Pieve di San Lazzaro

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Pieve di San Lazzaro a Lucardo
Pieve san lazzaro 1.jpg
La facciata
StatoItalia Italia
RegioneToscana
LocalitàCertaldo
Coordinate43°34′17.99″N 11°06′13.36″E / 43.571664°N 11.103711°E43.571664; 11.103711
Religionecattolica
Arcidiocesi Firenze
ConsacrazioneXI secolo
Stile architettonicoromanico

La pieve di San Lazzaro a Lucardo si trova nel comune di Certaldo, in provincia di Firenze, diocesi della medesima città.

La pieve è situata presso la cosiddetta variante sud della via Volterrana, l'importante arteria che collegava Firenze con la città di Volterra.

Si tratta di uno degli esempi più significativi dello stile romanico in Valdelsa: qui hanno lavorato le medesime maestranze di origine lombarda che erano attive in molti altri centri della zona, come ad esempio a Sant'Appiano e a Tavarnelle Val di Pesa.

Al suo interno si conservano pregevoli affreschi quattrocenteschi opera di Cenni di Francesco.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La pieve di San Lazzaro è ricordata in documenti[1] risalenti al X secolo quale censuaria del vescovo di Firenze[2]. In un documento conservato nell'Abbazia di Passignano e risalente al 987 risulta che la chiesa a quel tempo era intitolata a San Leonardo[3], dedicazione che poi non mantenne.

In occasione della resa della città di Semifonte (1202), feudo dei conti Alberti, il popolo di San Lazzaro e quello di altre sei chiese suffraganee risulta come facente parte del comune di Certaldo[4] e in base a ciò si può supporre che la pieve doveva appartenere ai Conti di Certaldo perlomeno dalla seconda metà del XII secolo, per poi passare sotto il controllo del vescovo di Firenze. Dal XIII secolo in poi aumentano le notizie riguardanti la pieve e le sue chiese controllate e sono anche rimasti i nomi di alcuni suoi rettori[5][6][7][8][9] che appartenevano alle famiglie più potenti della zona.

All'inizio del XIV secolo il territorio della pieve era composto da sedici popoli[10][11][12][13][14].

La situazione economica della chiesa era florida come risulta sia dal pagamento dei tributi per mantenere l'esercito fiorentino nel 1260[15][16] sia dalla decime pontificie del 1276 e del 1302[13][17]; grazie a questo la chiesa era una delle più ambite infatti veniva assegnata ai canonici della cattedrale di Firenze.

Nel 1363 la pieve venne costituita in dote alla famiglia Gianfigliazzi[18], signori del Castello di Santa Maria Novella, poco distante, e così rimase fino al 1954.

Nella pieve ebbe anche sede una canonica, di cui sono rimaste alcune testimonianze nel 1259[4] e nel 1286[19] ma la sua istituzione doveva essere precedente come era successo nelle analoghe comunità sorte presso le pievi circostanti. A difesa del loro territorio gli uomini del popolo di San Lazzaro ottennero dalla Signoria di Firenze, nel 1380, il permesso di poter costruire un castello nei dintorni[4].

Come già detto la chiesa era di patronato dei Gianfigliazzi e sotto il loro governo vennero effettuati diversi lavori nel corso dei secoli. Nel 1589 in occasione della visita del duca Alessandro de' Medici la chiesa venne restaurata[4] mentre nel 1593 risulta costruito l'edificio dell'oratorio della Compagnia. A causa di un incendio che distrusse sia la canonica che parte della navata destra nel 1722 vennero effettuati dei grossi restauri[20]. I lavori più grossi però vennero effettuati nel 1782 quando vennero costruiti i nuovi altari laterali, venne rifatto il presbiterio e vennero anche aperte tre finestre. Nel XIX secolo venne costruita la tettoia-portico in facciata[21]

Negli anni cinquanta del XX secolo venne ripristinato lo stile romanico eliminando completamente gli intonaci[22] e tutte le altre aggiunte in stile barocco; in quell'occasione vennero riportati alla luce anche degli affreschi risalenti al XIV secolo. In occasione di successivi lavori venne anche ritrovava la cripta che però non venne ripristinata[23].

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

L'abside

La chiesa ha un impianto a tre navate ed è stata quasi per interno realizzata con pietra arenaria. È coperta con un tetto a falde, tetto che è sorretto da capriate in legno nella navata centrale mentre nelle navate laterali la copertura è a volte a crociera. Tutto il complesso sembra risalire ala fine dell'XI secolo.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata è stata più volte modificata negli ultimi tre secoli ma mantiene ancora la tripartizione romanica costituita da quattro lesene che ripropongono all'esterno la divisione spaziale dell'interno. In facciata è stato costruito nel XIX secolo un portico-tettoia sotto il quale è inserita la porta di ingresso decorata da un arco a tutto sesto con ghiera decorata a dentelli e con un architrave scolpito con mensola. Il portale è simile a quello della Pieve di Cellole. Non sono rimaste tracce di altre aperture.

I muri perimetrali della chiesa sono privi di aperture, infatti le uniche fonti di luce sono le monofore del claristorio. Sul lato destro è posta una grossa torre che venne riutilizzata come campanile e nel cui fusto è posto un portale di accesso che in origine era protetto da una tettoia della quale oggi sono rimaste le buche pontaie. Sul lato destro della torre c'è una porticina architravata che presenta una lunetta monolitica su cui è scolpito un arco e una croce di sant'Andrea; questa porticina metteva in comunicazione la chiesa con il chiostro. Del chiostro è rimasto l'impianto e alcuni sostegni delle arcate.

La tribuna è costituita dal volume delle tre absidi, una per ogni navata. La tribuna è scandita da lesene a cui si collegano archetti pensili che formano una finta galleria di nicchie; questa soluzione absidale è simile a quelle delle pievi di San Pancrazio, di Sant'Appiano,di Artimino e di Fagna, tutte realizzare secondo la matrice lombarda.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio mostra ancora le strutture romaniche: l'impianto basilicale, spartito da sette pilastri rettangolari, in origine aveva una cripta, emersa nel corso di restauri promossi intorno agli anni sessanta del Novecento.

L'organizzazione interna dello spazio è comune a quello di molte altre chiese del contado fiorentino come le vicine pievi di San Pietro in Bossolo, della già nominata pieve di Sant'Appiano e della chiesa di Lucignano. Nel XIV secolo sui pilastri sono stati realizzati degli affreschi attribuiti a Cenni di Francesco di ser Cenni.

Sempre di Cenni è anche un affresco miracoloso collocato nella parete sinistra, a circa metà della navata, raffigurante una Madonna del latte databile nel lustro compreso tra il 1385 e il 1390, di squisita fattura: con poche varianti il medesimo soggetto sarà ripetuto anche nella chiesa di San Martino a Maiano, ora nel Museo di Arte Sacra di Certaldo.

L'antico piviere[modifica | modifica wikitesto]

Cenni di Francesco, Madonna col Bambino

Dell'antico piviere di San Lazzaro facevano parte:

Chiese suffraganee[modifica | modifica wikitesto]

Ospedali[modifica | modifica wikitesto]

  • Spedale di Santa Maria di Fori
  • Spedale di Santa Maria a Certaldo
  • Spedale di Sant'Antonio in burgo Avanelle

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La pieve viene citata anche nel falso diploma del 776 redatto nella Badia di Nonantola, documento preso per buono dal Repetti, Repetti 1833, Volume II, pag.817
  2. ^ Sono due carte risalenti rispettivamente al 900 e al 926 Lami 1758, pag.230 e 245
  3. ^ Repetti 1833, Volume II, pag.817.
  4. ^ a b c d AA.VV. , Chiese medievali della valdelsa, pag.122.
  5. ^ pievano Jacopo nel 1233, Lami 1758, pag.230
  6. ^ pievano Carlo citato nel 1224, Lami 1758, pag.230
  7. ^ pievano Ruffo di Ammannato citato nel 1260, Paoli 1889, pag.113
  8. ^ pievano Stefano citato dal 1281 al 1290 camerlengo del vescovo di Ostia e Velletri, Repetti 1833, Volume II, pag.817
  9. ^ pievano Jacopo Dini partecipante al Sinodo di Firenze nel 1286 quale pievano di San Lazzaro, non è spiegabile la sovrapposizione temporale con il pievano Stefano ma le cariche e le date sono riportate fedelmente, Lami 1758, pag.1134-1139
  10. ^ Paoli 1889, pag.113.
  11. ^ Stopani 1979, pag. 73.
  12. ^ Giusti-Guidi 1942, pag.32.
  13. ^ a b Guidi 1932, pag.21.
  14. ^ AA.VV. , Chiese medievali della valdelsa, pag.125 nota 10.
  15. ^ In quell'anno la sola pieve offre 20 staia di grano mentre tutto il piviere ben 96 staia, Paoli 1889, pag.113
  16. ^ Stopani 1979, pag. 74.
  17. ^ Le decime ammontano a 66 lire tra il 1276 e il 1289 mentre nel 1303 solo 33 lire, Giusti-Guidi 1942, pag.32
  18. ^ Cioni 1911, pag. 168.
  19. ^ Schneider 1907, pag.313 n.926.
  20. ^ Lavori citati in un'epigrafe murata sulla facciata della canonica dove è riportato che il finanziatore fu Alessandro Gianfigliazzi, AA.VV. , Chiese medievali della valdelsa, pag.125 nota 22
  21. ^ I. Moretti - R. Stopani 1968 pag 251
  22. ^ il direttore dei lavori fu Ferdinando Rossi, AA.VV. , Chiese medievali della valdelsa, pag.125 nota 24
  23. ^ Moretti Stopani 1968, pag. 250.
  24. ^ in seguito passata al Piviere di San Pancrazio
  25. ^ chiesa posta lontano dalla pieve e in diocesi Volterrana o Lucchese ma appartenente al contado fiorentino
  26. ^ a b idem

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Lami, Sanctae Ecclesiae Florentinae monumenta, Firenze, Tipografia Salutati, 1758.
  • Giovanni Targioni Tozzetti, Relazioni d'alcuni viaggi fatti in diverse parti della toscana. Volume VIII, Firenze, Stamperia Granducale, 1775.
  • Ildefonso da San Luigi, Delizie degli eruditi toscani, Firenze, Tipografia Cambiagi, 1770-1786.
  • Lorenzo Cantini, Saggi istorici d'antichità toscane, Firenze, Tipografia Albizzana, 1796-1798.
  • Emanuele Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico del Granducato di Toscana, Firenze, 1833-1846.
  • Luigi Santoni, Raccolta di notizie storiche riguardanti le chiese dell'Arci Diogesi di Firenze, Firenze, Tipografia Arcivescovile, 1847.
  • Emanuele Repetti, Dizionario corografico-universale dell'Italia sistematicamente suddiviso secondo l'attuale partizione politica d'ogni singolo stato italiano, Milano, Editore Civelli, 1855.
  • Attilio Zuccagni-Orlandini, Indicatore topografico della Toscana Granducale, Firenze, Tipografia Polverini, 1857.
  • Cesare Paoli, Il Libro di Montaperti (MCCLX), Firenze, Viesseux, 1889.
  • Luigi del Moro, Atti per la conservazione dei monumenti della Toscana compiuti dal 1 luglio 1893 al 30 giugno 1894. Relazione a S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione, Firenze, Tipografia Minori corrigendi, 1895.
  • Luigi del Moro, Atti per la conservazione dei monumenti della Toscana compiuti dal 1 luglio 1894 al 30 giugno 1895. Relazione a S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione, Firenze, Tipografia Minori corrigendi, 1896.
  • Michele Cioni, Elenco di varie costruzioni monumentali in Valdelsa e notizie di pubblicazioni, Miscellanea Storica della Valdelsa, 1903.
  • Fedor Schneider, Regestum volaterranum: Regesten der Urkunden von Volterra (778-1303), Roma, E. Loescher & Co., 1907.
  • Michele Cioni, La Valdelsa: guida storico-artistica, Firenze, Lumachi, 1911.
  • Mario Salmi, Architettura romanica in Toscana, Milano-Roma, Bestetti&Tumminelli, 1927.
  • Mario Salmi, La scultura romanica in Toscana, Firenze, Rinascimento del Libro, 1928.
  • Pietro Guidi, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1274-1280, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1932.
  • Pietro Guidi, Martino Giusti, Rationes Decimarum Italiae. Tuscia. Le decime degli anni 1295-1304, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1942.
  • Enrico Fiumi, La demografia fiorentina nelle pagine di Giovanni Villani, Firenze, Archivio Storico Italiano, 1950.
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  • Renato Stopani, Il contado fiorentino nella seconda metà del Duecento, Firenze, Salimbeni, 1979.
  • Renato Stopani, Storia e cultura della strada in Valdelsa nel medioevo, Poggibonsi, Centro Studi Romei, 1986.
  • Renato Stopani, Le vie di pellegrinaggio nel medioevo Gli itinerari per Roma, Gerusalemme, Compostella, Firenze, Le Lettere, 1991.
  • Vittorio Cirri, Giulio Villani, La Chiesa Fiorentina. Storia Arte Vita pastorale, Firenze, LEF, 1993.
  • AA. VV., Chiese medievali della Valdelsa. I territori della via Francigena tra Firenze, Lucca e Volterra, Empoli, Editori dell'Acero, 1995, ISBN 88-86975-18-X.
  • Marco Frati, Chiesa romaniche della campagna fiorentina. Pievi, abbazie e chiese rurali tra l'Arno e il Chianti, Empoli, Editori dell'Acero, 1997, ISBN 88-86975-10-4.
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  • Rosanna Caterina Proto Pisani, Anna Benvenuti Papi, Empoli, il Valdarno inferiore e la Valdelsa fiorentina, Volume 14 di I luoghi della fede, Milano, Mondadori, 1999, ISBN 88-04-46788-6.
  • Francesca Allegri, Massimo Tosi, Certaldo poesia del Medioevo, Certaldo, Federighi Editore, 2002, ISBN 88-900705-4-4.

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