Palazzo degli Albizi

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Palazzo degli Albizi
Palazzo albizi 01.JPG
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneToscana
LocalitàFirenze
IndirizzoBorgo degli Albizi 12
Coordinate43°46′17.76″N 11°15′37.44″E / 43.7716°N 11.2604°E43.7716; 11.2604Coordinate: 43°46′17.76″N 11°15′37.44″E / 43.7716°N 11.2604°E43.7716; 11.2604
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Realizzazione
ArchitettoGherardo Silvani

Palazzo degli Albizi è un edificio storico del centro di Firenze, situato in Borgo degli Albizi 12.

Il palazzo appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale, ed è dal 1913 sottoposto a vincolo architettonico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli stemmi dell'Arte della Lana e Calimala

La famiglia degli Albizi aveva molti possedimenti nel centro di Firenze, concentrati soprattutto nella strada che da essi prende il nome. Nonostante i momenti difficili della loro storia familiare, quando il capofamiglia Rinaldo degli Albizi venne esiliato per la sua opposizione politica a Cosimo de' Medici (1434), una parte della famiglia, quella legata a Luca degli Albizi, alleato di Cosimo, fu graziata e poté rimanere in città.

Il palazzo fu eretto attorno al 1500 su preesistenti case mercantili trecentesche in parte già di proprietà della famiglia Albizi in parte dei da Filicaia, fu restaurato su commissione di Luca di Girolamo degli Albizi tra il 1625 e il 1634 dall'architetto Gherardo Silvani, che vi fece - come documenta Filippo Baldinucci - molti lavori "con tanta magnificentia d'architetture tanto difficile sopra el vechio". Grazie al rispetto dell'esistente, almeno per quanto riguarda la facciata, tale intervento non stravolse il disegno originario, variamente ricondotto dagli studiosi a Baccio d'Agnolo o a Simone del Pollaiolo detto il Cronaca.

Pervenuto per via ereditaria ai Frescobaldi, il palazzo ha goduto nei primi anni settanta del Novecento di un intervento di restauro curato dall'architetto Emilio Dori (al quale negli anni ottanta altri sono seguiti condotti dallo stesso Dori in collaborazione con l'architetto Giancarlo Facchini) che, come a suo tempo sottolineato da Leonardo Ginori Lisci, "ha messo in luce molti particolari architettonici un tempo scomparsi, e ha valorizzato in pieno le importanti pitture settecentesche del quartiere terreno".

Assieme ai molti appartamenti privati, il palazzo accoglie la sede dell'Istituto Papirologico G. Vitelli.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La grande fabbrica si presenta ancora nelle nobili e austere forme proprie dell'architettura fiorentina del Rinascimento, con una facciata a intonaco dalla quale emergono gli elementi architettonici in pietra, quali, la cornice del portale, quelle delle finestre a bozze piatte, i marcapiano, il tutto coronato da un tetto fortemente aggettante, sempre nel solco della tradizione locale.

A Gherardo Silvani la letteratura tende ad attribuire sia la grande loggia a sei arcate inserita nella facciata posteriore (un tempo a guardare un vasto giardino, oggi, tamponata per metà, uno spazio asfaltato dove ancora resiste un alto albero di magnolia), sia la scala che si sviluppa sulla destra dell'androne.

Sulla facciata, sotto il ricorso del secondo piano, è un bello scudo dei primi del Cinquecento della famiglia Albizi (di nero, a due cerchi concentrici d'oro, con il capo d'argento caricato della croce di nero). Sopra il ricorso del primo piano, sul lato sinistro, sono le insegne dell'Arte della Lana e di Calimala; alla stessa altezza, agli estremi della fabbrica, si ripetono le armi degli Albizi.

Sopra il portone infine si trova una lapide, posta nel 1879 e trascritta da Francesco Bigazzi, che ricorda Vittorio degli Albizi, esperto di agronomia, morto nel 1877 senza discendenza maschile.

MDCCCLXXIX

VITTORIO DEGLI ALBIZI
NATO NEL 1838 MORTO NEL 1877
LA NOBILTÀ DEL SANGUE
ACCREBBE CON LO SPLENDOR DELLA VITA
DELLE INDUSTRIE PAESANE PROMOTORE SAPIENTE
DELL'AGRONOMIA E DELLA ENOLOGIA ESPERTISSIMO
DIÈ LAVORO A MOLTI ESEMPIO A TUTTI
QUANTO SIA POTENTE E RIVERITO
IL PATRIZIATO OPEROSO

Palazzo albizi targa 2.JPG
Loggetta interna
Cortile

Sulla sinistra, verso la torre degli Albizi (al numero civico 14), vi sia una soluzione di continuità data da un immobile che solo in un secondo tempo è stato adeguato nel disegno del fronte alla mole principale della fabbrica.

Il cancello che chiude l'androne presenta nuovamente uno scudo con l'arme degli Albizi, sempre nella versione caricata della croce dell'ordine teutonico.

Le pitture settecentesche di notevole impatto nel loro decorare senza soluzione di continuità gli ambienti, sono bene apprezzabili dalle vetrine sulla strada, che guardano a varie sale attualmente occupati da esercizi commerciali. Nel novero di queste pitture murali poste al terreno e presumibilmente collocabili tra gli anni trenta e quaranta del Settecento, si segnalano lavori attribuiti[1] a Domenico Maria Papi, Matteo Bonechi, Giuseppe Del Moro e Vincenzo Meucci.

Al primo piano è invece un piccolo ambiente, già adibito a cappella, decorato da un allievo di Bernardino Poccetti, e alcune pitture della seconda metà del Settecento, eseguite in occasione del matrimonio di un Albizi con Teresa Spinelli (1795).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Federico Fantozzi, Nuova guida ovvero descrizione storico artistico critica della città e contorni di Firenze, Firenze, Giuseppe e fratelli Ducci, 1842, p. 298, n. 81;
  • Federico Fantozzi, Pianta geometrica della città di Firenze alla proporzione di 1 a 4500 levata dal vero e corredata di storiche annotazioni, Firenze, Galileiana, 1843, p. 154, n. 358;
  • Nuova guida della città di Firenze ossia descrizione di tutte le cose che vi si trovano degne d’osservazione, con piante e vedute, ultima edizione compilata da Giuseppe François, Firenze, Vincenzo Bulli, 1850, p. 233;
  • Emilio Bacciotti, Firenze illustrata nella sua storia, famiglie, monumenti, arti e scienze dalla sua origine fino ai nostri tempi, 3 voll., Firenze, Stabilimento Tipografico Mariani e Tipografia Cooperativa, 1879-1886, III, 1886, p. 79;
  • Iscrizioni e memorie della città di Firenze, raccolte ed illustrate da M.ro Francesco Bigazzi, Firenze, Tip. dell’Arte della Stampa, 1886, pp. 1-2;
  • Ministero della Pubblica Istruzione (Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti), Elenco degli Edifizi Monumentali in Italia, Roma, Tipografia ditta Ludovico Cecchini, 1902, p. 251;
  • Janet Ross, Florentine Palace and their stories, with many illustrations by Adelaide Marchi, London, Dent, 1905, pp. 17-20;
  • Walther Limburger, Die Gebäude von Florenz: Architekten, Strassen und Plätze in alphabetischen Verzeichnissen, Lipsia, F.A. Brockhaus, 1910, n. 14;
  • Luigi Vittorio Bertarelli, Italia Centrale, II, Firenze, Siena, Perugia, Assisi, Milano, Touring Club Italiano, 1922, p. 83;
  • Augusto Garneri, Firenze e dintorni: in giro con un artista. Guida ricordo pratica storica critica, Torino et alt., Paravia & C., s.d. ma 1924, p. 251, n. XX;
  • Luigi Vittorio Bertarelli, Firenze e dintorni, Milano, Touring Club Italiano, 1937, p. 165;
  • Ettore Allodoli, Arturo Jahn Rusconi, Firenze e dintorni, Roma, Istituto Poligrafico e Libreria dello Stato, 1950, p. 203;
  • Walther Limburger, Le costruzioni di Firenze, traduzione, aggiornamenti bibliografici e storici a cura di Mazzino Fossi, Firenze, Soprintendenza ai Monumenti di Firenze, 1968 (dattiloscritto presso la Biblioteca della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Firenze Pistoia e Prato, 4/166), n. 14;
  • Leonardo Ginori Lisci, I palazzi di Firenze nella storia e nell’arte, Firenze, Giunti & Barbèra, 1972, I, pp. 495-498;
  • I Palazzi fiorentini. Quartiere di San Giovanni, introduzione di Piero Bargellini, schede dei palazzi di Marcello Jacorossi, Firenze, Comitato per l’Estetica Cittadina, 1972, p. 200, nn. 387-390;
  • Touring Club Italiano, Firenze e dintorni, Milano, Touring Editore, 1974, p. 175;
  • Piero Bargellini, Ennio Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978, I, 1977, pp. 40-41;
  • Gian Luigi Maffei, La casa fiorentina nella storia della città dalle origini all’Ottocento, con scritti originali di Gianfranco Caniggia, appendici documentarie di Valeria Orgera, Venezia, Marsilio, 1990, p. 130;
  • Marcello Vannucci, Splendidi palazzi di Firenze, con scritti di Janet Ross e Antonio Fredianelli, Firenze, Le Lettere, 1995, pp. 11-14;
  • Guido Zucconi, Firenze. Guida all’architettura, con un saggio di Pietro Ruschi, Verona, Arsenale Editrice, 1995, p. 79, n. 100;
  • Franco Cesati, Le strade di Firenze. Storia, aneddoti, arte, segreti e curiosità della città più affascinante del mondo attraverso 2400 vie, piazze e canti, 2 voll., Roma, Newton & Compton editori, 2005, I, p. 21;
  • Touring Club Italiano, Firenze e provincia, Milano, Touring Editore, 2005, p. 392;
  • Chiara Martelli in Atlante del Barocco in Italia. Toscana / 1. Firenze e il Granducato. Province di Grosseto, Livorno, Pisa, Pistoia, Prato, Siena, a cura di Mario Bevilacqua e Giuseppina Carla Romby, Roma, De Luca Editori d’Arte, 2007, p. 406, n. 72;
  • Lia Invernizi, Roberto Lunardi, Oretta Sabbatini, Il rimembrar delle passate cose. Memorie epigrafiche fiorentine, Firenze, Edizioni Polistampa, 2007, I, p. 22, n. 8;
  • Claudio Paolini, Case e palazzi nel quartiere di Santa Croce a Firenze, Firenze, Paideia, 2008, pp. 25-27, n. 19;
  • Claudio Paolini, Borgo degli Albizi. Case e palazzi di una strada fiorentina, Quaderni del Servizio Educativo della Soprintendenza BAPSAE per le province di Firenze Pistoia e Prato n. 24, Firenze, Polistampa, 2008, pp. 35-37, n. 12;
  • Claudio Paolini, Architetture fiorentine. Case e palazzi nel quartiere di Santa Croce, Firenze, Paideia, 2009, pp. 30-31, n. 24.
  • Lisa Leonelli, Palazzo degli Albizi: le sale terrene, in Fasto privato: la decorazione murale in palazzi e ville di famiglie fiorentine, I, a cura di Mina Gregori e Mara Visonà, Firenze, Edifir per l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, 2012, pp. 133-137.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ si veda il contributo di Lisa Leonelli