Palazzo Borromeo (Isola Bella)

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Palazzo Borromeo
Isola Bella Palazzo Borromeo da Baveno.JPG
Il palazzo Borromeo visto da Baveno
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Località Isola Bella
Coordinate 45°53′46.32″N 8°31′34.5″E / 45.8962°N 8.52625°E45.8962; 8.52625Coordinate: 45°53′46.32″N 8°31′34.5″E / 45.8962°N 8.52625°E45.8962; 8.52625
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1632-1652,
le modifiche furono effettuate fino al Novecento
Stile barocco
Uso museale
Realizzazione
Architetto Giovanni Angelo Crivelli e altri
Appaltatore Carlo III Borromeo
Proprietario famiglia Borromeo

Il palazzo Borromeo è un edificio seicentesco sito nell'Isola Bella, sul Lago Maggiore (comune di Stresa, provincia del Verbano-Cusio-Ossola), i cui giardini si estendono fino alla punta meridionale dell'isolotto. Appartiene tuttora alla famiglia Borromeo.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni terreni furono acquistati sull'Isola Bella (allora "Isola inferiore") da Giulio Cesare III Borromeo nel Cinquecento.

Il conte e marchese Carlo III Borromeo diede all'isola il nome della moglie, Isabella d'Adda. Comperò altri terreni e iniziò la costruzione del palazzo nel 1632. Contemporaneamente, tra il 1631 e il 1634, a opera dell'architetto Giovanni Angelo Crivelli, fu creato l'impianto generale dei giardini, con l'idea di dare all'isola la forma di una nave. Per realizzare i terrazzamenti fu trasportata con le barche una grande quantità di terra, che copriva il suolo roccioso dell'isola. Sul lato ovest venne eretta la "torre della Noria", sede degli impianti idraulici necessari per l'irrigazione. Il giardino ospitava aranci, limoni, bossi e cipressi, a cui si mescolavano coltivazioni di piante utili.[2]

Tra il 1652 e il 1690 il figlio di Carlo III, Vitaliano VI, con l'appoggio del fratello, il cardinale Giberto Borromeo, fece aggiungere a opera del suo architetto, Francesco Castelli, le decorazioni in pietra: balaustre, statue, obelischi, vasi. I lavori nel palazzo furono seguiti anche dai costruttori Francesco Maria Richini e Carlo Fontana. Al piano terra una serie di stanze aperte verso il giardino furono decorate a grotta.[3]

Nel giardino si rinunciò alla costruzione del "Casino" centrale che era stato progettato e venne abbattuto l'oratorio di San Rocco, edificando al suo posto un sistema di camere sotterranee. Nel 1675 per risolvere il mancato allineamento assiale tra il palazzo e il giardino venne realizzato l'"atrio di Diana", con due scalinate curve appena sfalsate.

Con Vitaliano VIII (1792-1874), esperto di botanica, furono introdotte nei giardini specie di piante esotiche, serre e un nuovo sistema di pompaggio dell'acqua.

Il palazzo venne completato dal principe Vitaliano X (1892-1982) che terminò la facciata nord e il molo collegato e realizzò il grande salone sulla base del progetto originario.[4]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo, con pianta a T, sorge all'estremità nord dell'isola, dominata dalla facciata lunga 80 m, con al centro la sporgenza curvilinea del salone d'onore, sviluppato su due piani e coperto a cupola. La cappella custodisce oggetti appartenuti a san Carlo Borromeo e al cardinale Federico, nonché tre monumenti sepolcrali di personaggi della casata.[5]

Al primo piano, intorno al salone centrale si trovano sale decorate e arredate, tra cui la sala di Napoleone, dove questi soggiornò nel 1797, la sala del Trono e la sala della Musica, dove si svolse nel 1935 la conferenza di Stresa, tra Benito Mussolini, Pierre Laval e Ramsay MacDonald.[6]

Gli ambienti ospitano quadri di noti pittori, tra i quali Luca Giordano, Francesco Zuccarelli e Pieter Mulier, detto il Tempesta. Nella galleria degli Arazzi sono conservati arazzi fiamminghi cinquecenteschi con scene di animali simboleggianti la lotta tra il Bene e il Male.[7]

Nel 2008 è stata inoltre riaperta al pubblico anche la galleria dei Quadri (o del Generale Berhier), dove si conserva la collezione di pitture della famiglia, con opere di Raffaello, Correggio, Tiziano e Guido Reni, insieme alla sala della Regina e alla sala del Trono.[8]

Al piano terra si aprono verso il giardino una serie di ambienti con decorazione a grotta, con motivi decorativi formati da ciottoli e piccoli sassi.

Giardini[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo e i giardini visti da ovest
La stanza di Luca Giordano

Si accede ai giardini per mezzo del'"atrio di Diana", uno spazio aperto a pianta poligonale chiuso sul fondo da una nicchia con statua della Dea, ai cui lati partono due scalinate ricurve: la pianta e la disimmetria nascosta delle due scalinate nascondono il disassamento tra palazzo e giardini.

Da qui si passa al "piano della Canfora", così detto per un monumentale albero di Cinnamomum camphora, impiantato nel 1820. In sei aiuole disposte simmetricamente sono ospitate numerose piante esotiche.

Sul lato meridionale il piano della Canfora è dominato dal "Teatro massimo", articolato in tre esedre sovrapposte e caratterizzato da numerose statue. Alcune scale conducono alla terrazza superiore, mentre i lati digradano con quattro gradinate a stretti ripiani, a forma di piramide.

Verso sud si trova il "giardino Quadro", sistemato con una vasca centrale e aiuole simmetriche decorate da siepi in bosso. All'angolo sud-est il "giardino Triangolo" a livello inferiore, e il "ripiano ad est". Sul lato nord-est si ammira il "giardino privato".[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Spina, p. 6
  2. ^ Le Isole Borromee, p. 74
  3. ^ La Spina, p. 7
  4. ^ Grassi-Manni, p. 290
  5. ^ Le Isole Borromee, p. 14
  6. ^ La Spina, p. 8
  7. ^ La Spina, p. 10
  8. ^ Morandotti-Natale, p. 28
  9. ^ La Spina, pp. 22-23

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., La Isole Borromee e la Rocca di Angera, Silvana ed., Milano 2000.
  • Vittorio Grassi-Carlo Manni, Il Vergante. Stresa-Baveno-Isole Borromee, Alberti editore, Intra 1990.
  • A. La Spina, Guida illustata al Palazzo Borromeo, Istituto Editoriale Cisalpino, Milano 1955.
  • Alessandro Morandotti-Mauro Natale, Collezione Borromeo. La galleria di quadri dell'Isola Bella, Silvana ed., Milano 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]