Gli Scooters

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Scooters
Paese d'origineItalia Italia
GenereBeat
Periodo di attività musicale1959 – 1971
EtichettaJolly, Victory
Album pubblicati3
Studio2
Live1

Gli Scooters sono stati un gruppo musicale italiano di musica beat nato nel 1959 con il nome I 4 Assi. La band cambiò poi nome in Freddy e i 4 assi e Fred e i 4 assi, per poi assumere il nome di Scooters.

Hanno inciso anche un album e due 45 giri con la denominazione Planetarium[1][2].

Storia degli Scooters[modifica | modifica wikitesto]

1959-1964: Dai 4 Assi a Tu sai perché[modifica | modifica wikitesto]

I 4 assi con Dino Crocco alla batteria nel film Il sorpasso

Il gruppo si forma nel 1959 ad Ovada, su iniziativa del batterista Dino Crocco, con la denominazione "I 4 Assi"; con l'ingresso di Alfredo Ferrari detto Fred, il nome del gruppo diventa dapprima "Fredo e i quattro assi", poi "Freddy e i 4 assi" e poi "Fred e i 4 assi". Crocco non è alla prima esperienza musicale: pur lavorando al bar La Tavernetta di Ovada, già nel 1956 forma un gruppo, i Quighem, con cui si esibisce nei locali delle vicinanze.

In breve tempo i cinque iniziano a suonare, dapprima al Lavagello, noto locale di Castelletto d'Orba, e presto in tutta Italia, eseguendo cover di brani di rock 'n' roll e ballabili, arrivando persino a suonare al Rupe Tarpea, celebre locale di Roma.

Vengono quindi notati da Walter Guertler che, nel 1964, propone loro un contratto per una delle sue etichette, la Jolly: il debutto discografico avviene all'inizio del 1965 con il loro primo 45 giri, Tu sai perché/Non ascoltare, inciso con la nuova denominazione "Dino e i 4 assi": il disco però non riscuote successo e passa inosservato.

1965-1970: Gli Scooters[modifica | modifica wikitesto]

Preparano poi una nuova canzone, La motoretta, e per il lancio decidono di cambiare nuovamente nome, questa volta in Scooters per una questione di "sponsor" e i componenti definitivi rimangono Dino Crocco, Mirko Mazza, Fred Ferrari, Franco Sorrenti e Mario Bocca. Il brano partecipa a Un disco per l'estate 1966, arrivando fino alla seconda fase, e spalanca al gruppo le porte del successo riuscendo a vendere il milione di copie[3]: presentano il brano in molti programmi televisivi, tra cui 99...100: chi è fuori è fuori chi è dentro è dentro, condotto da Franco Migliacci.

Nello stesso anno pubblicano un altro brano di successo, Una minigonna: la canzone diventa per due anni consecutivi la sigla del programma televisivo della BBC International cabaret, in cui presentano anche altri loro brani ed alcuni sketch comici, in linea con lo stile dei testi delle loro canzoni, che hanno spesso caratteristiche giocose e, a volte, pseudodemenziali.

Partecipano a Un disco per l'estate 1967 con Mi seguirai, di Fred Ferrari e Franco Sorrenti, canzone nello stile dei Beach Boys. La stessa canzone venne poi ripresa dai Tremeloers in Inghilterra con il nome "Be Mine"

L'anno successivo partecipano al Cantagiro 1968 con La figlia del re del pomodoro, nata per gioco sempre da Fred e Franco e ritornano a Un disco per l'estate 1968 con Se fossi re che riuscì a vendere tre milioni di copie[4]; sempre nello stesso anno partecipano al film Il professor Matusa e i suoi hippies, di Luigi De Maria, insieme ad altri cantanti come Caterina Caselli, Little Tony e Riki Maiocchi, eseguendo la canzone Le pigne in testa.

Dopo il cambio di casa discografica ed il passaggio alla Victory pubblicano il primo album; continuano a suonare in molti locali, tra cui la Capannina di Forte dei Marmi, ed il concerto, registrato, diventa il loro secondo album.

Si sciolgono alla fine degli anni settanta, dopo altre incisioni a carattere melodico ed una lunga tournée in Argentina diventati famosi al Mar del Plata allo storico locale "L'enterprise" con due composizioni in particolare "Nace una Vida" e "El Poeta" di Franco Sorrenti.

Dopo gli Scooters[modifica | modifica wikitesto]

Dino Crocco, Fred Ferrari e Franco Sorrenti restano nel mondo musicale: il primo dedicandosi al liscio, pubblicando vari album con l'orchestra di Cesare Marchini (di cui faranno parte per un periodo anche Mario Bocca e Mirko Mazza degli Scooters) e poi da solista, ciò parallelamente alla carriera di conduttore televisivo sulle reti Telecity; il secondo si dedicherà alla composizione per molti artisti (tra cui Mia Martini, Gilda Giuliani ed Ornella Vanoni), avrà collaborazioni concertistiche con il Teatro "Carlo Felice" di Genova, e con l'Orchestra Classica di Alessandria e di Savona; il terzo si trasferirà a Reggio Calabria, sua città natale, fino alla metà degli anni '90 per poi, dopo aver fatto diversi lavori non andati a buon fine, tornare ad imbracciare nuovamente la sua chitarra per suonare dapprima a Roma, in alcuni locali e successivamente in Giappone, dove continuerà a suonare scrivendo testi in lingua spagnola e suonando nei locali le musiche stile Gipsy King che tanto piacevano ai giapponesi.

I membri della band decedono tutti tra il 1999 ed il 2015: Mirko Mazza è morto l'8 maggio 1999 a 61 anni, Franco Sorrenti è morto il 17 febbraio 2002 in Giappone a 61 anni, Alfredo Ferrari è morto il 18 gennaio 2009 a 67 anni[3], Dino Crocco è morto l'11 agosto 2010 a 78 anni[4] e Mario Bocca è morto il 27 luglio 2015 a 75 anni. In seguito alla scomparsa di tutti i componenti sono stati realizzati avvenimenti in ricordo della band, in particolare nel 2016 Marcello Crocco e Kenneth Mazza, figli di Dino e Mirko, hanno organizzato la prima serata musicale omaggio al gruppo degli Scooters, tenutasi ad Ovada[5].

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Membri principali[modifica | modifica wikitesto]

Altri membri[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album[modifica | modifica wikitesto]

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Autori Vari (a cura di Gino Castaldo), Dizionario della canzone italiana, Curcio editore, 1990; alla voce Scooters, di Dario Salvatori, pagg. 1572-1573
  • Cesare Rizzi (a cura di), Enciclopedia del rock italiano, Milano, Arcana, 1993, ISBN 8879660225. pg. 336
  • Claudio Pescetelli, Una generazione piena di complessi, editrice Zona, Arezzo, 2006; alla voce Scooters, pagg. 137-138
  • Alessio Marino, Popzzolo. Viaggio fra i complessi beat e pop degli anni '60 e '70 del basso alessandrino, (vol.3) edizione I libri della Beat Boutique 67, 2009, pagg. 5-6
  • Alessio Marino, Viguzzolo Beat Festival, (vol.5) edizione I libri della Beat Boutique 67, 2009, [include biografia e foto inedite]
  • Alessio Marino, Intervista a Dino Crocco, pubblicata in BEATi voi! nº 5, 2010, Beat boutique 67, pagg. 50-59

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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