Parco Ducale (Parma)

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Parco Ducale
Ingresso parco ducale.jpeg
Ingresso del parco da via delle Fonderie
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Parma
Indirizzo quartiere Oltretorrente
Caratteristiche
Tipo parco storico
Superficie 208.700 m²
Gestore Comune di Parma
Apertura 1º novembre - 31 marzo: ore 7.00 - 20.00; 1º aprile - 31 ottobre: ore 6.00 - 24.00
Ingressi via Kennedy (piazzale Santa Croce), via delle Fonderie
Realizzazione
Architetto Giovanni Boscoli, Ennemond Alexandre Petitot
Appaltatore duca Ottavio Farnese, duca Ranuccio II Farnese, duca Filippo di Borbone
Mappa di localizzazione
Sito web

Coordinate: 44°48′22.14″N 10°19′10.52″E / 44.80615°N 10.319589°E44.80615; 10.319589

Il Parco Ducale, conosciuto semplicemente anche come "il giardino", è un parco storico di Parma di 208.700 m², che sorge nel quartiere Oltretorrente nei pressi del torrente Parma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il parco farnesiano[modifica | modifica wikitesto]

Il duca Ottavio Farnese ebbe per primo nel 1561 l'idea di realizzare un parco nella zona dell'Oltretorrente, attorno alla nuova villa che fece erigere nella zona allora occupata dal trecentesco castello della Ghiara edificato da Bernabò Visconti; per questo motivo acquistò i terreni circostanti e abbatté vari edifici, mantenendo solo il rinascimentale Palazzetto Eucherio Sanvitale.[1] Il primo giardino era costituito da un viale centrale allineato con la facciata del nuovo Palazzo del Giardino progettato dal Vignola, contornato simmetricamente da aiuole affiancate da fontane;[2] presto vi crebbero siepi di rosmarino e mirto, oltre a querce, platani, alberi da frutta e ortaggi; numerosi erano inoltre gli agrumi in vaso, che venivano conservati nei mesi invernali in apposite strutture riscaldate.[3]

Giunti a Parma alla fine del XVI secolo, gli ambasciatori veneti Gianfrancesco Morosini e Marino Zorzi scrissero:

« I boschi d'aranci, di quercie, di pini e di platani, dove si rinselvano diversi animali selvatici che sono materia del trattenimento della caccia; peschiere con grande quantità di pesce, cave di animali indomiti e feroci, dove vedemmo due gran leoni e un leopardo, una vaga e superba fontana, e in fine stanze proporzionate alle delizie di questo grande giardino »
(Gianfrancesco Morosini, Marino Zorzi[4])

Più di un secolo dopo, per celebrare le nozze del figlio Odoardo II Farnese con Dorotea Sofia di Neuburg nel 1690, il duca Ranuccio II Farnese incaricò Domenico Valmagini della realizzazione, al termine dell'ampio viale centrale del parco, di una grande peschiera ovoidale con isolotto nel mezzo, al fine di rappresentarvi spettacoli nautici detti naumachie.[3][5] Casimir Freschot, invitato al matrimonio di corte, scrisse al riguardo:

« C'è un gran giardino o verziere nella cinta della città [...] dove si vede non solo ogni sorta di alberi da frutto, ma anche platani, tassi, faggi ecc. [il duca] fece scavare in questo verziere un canale ovale in modo che vi restasse in mezzo un'isola di spazio sufficiente. In mezzo a quest'isola fece innalzare una sorta di palazzo di architettura molto ben concepita che serviva da scena e da luogo per gli attori. L'opera iniziò con due mostri marini che portavano sul dorso una dea, l'uno la bontà e l'altro la virtù [...] L'uno e l'altro uscirono dal teatro, ognuno dalla propria parte, passando sotto ai ponti laterali, e avanzarono fino a incontrarsi al suono di tutti i più rumorosi strumenti che ne accompagnavano la marcia »
(Casimir Freschot[4])

Dal 1710 al 1731, come testimoniato dalle carte farnesiane custodite negli archivi storici, i duchi organizzarono vari spettacoli nel parco, durante i quali furono anche utilizzati leoni, tigri e altre fiere per combattimenti.[5]

Il parco borbonico[modifica | modifica wikitesto]

Con l'estinzione nel 1731 della casata dei Farnese, il parco cadde in uno stato di declino, che si accentuò durante la guerra di successione austriaca, quando nel 1745 tutti gli alberi secolari, persino quelli posti sull'isolotto al centro della peschiera, vennero tagliati e bruciati per alimentare i fuochi delle truppe del principe Lobkowicz. Francesco Garbarini, direttore camerale delle finanze incaricato da Vienna di preservare il giardino ducale, tentò invano di bloccare lo scempio offrendo l'intero bosco demaniale del Cornocchio.[3][5] Il poeta di Corte Carlo Innocenzo Frugoni scrisse riguardo alla perdita del bosco:

« Tronche, veggiol, tutte stanno,

L'alte piante, ove i Pastori
Avean ombra e verde scanno;
Né già incise dai cantori
Vivon più nella corteccia
Dositea, Nisalma, Dori;
né da tronco a tronco treccia
Più di fior appende a Pale
La più turba boschereccia »

(Carlo Innocenzo Frugoni[6])

Per questo il nuovo duca Filippo di Borbone nel 1749 incaricò della totale ristrutturazione del parco il primo ministro ducale Guillaume du Tillot, che affidò il progetto all'architetto Ennemond Alexandre Petitot.[7] Ne nacque così un parco neoclassico su ispirazione francese, ricco di statue e vasi monumentali in marmo di Carrara scolpiti da Jean-Baptiste Boudard su disegno del Petitot stesso.[3] L'architetto vi realizzò inoltre nel 1769, in occasione del matrimonio fra Ferdinando di Borbone, figlio del duca Filippo, e Maria Amalia d'Asburgo-Lorena, il piccolo Tempietto d'Arcadia.[8]

Dopo l'annessione del ducato di Parma e Piacenza all'Impero francese, Napoleone Bonaparte visitò per la prima volta il parco il 27 giugno del 1805. Per l'occasione il Comune di Parma vi organizzò in suo onore una fiera delle arti e dei mestieri; l'imperatore arrivò nel giardino dal torrente, visitò velocemente il palazzo e si diresse all'esposizione; infine, dopo aver ascoltato la banda dell'istituto Sanvitale di Fontanellato, completò la visita alla città e riprese la strada per Piacenza con tutta la sua corte.[5][9]

Il parco di Maria Luigia[modifica | modifica wikitesto]

Maria Luisa d'Asburgo-Lorena, Veduta di Parma, 1816

Dopo la Restaurazione, la nuova duchessa Maria Luigia incaricò l'architetto di corte Nicola Bettoli di un parziale ripristino del parco, introducendovi nuove specie arboree, tra cui i platani monumentali piantati all'incirca nel 1830 nella cosiddetta piazza dei Platani al centro della grande étoile posta di fronte al palazzo.[8][10]

Il parco pubblico[modifica | modifica wikitesto]

Divenuto di proprietà comunale dopo l'Unità d'Italia, il parco fu aperto al pubblico; per questo furono abbattute le mura e vennero aperti nuovi ingressi, tra cui quello su via delle Fonderie.[3]

Negli anni seguenti la parziale incuria favorì la crescita spontanea di numerose specie arboree, tra cui olmi e querce, che si diffusero fra gli originari tigli e ippocastani.[8]

Nel 1920 si rese quindi necessario un ulteriore intervento di riorganizzazione del parco, su progetto dello scenografo Giuseppe Carmignani; fu allora che il Gruppo del Sileno, principale statua del Boudard, fu spostato al centro dell'étoile, mentre fu posizionata sull'isolotto al centro della peschiera la grande Fontana del Trianon, realizzata tra il 1712 e il 1719 dall'architetto e scultore Giuliano Mozzani per il giardino della Reggia di Colorno.[11]

Tra il 2000 e il 2001 il parco fu completamente ristrutturato riportandolo alla sua veste neoclassica, sulla base dei disegni del Petitot.[12]

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Viale centrale

Il parco si sviluppa su una pianta trapezoidale con l'asse principale disposto perpendicolarmente al torrente Parma; il Palazzo del Giardino, tuttavia, si trova in posizione decentrata, anche se tale mancanza di simmetria fu risolta dal Petitot con la creazione, proprio di fronte all'edificio, della grande piazza ad étoile, oggi circondata da alti platani (Platanus hybrida) risalenti all'intervento dell'architetto Nicola Bettoli; da essa si irradiano sette viali, di cui sei affiancati da ippocastani.[11]

Statua di Arianna

Il grande boulevard centrale divide in due il parco, conducendo direttamente alla grande peschiera.[11] Altri viali, che raggiungono complessivamente i 3,2 km di lunghezza, percorrono il giardino, circondato da un boulevard perimetrale di circa 1,8 km.[13]

Il grande vialone centrale incrocia alcune strade perpendicolari, che si addentrano nei boschi laterali.[11]

Superato il viale circolare che circonda l'étoile, si incontra un primo slargo all'intersezione col primo vialetto ortogonale; lungo il suo sviluppo si aprono simmetricamente rispetto al boulevard centrale due piccole radure di forma rettangolare, al cui centro sono collocati due grandi vasi decorati con conchiglie. All'intersezione col viale perimetrale il vialetto forma altri due piccoli slarghi a pianta rettangolare;[11] nei pressi di quello a sud si innalza il Palazzetto Eucherio Sanvitale, mentre di fronte all'incrocio si apre l'area giochi per bambini, a poca distanza dalla Serra degli Aranci. A nord simmetricamente al palazzetto si ergono le Serre comunali, mentre nella piazzetta sono posizionate le due statue di Venere e Apollo;[14] di fronte all'incrocio è infine ancora visibile l'unico tratto superstite delle mura cinquecentesche cittadine, demolite agli inizi del XX secolo.[11]

Gruppo del Sileno

Il secondo viale che incrocia il boulevard centrale, nei pressi di un piccolo chiosco risalente agli inizi del XX secolo, è circondato da filari di ippocastani e tigli disposti a scacchiera; lungo il suo sviluppo si aprono simmetricamente due grandi radure rettangolari, al cui centro sono posizionati altri due vasi decorati con teste di ariete e pampini. Di fronte all'incrocio settentrionale col boulevard perimetrale si innalza il Teatro al Parco.[11]

Il terzo vialetto che incrocia il vialone centrale conduce a due radure di forma ovale, circondate da tigli e siepi di aceri campestri e carpini bianchi; a settentrione vi campeggia il monumentale Gruppo del Sileno, accanto al boschetto d'Arcadia ove si erge in posizione sopraelevata il tempietto omonimo.[11] Ai due incroci col boulevard perimetrale sono collocate due coppie di statue, raffiguranti rispettivamente Zefiro e Flora a nord e Bacco e Arianna a sud.[14]

Peschiera

La peschiera ovoidale, al cui centro si trova un isolotto con la monumentale Fontana del Trianon, è circondata da un vialetto, che si collega col viale perimetrale attraverso altri viottoli disposti simmetricamente; nella radura a ovest del laghetto si erge il Grand Vase su un alto basamento marmoreo, quinto e ultimo della serie disegnata dal Petitot e scolpita dal Boudard.[11] Altre quattro statue, raffiguranti Pale, Trittolemo, Pomona e Vertumno, costituiscono un gruppo posizionato davanti al Palazzo del Giardino, mentre sparse all'interno del parco si trovano altre due sculture rappresentanti Apollo con la cetra e Satiro e Naiade.[15] Le opere marmoree sono generalmente copie delle originali settecentesche, conservate sotto la loggia del Palazzetto Eucherio Sanvitale.[15]

Il parco è complessivamente arricchito da circa 1500 esemplari arborei, molti dei quali secolari, posizionati lungo i viali e nei boschetti che punteggiano il giardino; le essenze presenti sono svariate: le tipologie più diffuse sono gli ippocastani, i platani e i tigli, ma si annoverano anche numerosi olmi campestri, aceri campestri, aceri ricci, carpini bianchi e farnie.[11]

Principali edifici e monumenti[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo del Giardino visto dall'étoile

Palazzo del Giardino[modifica | modifica wikitesto]

Agostino Carracci, Venere e Marte, Sala dell'Amore del Palazzo del Giardino
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo del Giardino (Parma).

Edificato in stile rinascimentale nel 1561 su progetto del Vignola per volere del duca Ottavio Farnese, fu dapprima modificato e ampliato nel XVII secolo da Simone Moschino e Girolamo Rainaldi e successivamente restaurato intorno alla metà del XVIII in stile neoclassico dal Petitot; molte delle sale interne sono ricche di affreschi e stucchi, realizzati da artisti del calibro di Girolamo Mirola, Jacopo Zanguidi detto "Bertoja", Agostino Carracci, Jan Soens, Cesare Baglioni, Giovanni Battista Trotti detto "Malosso" e Luca Reti.[16]

Palazzetto Eucherio Sanvitale[modifica | modifica wikitesto]

Palazzetto Eucherio Sanvitale
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzetto Eucherio Sanvitale.

Innalzato in stile rinascimentale agli inizi del XVI secolo su probabile progetto di Giorgio da Erba e Gian Francesco d'Agrate per volere dei frati umiliati, fu acquistato nel 1526 dal conte Gian Galeazzo Sanvitale; presenta all'interno varie decorazioni del d'Agrate e frammenti di un affresco attribuito al Parmigianino.[1]

Tempietto d'Arcadia[modifica | modifica wikitesto]

Tempietto d'Arcadia
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Tempietto d'Arcadia.

Edificato in forma di rovina nel 1769 su progetto del Petitot, costituì per anni lo sfondo per rappresentazioni arcadiche e gare di poesia; si innalza su sette colonne in mattoni coronate da capitelli dorici, su cui è accennata una volta a cupola decorata a cassettoni.[17]

Fontana del Trianon[modifica | modifica wikitesto]

Fontana del Trianon
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Fontana del Trianon (Parma).

Realizzata tra il 1712 e il 1719 da Giuliano Mozzani per il giardino della Reggia di Colorno, fu danneggiata e parzialmente smembrata nel XIX secolo e ricomposta in città, prima della collocazione nell'attuale posizione; la scultura rappresenta allegoricamente i fiumi Taro e Parma, posti ai lati della conchiglia centrale.[18]

Teatro al Parco[modifica | modifica wikitesto]

Teatro al Parco
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Teatro al Parco.

Costruito per ospitare esposizioni fieristiche in stile razionalista tra il 1939 e il 1941 su progetto dell'ingegner Ugo Pescatori,[19] fu trasformato in teatro nel 1987, sede della "Compagnia delle Briciole".[20]

Serre comunali[modifica | modifica wikitesto]

Innalzate in stile liberty nel 1925 per ospitare le attrezzature dei giardinieri e ricoverare le essenze arboree in vaso, costituiscono attualmente la sede provvisoria della Biblioteca di Alice, in attesa del recupero definitivo.[21]

Serra degli Aranci[modifica | modifica wikitesto]

Edificata nel XVIII secolo quale riparo invernale per gli agrumi, fu trasformata nel corso dell'ultimo restauro in caffè.[20]

Cancello monumentale di piazzale Santa Croce[modifica | modifica wikitesto]

Innalzato nel 1749 dal Petitot in adiacenza alla porta cittadina omonima, fu modificato nel XIX secolo per volere della duchessa Maria Luigia e ampliato nei primi anni del XX secolo.[20]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Palazzetto Eucherio Sanvitale, su turismo.comune.parma.it. URL consultato il 22 aprile 2016.
  2. ^ Il Parco Ducale, il polmone verde del centro storico, su www.bbparma-centro.it. URL consultato il 21 settembre 2015.
  3. ^ a b c d e La storia del parco, su www.servizi.comune.parma.it. URL consultato il 21 settembre 2015.
  4. ^ a b Mambriani, p. 28.
  5. ^ a b c d Godi, p. 270.
  6. ^ Mambriani, p. 31.
  7. ^ Parco Ducale, su guide.travelitalia.com. URL consultato il 21 settembre 2015.
  8. ^ a b c Giardino del Palazzo Ducale di Parma, su www.ilparcopiubello.it. URL consultato il 21 settembre 2015.
  9. ^ Mambriani, p. 90.
  10. ^ Mambriani, p. 284.
  11. ^ a b c d e f g h i j Parco Ducale - Parma, su bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 22 aprile 2016.
  12. ^ Un giardino recuperato, su www.servizi.comune.parma.it. URL consultato il 22 aprile 2016.
  13. ^ Parco Ducale, su www.parmareport.it. URL consultato il 22 aprile 2016.
  14. ^ a b Giardino Ducale, su www.servizi.comune.parma.it. URL consultato il 22 aprile 2016.
  15. ^ a b Le sculture presenti nel Parco Ducale, su www.servizi.comune.parma.it. URL consultato il 22 aprile 2016.
  16. ^ Palazzo Ducale di Parma, su turismo.parma.it. URL consultato il 22 aprile 2016.
  17. ^ Tempietto d'Arcadia, su www2.bodoni.pr.it. URL consultato il 22 aprile 2016.
  18. ^ Fontana del Trianon, su www.turismo.comune.parma.it. URL consultato il 22 aprile 2016.
  19. ^ Storia di ieri. Le trasformazioni urbane 1927-1945, su www.parmaelasuastoria.it. URL consultato il 22 aprile 2016.
  20. ^ a b c Le opere di architettura presenti nel Parco, su www.servizi.comune.parma.it. URL consultato il 22 aprile 2016.
  21. ^ Art Bonus - Restauro Serre Parco Ducale, su www.comune.parma.it. URL consultato il 22 aprile 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Godi, La reggia di là da l'acqua, Cassa di Risparmio di Parma - Franco Maria Ricci, 1991.
  • Carlo Mambriani, Il giardino di Parma, Cassa di Risparmio di Parma, 2006, ISBN 88-8103-438-7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]