Spreco alimentare

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Un manifesto contro lo spreco alimentare fatto circolare durante la Seconda guerra mondiale negli Stati Uniti d'America

Lo spreco alimentare è il fenomeno della perdita di cibo ancora buono per essere consumato da esseri umani, che si ha lungo tutta la catena di produzione e di consumo del cibo.

Si stima che, ogni anno, un terzo di tutto il cibo prodotto per il consumo dell'uomo vada sprecato.[1] Soprattutto nei paesi ricchi, una grande parte di cibo ancora buono viene sprecato direttamente dai consumatori. Mentre un'altra grandissima parte del cibo si spreca durante tutto il processo di produzione degli alimenti. Dalla produzione agricola alla lavorazione, alla vendita ed alla conservazione del cibo.[2]

C'è molta differenza tra i paesi ricchi e quelli più poveri, nei paesi in via di sviluppo infatti lo spreco alimentare domestico è quasi nullo, la maggior parte del cibo viene sprecato durante le fasi intermedie di produzione o per problemi di conservazione. Secondo quanto stima l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) in media una persona che vive in Europa o in Nord america spreca intorno ai 95–115 kg all'anno, mentre nell'Africa subsahariana intorno ai 6–11 kg all'anno.[3]

In termini di impatto ambientale si tratta di un problema enorme. Le perdite di cibo e lo spreco alimentare in generale rappresentano un grandissimo spreco di risorse usate per la produzione come l'energia, l'acqua[4] e la terra.[3][5] Produrre cibo che non sarà consumato porta a sprechi non necessari di fonti fossili,[6] largamente impiegate per coltivare, spostare, processare il cibo, insieme al metano prodotto dalla digestione anaerobica che si ha quando i rifiuti alimentari vengono buttati in discarica.[7] Queste emissioni contribuiscono in maniera cruciale al cambiamento climatico. In quanto ad emissioni di anidride carbonica, che la FAO stima essere circa 3,3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, si calcola che se lo spreco alimentare fosse uno stato, dopo Stati Uniti e Cina, sarebbe al terzo posto tra i paesi che ne emettono di più.[8] Oltre che per le emissioni, lo spreco di cibo è responsabile di una deforestazione sempre maggiore, che porta a una grossa e inutile perdita in termini di biodiversità.[9][10]

Esistono numerose possibilità di riduzione dello spreco alimentare, soluzioni e miglioramenti di tutta la catena di produzione e consumo del cibo. Dall'investire nelle infrastrutture per la conservazione post raccolta, all'aumentare la coscienza dei consumatori.[11] Il cibo che sta per essere sprecato, per esempio, può essere rediretto ad associazioni di carità che lo possono distribuire a che ne ha bisogno. Se il cibo non è più buono per il consumo umano, può essere utilizzato come nutrimento per il bestiame e diventare così un'ottima alternativa alla produzione di mangimi per gli animali. Non coltivare cibo che verrebbe successivamente sprecato resta comunque la soluzione migliore, che porterebbe ad una riduzione drastica delle emissioni dovute a questo fenomeno.[11]

Negli ultimi anni il movimento contro lo spreco alimentare e la coscienza generale riguardo a questo problema si è molto diffusa grazie alle tante associazioni ambientaliste e culinarie che hanno portato avanti campagne di sensibilizzazione e progetti per ridurre lo spreco.[12] Alcune tra le campagne più conosciute sono le Disco Soupe[13] e Feeding the 5000[14], eventi nei quali si cerca di sensibilizzare le persone dimostrando quanto cibo ancora buono venga buttato intorno a loro.

Definizioni amministrative e normative[modifica | modifica wikitesto]

Il problema dello spreco alimentare è un problema emergente, molto complesso e articolato, non comprende solo lo spreco domestico, ma tutte le fasi di produzione, lavorazione e conservazione del cibo. Molto spesso, nella letteratura scientifica, si utilizzano indistintamente ii termini "rifiuto alimentare" o "spreco alimentare", problema dovuto alla traduzione dall'inglese di "waste" (che può significare sia rifiuto che spreco).[2]

Estensione del fenomeno[modifica | modifica wikitesto]

Storia dello spreco alimentare[modifica | modifica wikitesto]

Cause[modifica | modifica wikitesto]

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Lavorazione[modifica | modifica wikitesto]

Vendita[modifica | modifica wikitesto]

Spreco causato da standard estetici[modifica | modifica wikitesto]

Consumo[modifica | modifica wikitesto]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Problemi ambientali[modifica | modifica wikitesto]

Problemi sociali[modifica | modifica wikitesto]

Soluzioni allo spreco[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ FAO 2011, p. 4
  2. ^ a b ISPRA 2017, p. 10.
  3. ^ a b FAO 2011, p. 5.
  4. ^ Globalmente, il consumo di acqua destinato a coltivare cibo che verrà sprecato è di circa 250 km3, l'equivalente della portata annuale del fiume Volga e tre volte il volume del Lago di Ginevra. (FAO 2013 p.6)
  5. ^ Il cibo sprecato occupa 1.4 miliardi di ettari di terra; all'incirca il 28% dei terreni coltivati nel mondo. (FAO 2013 p.6)
  6. ^ FAO 2011, p. 1.
  7. ^ FAO 2013 - Toolkit, p. 87.
  8. ^ ISPRA 2017, p. 6.
  9. ^ FAO 2014, p. 44.
  10. ^ ISPRA 2017, p. 15.
  11. ^ a b ISPRA 2017, p. 26.
  12. ^ FAO 2013 - Toolkit, p. 21.
  13. ^ Elizabeth Royte, National Geographic Italia, marzo 2016, p. 14.
  14. ^ FAO 2013 - Toolkit, p. 22.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Ed. italiana: Tristram Stuart, Sprechi. Il cibo che buttiamo, che distruggiamo, che potremmo utilizzare, Mondadori, 2009, pp. 358 pp., ISBN 88-6159-379-8.
  • Giulio Vulcano, Lorenzo Ciccarese, Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali – Rapporto di sintesi, ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Rapporti 267/2017, 2017, pp. 74 pp., ISBN 978-88-448-0834-1.
  • Elizabeth Royte, Meno spreco, meno fame. Ogni anno nel mondo viene buttato via circa un terzo del cibo, spesso per motivi estetici. Quel cibo potrebbe sfamare due miliardi di persone., in National Geographic Italia, Vol 37,3, Marzo 2016, pp. 2-27.
  • Andrea Segrè, Spreco, Rosenberg & Sellier, 2014, pp. 128 pp., ISBN 978-88-7885-250-1.
  • Andrea Segrè, Last minute market. La banalità del bene e altre storie contro lo spreco, in Studi e ricerche, Pendragon, 2010, pp. 118 pp., ISBN 978-88-8342-830-2.
  • Andrea Segrè, Vivere a spreco zero. Una rivoluzione alla portata di tutti, in I grilli, Marsilio, 2013, pp. 160 pp., ISBN 978-88-317-1583-6.
  • Andrea Segrè, Cucinare senza sprechi. Contro lo spreco alimentare: azioni e ricette, in Il lettore goloso, Ponte alle Grazie, 2012, pp. 151 pp., ISBN 978-88-6220-621-1.

Internazionale[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Documentari[modifica | modifica wikitesto]

Video[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]