Rallus indicus

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Porciglione guancebrune
RallusIndicusNeale.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Ordine Gruiformes
Famiglia Rallidae
Genere Rallus
Specie R. indicus
Nomenclatura binomiale
Rallus indicus
Blyth, 1849

Il porciglione guancebrune (Rallus indicus Blyth, 1849), detto anche porciglione orientale, è un uccello della famiglia dei Rallidi originario delle regioni comprese tra la Siberia orientale e il Giappone[2].

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Il rallo guancebrune presenta, oltre a un piumaggio diverso da quello della specie eurasiatica, il porciglione eurasiatico (R. aquaticus), un richiamo differente. Tuttavia, fin dalla sua prima descrizione, nel 1849, è sempre stato considerato una sottospecie di quest'ultimo. Il primo a trattarlo come specie a parte, nel 1898, fu W. T. Blanford, nella prima edizione di Fauna of British India[3]; successivamente, nella seconda edizione dell'opera (1929), E. C. Stuart Baker tornò a considerarlo una sottospecie[4]. Da allora, questo taxon è stato nuovamente considerato come specie distinta da Pamela Rasmussen nel suo Birds of South Asia (2005). La Rasmussen, esperta di avifauna asiatica, ha denominato il R. indicus «porciglione orientale» per differenziarlo dal R. aquaticus, il «porciglione occidentale»[5][6]. Questa suddivisione non è stata riconosciuta da molti studiosi, ma è stata seguita in Birds of Malaysia and Singapore (2010)[7]. Tuttavia, nel 2010, uno studio di filogenesi molecolare ha aggiunto nuove prove allo status specifico di R. indicus, dimostrando che si è separato dalle sottospecie occidentali attorno ai 534.000 anni fa. Nel corso dello stesso studio è stato inoltre scoperto che le altre tre sottospecie di porciglione sono semplici varianti geografiche, da riunire tutte in R. a. aquaticus.[8].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il porciglione guancebrune misura circa 28 cm di lunghezza. Si differenzia dal porciglione eurasiatico per la colorazione più chiara delle regioni superiori, per le regioni inferiori di colore marrone, invece che blu-ardesia, e per una striscia marrone attraverso l'occhio. Rispetto al Rallus aquaticus korejewi, la sottospecie orientale di porciglione eurasiatico, ha una colorazione generale più scura, la gola bianca e una striscia sull'occhio più marcata[9]. I sessi sono simili.

Il richiamo differisce molto da quello del porciglione eurasiatico. Il richiamo di corteggiamento, udibile in ogni periodo dell'anno, risuona come un acuto kyu, più lungo e definito di quello della specie europea. Il canto è costituito da una serie di note metalliche, shrink, shrink, al ritmo di due al secondo, e ripetute nuovamente dopo una breve pausa[5]. Il porciglione guancebrune non emette alcun richiamo di risposta se gli viene fatto ascoltare il richiamo di annuncio della specie occidentale[10].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Il porciglione guancebrune ha abitudini prevalentemente migratorie. Si riproduce nella Mongolia settentrionale, nella Siberia orientale, in Cina nord-orientale, in Corea e nel Giappone settentrionale[11], e sverna nelle regioni meridionali del Giappone, in quelle orientali della Cina e in quelle settentrionali del Borneo. Alcuni esemplari, seppur in numero ridotto, raggiungono le regioni settentrionali del Bangladesh[5], il Myanmar, il Laos[12] e le regioni settentrionali e centrali della Thailandia[13][14], ma generalmente non si spingono mai nelle zone più meridionali dell'Asia sud-orientale[12]. In passato esemplari migratori erano presenti anche nello Sri Lanka, ma al giorno d'oggi la specie, nel subcontinente indiano, si incontra unicamente nelle zone settentrionali, e solo pochi esemplari si spingono più a sud di Mumbai[15][16]. Giunti in India, i porciglioni sono così spossati dalla migrazione che possono facilmente essere catturati con le mani[4]. Gli esemplari che si riproducono sull'isola giapponese di Hokkaidō migrano quasi tutti verso sud, dirigendosi prevalentemente verso la Corea, ma alcuni trascorrono l'inverno nelle paludi costiere di Honshū[17][18]. In Giappone, tuttavia, la specie è divenuta piuttosto rara[11].

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Le abitudini del porciglione guancebrune non si discostano da quelle del suo parente eurasiatico. È onnivoro e si nutre prevalentemente di sostanze animali, come vermi, sanguisughe, molluschi, gamberetti, gamberi, ragni, insetti terrestri e acquatici e loro larve, anfibi, pesci, uccelli e mammiferi. Tuttavia, consuma anche sostanze vegetali, come germogli, radici, semi, bacche e frutti.

Costruisce un nido a coppa, intessuto di erba e posto alla base di un cespo di canne, giunchi o erba.

Parassiti[modifica | modifica wikitesto]

Il porciglione guancebrune viene parassitato dal pidocchio Philopterus ralli e dal nematode Strongyloides avium[19][20]. È inoltre uno dei molti ospiti intermedi di un altro nematode, lo Gnathostoma spinigerum, che nell'uomo causa la gnatostomiasi, una malattia diffusa in Thailandia, Giappone e in altre parti del Sud-est asiatico. Le creature che ospitano il primo stadio del nematode sono i copepodi del genere Cyclops, che vengono mangiati direttamente o indirettamente da una vasta gamma di vertebrati, prima che il nematode possa raggiungere il suo terzo e ultimo ospite, un mammifero carnivoro. Il porciglione, tuttavia, solo raramente è vettore della gnatostomiasi umana, che viene generalmente causata dal consumo di carni crude o poco cotte di pollame, maiali e pesci d'acqua dolce infetti, o dall'ingestione di acqua contaminata da Cyclops infetti[21][22].

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Il porciglione guancebrune è ancora molto numeroso, ma in Giappone è divenuto abbastanza raro[11]. I dati del Ministero dell'Agricoltura e delle Risorse Forestali di questo Paese riportano che ogni anno, attorno alla metà del XX secolo, venivano abbattuti dai cacciatori «solo 50.000 esemplari», ma gli studiosi ritengono che tale cifra sia troppo eccessiva, e che comprenda anche dati riferiti ad altre specie di uccelli acquatici[18].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) BirdLife International 2012, Rallus indicus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  2. ^ (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Rallidae, in IOC World Bird Names (ver 9.2), International Ornithologists’ Union, 2019. URL consultato il 12 maggio 2014.
  3. ^ Blanford, W T, The Fauna of British India, Including Ceylon and Burma. Birds, volume 4, London, Taylor and Francis, 1898, pp. 158–160.
  4. ^ a b Baker, E C S, The Fauna of British India, Including Ceylon and Burma. Birds, volume 6, 2ª ed., London, Taylor and Francis, 1929, pp. 4–7.
  5. ^ a b c Pamela C Rasmussen, Anderton, John C, Birds of South Asia, volume 2: Attributes and Status, = Barcelona, Lynx Edicions, 2005, pp. 141–142, ISBN 84-87334-65-2.
  6. ^ Rasmussen, P C, Biogeographic and conservation implications of revised species limits and distributions of South Asian birds, in Zoologische Mededelingen Leiden, vol. 79-3, 2005, pp. 137–146.
  7. ^ D W H Davidson, Yeap Chin Aik, Naturalist's Guide to the Birds of Malaysia and Singapore, =Taunton, Somerset, John Beaufoy Publishing, 2010, p. 155, ISBN 978-1-906780-21-0.
  8. ^ Erika S Tavares, de Kroon, Gerard H J; Baker, Allan J, Phylogenetic and coalescent analysis of three loci suggest that the Water Rail is divisible into two species, "Rallus aquaticus" and "R. indicus", in Evolutionary Biology, vol. 10, 2010, pp. 1–12, DOI:10.1186/1471-2148-10-226.
  9. ^ Salim Ali, Ripley, S Dillon, Handbook of the Birds of India and Pakistan: Volume 2: Megapodes to Crab Plover, 2ª ed., = New Delhi, OUP India, 1980, pp. 149–151, ISBN 0-19-565935-X.
  10. ^ Gerard H J de Kroon, Mommers, Maria H J, Biology and breeding ecology of the East Asiatic Water Rail on Shunkunitai Island, Hokkaido, Japan [collegamento interrotto], in Journal of the Yamashina Institute for Ornithology, vol. 37, 2005, pp. 30–42, DOI:10.3312/jyio.37.30.
  11. ^ a b c Barry Taylor, van Perlo, Berl, Rails, = Robertsbridge, Sussex, Pica, 2000, pp. 293–299, ISBN 1-873403-59-3.
  12. ^ a b Ben F King, Woodcock, Martin; Dickinson, Edward C, A Field Guide to the Birds of South East Asia, = London, Harper Collins, 1982, p. 115, ISBN 0-00-219207-1.
  13. ^ Boonsong Lekagul, Round, Philip, A Guide to the Birds of Thailand, = Bangkok, Saha Karn Baeth, 1991, p. 108, ISBN 974-85673-6-2.
  14. ^ Craig Robson, A Field Guide to the Birds of Thailand, = London, New Holland Press, 2004, p. 72, ISBN 1-84330-921-1.
  15. ^ (DE) Hartert, Ernst, Die Vögel der paläarktischen Fauna. Volume 3, Berlin, R Friedlander & Sohn, 1921, pp. 1824–1826.
  16. ^ Punjabi, Hira, Sighting of Water Rail Rallus aquaticus near Mumbai, in Journal of the Bombay Natural History Society, vol. 94, 1997, p. 156.
  17. ^ Austin Jr, Oliver L, The Birds of Korea, in Bulletin of the Museum of Comparative Zoology, vol. 101, 1948, pp. 102–103.
  18. ^ a b Austin Jr, Oliver L; Nagahisa Kuroda, The Birds of Japan: their status and distribution, in Bulletin of the Museum of Comparative Zoology, vol. 109, 1953, pp. 403–404.
  19. ^ Sakamoto, T; Sarashina, T, Strongyloides avium Cram, 1929 from Rallus aquaticus indicus Blyth (PDF), in Japanese Journal of Veterinary Research, vol. 16, 1968, pp. 44–47, PMID 5304170. URL consultato il 2 agosto 2012 (archiviato dall'url originale l'8 marzo 2012).
  20. ^ Seinosuke Uchida, Studies on the biting-lice (Mallophaga) of Japan and adjacent territories (Suborder Ischnocera Pt. I (PDF), in Japanese Medical Journal, vol. 1, 1948, pp. 303–306. URL consultato il 2 agosto 2012 (archiviato dall'url originale l'11 novembre 2011).
  21. ^ Davidson (1993) p. 183
  22. ^ Janice M Rusnak, Lucey, Daniel R, Clinical Gnathostomiasis: Case report and review of the English-language literature, in Clinical Infectious Diseases, vol. 16, 1993, pp. 33–50, DOI:10.1093/clinids/16.1.33.

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