Perry Rhodan

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Una collezione di fascicoli di Perry Rhodan
Una collezione di romanzi di Perry Rhodan in volume

Perry Rhodan è una serie di romanzi di fantascienza tedeschi, aventi come protagonista il personaggio omonimo creato da Walter Ernsting.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La serie esce in Germania settimanalmente dal 1961, senza interruzioni ed è tuttora[Quando?] pubblicata. Consta di oltre 2770 uscite al settembre 2014 e con dati di vendita di circa 135.000 albi a numero. La serie ha avuto traduzioni parziali in varie lingue, e nelle decadi sono state tratte da essa fumetti, merchandising, enciclopedie, versioni audio, musica a essa ispirata e un film, ...4..3..2..1...morte (1967), diretto da Primo Zeglio.

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italian Perry Rhodan viene pubblicato tradotto per la prima volta nel marzo 1976. Cambia più volte editore e termina la pubblicazione nel 1981, con 66 numeri pubblicati a cui si aggiungono 6 extra e un numero bis (il 13).[1] Il curatore della serie è Antonio Bellomi.

Ciascun volume contiene un romanzo della serie di Perry Rhodan a partire dai primi pubblicati in Germania nel 1961, a cui si affiancano racconti di autori italiani come Vittorio Catani, Pietro Caracciolo, Adalberto Cersosimo, Luigi Cozzi, Vittorio Curtoni, Ugo Malaguti, Renato Pestriniero, Pierfrancesco Prosperi e stranieri come Ron Hubbard e Vargo Statten.

Una seconda edizione viene tentata nel 1992 dalle edizioni Garden sempre sotto la cura di Bellomi, ma dura solo 2 numeri. Infine torna nel 2008 pubblicato da Armenia col romanzo L'arca delle stelle, primo dei libri del ciclo di Lemuria al quale nel 2009 è stato affiancato I dormienti del tempo, secondo romanzo del ciclo.

Libri[modifica | modifica wikitesto]

Fumetti[modifica | modifica wikitesto]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Videogiochi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pino Cottogni, Armenia riporta in Italia Perry Rhodan, Fantascienza.com, 27 maggio 2008. URL consultato il 18 dicembre 2008.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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