Prima la musica, poi le parole

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Prima la musica, poi le parole
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Marina (Anna Bonaiuto), Elena (Barbara Enrichi) e Giovanni (Andrej Chalimon), nella pinacoteca di Volterra
Paese di produzione Italia
Anno 1998
Durata 100 min
Genere drammatico
Regia Fulvio Wetzl
Soggetto Fulvio Wetzl
Sceneggiatura Fulvio Wetzl
Produttore Grazia Volpi
  • Claudio Grassetti
  • Francesco Torelli
per Ager3, Filmtre
Fotografia Maurizio Calvesi
Montaggio Antonio Siciliano
Musiche Dario Lucantoni
Scenografia Alessandro Marrazzo
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi
  • Premio Città di Milano 1992 attribuito da Ledha - Lega per i diritti delle persone con disabilità per la miglior sceneggiatura sul tema dell'handicap
  • Premio art.8 1994 del Ministero dei Beni Culturali per la miglior sceneggiatura italiana
  • Castello d'Argento 1998 a Festival internazionale del cinema giovane Castellinaria di Bellinzona
  • Chaplin d'oro 1998 a Festival internazionale del cinema giovane Castellinaria di Bellinzona
  • Grifone di Bronzo 1999 al Giffoni Film Festival
  • Premio speciale della Giuria al Messina Film Festival 1999
  • Premio del pubblico a Cantiere Italia 2000

Prima la musica, poi le parole è un film del 1998, diretto dal regista Fulvio Wetzl.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film racconta la storia di Giovanni (Andrej Chalimon già protagonista del film premio Oscar 1997 Kolya), un bambino di sette anni, che viene ritrovato a vagare per la campagna toscana, vestito di un anacronistico cappottino loden anni '50, e con in mano un libro, il Prontuario dei colori, parlando un italiano incomprensibile. "Tocco cometa", "accarezzo mentire", "sabbia canta": sono queste le frasi che il bambino pronuncia, gettando lo sconcerto in chi lo incontra. Presto verrà portato in un ospedale di neuropsichiatria infantile, dove alcuni medici cercheranno di venire a capo del suo strano modo di esprimersi. Linguaggio o conseguenze di un trauma? Un dottore dell'ospedale, Minucci, propende per la seconda ipotesi e cerca con metodi coercitivi comportamentistici, di riportare Giovanni ad un uso corretto della lingua italiana. Ma il bambino regredisce quasi ad una fase autistica. Dentro l'ospedale operano però anche la logopedista Marina (Anna Bonaiuto), che con la complicità dell'infermiera Elena (Barbara Enrichi), attribuisce alle strane parole di Giovanni dignità di linguaggio. Una sera il bambino, provato dai continui esperimenti coercitivi di Minucci, scappa dall'ospedale. Marina se ne accorge e lo accompagna nella fuga. Di nuovo Elena l'aiuterà, mettendole a disposizione la casa della madre defunta, a Volterra. In quel luogo, al riparo da sguardi indiscreti, Marina avrà modo di approfondire il rapporto con il bambino, e, spaziando nei metodi di approccio, con altri linguaggi non verbali, come la cromoterapia (linguaggio dei colori) , la meloterapia (linguaggio musicale, aiutata in questo dal fidanzato Roberto (Gigio Alberti), violoncellista. Ma il loro nascondiglio verrà individuato. Marina comunque riuscirà a concludere la sua indagine e a risalire alle cause: riandrà infatti nella sontuosa villa di campagna, dove Giovanni ha vissuto, chiuso ed isolato dal padre Lanfranco (Jacques Perrin), glottologo impazzito che ha insegnato, per una sua delirante motivazione scientifica, un linguaggio italiano distorto al figlio, provocandone di fatto l'isolamento comunicativo

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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