come se sollevasse il mondo e amore

Movesse e il suo desio in ansie alate,

Per la perenne pace in ogni cuore

Or sorge a Maratea su le ornate

Balze ridenti di ginestre in fiore

E villaggi ed il mare e le sacrate

Mura della Basilica, il Signore

Risveglio al divo sol della bufera

E nell’aer sereno in suo candore

Nel nome celestiale, o grande Autore,

Che a Lui or tutti inviti alla preghiera.[12]

Un’altra poesia è stata, più recentemente, scritta dal poeta Salvatore Cirigliano. In questa poesia, in rima baciata, vengono esaltate le figure di Innocenti e di Rivetti, ed il Redentore è descritto «con le braccia aperte al cielo, verso il Creatore / coi piedi sulla terra, accogliendo il peccatore».[13]

La statua del Redentore è uno dei simboli più conosciuti di Maratea. Appare mediaticamente nei loghi e simboli di molte associazioni marateote, prima tra tutte la locale Pro Loco. Essa è anche spesso ritratta nelle opere letterarie e cinematografiche ambientate nella cittadina lucana.

Letteratura e poesia[modifica | modifica wikitesto]

Nel racconto Simultaneo di Ingeborg Bachmann, la protagonista si trova al cospetto del Redentore dopo essere stata accompagnata in cima al monte dal suo compagno. Nel racconto, il Cristo di Maratea diventa l'immagine di un giudice, che schiaccia la protagonista, fiera femminista, in una “realtà patriarcale”.

« Lui la guidò allungo su un sentiero di sassi, cosparso di radi ciuffi d’erba; il sentiero avanzava in salita verso la sommità delle rocce, incontro all’abisso. Lei coi suoi sandali scivolava e cercava di tenere il passo, poi alzò gli occhi e la vide, era una enorme, gigantesca figura di pietra, avvolta in una lunga veste, con le braccia allargate, e loro si stavano avvicinando alla sua schiena. Non riuscì ad aprir bocca, guardò ancora l’impressionante, incredibile figura che aveva visto su una cartolina in albergo, il Cristo di Maratea, ma ora era stagliato contro il cielo, e li si fermò. (…) Si lasciò scivolare giù dalla pietra e si stese sulla terra, le braccia allargate, crocifissa su quella roccia, minacciosa, senza riuscire a togliersela dalle testa. (…) Quando avviò la macchina e si voltò, le venne in mente qualcosa, disse come per caso, che strana idea, però, mettere lì una statua così terrificante, l’hai vista? »
(Bachmann, pagg. 38-40.)

Il Cristo di Maratea appare anche ne Il testimone di pietra, racconto giallo firmato da Raffaele Ruggiero nel 2008.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Il Cristo Redentore è apparso in due film di produzione italiana, Ogni lasciato è perso di Piero Chiambretti e Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo.

Nel primo film, il protagonista sale in cima al monte per chiedere una grazia alla gigantesca statua.[14] Nel film di Papaleo invece la statua apre il primo fotogramma del film, e la sua immagine è stata utilizzata anche nella locandina del lungometraggio.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica a 360° presso il Cristo.
  • Il corpo della statua è curvato leggermente in avanti, in modo tale da creare un'illusione ottica che dà l'impressione, osservandola da lontano, che il monumento abbia lo sguardo rivolto al mare, mentre nella realtà guarda in direzione della basilica di S. Biagio e dell'entroterra.
  • Nel 2004 si è costituita la Fondazione Cristo di Maratea Onlus per iniziativa di Chiara Rivetti di Val Cervo, figlia di Stefano. La Fondazione Cristo di Maratea, senza scopo di lucro, ha l'obiettivo di cooperare alla manutenzione, alla tutela e alla valorizzazione della Statua del Cristo, elemento di forte attrazione del turismo culturale e religioso.[15]
  • Nel 2009 una ripresa area della statua è stata usata nella pubblicità della Settimana della Cultura.
  • Nel 2011 si è costituito in Maratea un comitato per l'organizzazione dei festeggiamenti del cinquantenario della statua.
  • Nel 2013, dal 23 al 28 luglio, in occasione della “Giornata mondiale della Gioventù”, tenutasi a Rio de Janeiro, Maratea, grazie alla presenza della Statua del Cristo Redentore –creando un “ponte” ideale con il Cristo do Corcovado -  è stata scelta tra le poche tappe italiane per i giovani che non potevano raggiungere la città brasiliana sede dell’evento.
  • Nel 2014 è stato aperto dalla Fondazione Cristo di Maratea Onlus il sito cristodimaratea.it, dove è possibile reperire corrette e documentate informazioni storico-artistiche, immagini, curiosità ecc. sulla nascita e la costruzione della Statua.
  • Nel 2015, il 14 giugno, a Maratea è stata celebrata la “Festa del Redentore”, in onore del cinquantenario della Statua del Cristo, un evento che si è concluso con un concerto di musica da camera nella Piazza “Mercato” a Maratea con la partecipazione e l'esibizione di Katia Ricciarelli.[16]
  • Nel 2015 la statua del Cristo si è aggiudicata il certificato di eccellenza di Tripadvisor, con 497 recensioni di cui 308 “eccellenti” e 148 “molto buono” e il primo posto nella sezione attrazioni a Maratea.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le motivazioni, cristodimaratea.it.
  2. ^ L'idea, cristodimaratea.it.
  3. ^ Contesto Storico, cristodimaratea.it.
  4. ^ Cenni, cristodimaratea.it.
  5. ^ Chiara Rivetti di Val Cervo Elek, Cristo Redentore di Maratea, Zaccara Editore, 2013, p. La Luce.
  6. ^ I tempi, cristodimaratea.it.
  7. ^ Josè Cernicchiaro & Mimmo Longobardi, Pietre nel Cielo: il Castello di Maratea, Lagonegro, Tipografia Zaccara, 1988, p. 17.
  8. ^ Domenico Damiano, Maratea nella storia e nella luce della fede, Sapri, Tipografia S. Francesco, 1965.
  9. ^ Progetto, cristodimaratea.it.
  10. ^ Domenico Damiano, Maratea nella storia e nella luce della fede, Sapri, Tipografia S. Francesco, 1965, p. 110.
  11. ^ Marco Fagioli, Bruno Innocenti: l’anima e la forma, Firenze, Aion, 2006, p. 35.
  12. ^ Basilica – Santuario di S. Biagio, 1965, 6, pag. 4.
  13. ^ Salvatore Cirigliano, Il Cristo di Maratea, Maratea, 2010.
  14. ^ Basilicata in Scena, pag. 16 (PDF), aptbasilicata.it.
  15. ^ cristodimaratea.it, http://www.cristodimaratea.it/mobile/fondazione-IT.html .
  16. ^ comune.maratea.pz.it, http://www.comune.maratea.pz.it/pagina17_ricerca-eventi.html .

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ingeborg Bachmann, Tre sentieri per il lago e altri racconti, Adelphi Editore, 1994.
  • Josè Cernicchiaro & Mimmo Longobardi, Pietre nel Cielo: il Castello di Maratea, Lagonegro, Tipografia Zaccara, 1988.
  • Domenico Damiano, Maratea nella storia e nella luce della fede, Sapri, Tipografia S. Francesco, 1965.
  • Marco Fagioli, Bruno Innocenti: l’anima e la forma, Firenze, Aion, 2006.
  • Tina Polisciano, Maratea Città del Redentore, Lagonegro, Zaccara, 2013.
  • Chiara Rivetti di Val Cervo Elek (a cura di), Cristo Redentore di Maratea, Zaccara Editore, 2013.