Omosessualità e cristianesimo

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Un sacerdote episcopale al gay pride di Boston

All'interno del Cristianesimo sono presenti visioni differenti riguardo al tema dell'omosessualità; questa viene in prevalenza considerata un peccato, ma si tratta di un tema controverso nel quale le diverse opinioni nascono da differenti approcci alle Scritture, da differenti opinioni sulla natura dell'omosessualità (condizione di peccato, malattia, o identità di genere), nonché da fattori socio-culturali e di sensibilità personale.

Bibbia e omosessualità[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Temi LGBT nella letteratura § Torah e tradizione giudaica.

Esistono alcune difficoltà da tenere presente nell'affrontare il tema "Bibbia e omosessualità": nella Bibbia non si trova una parola corrispondente al termine "omosessualità" che utilizziamo oggi con una serie di implicazioni che erano estranee al mondo culturale degli autori biblici e dei primi destinatari. I discorsi che possono toccare l'etica sessuale nella Bibbia sono occasionali più che dogmatici: rispondono cioè a occasioni particolari e situazioni concrete (ved. ad es. le lettere di Paolo). Di qui la difficoltà di rispondere alla domanda: che cosa dice la Bibbia sull'omosessualità? Di seguito sono elencati i passi biblici che sono normalmente considerati attinenti alla questione omosessuale, e sono brevemente esposte le varie posizioni che si trovano in ambito cristiano in proposito.

Antico Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Omosessualità ed Ebraismo.

La distruzione di Sodoma (Genesi 19, 1-29) e il delitto degli uomini di Gàbaa (Giudici 19, 11-30)[modifica | modifica wikitesto]

Il racconto della distruzione di Sodoma,o "il peccato di Sodoma",[1] narrato nel libro della Genesi è molto simile al racconto del delitto degli uomini di Gàbaa raccolto nel libro dei Giudici. Entrambi riferiscono del vizio libidinoso e della tendenza omosessuale dei sodomiti e degli uomini di Gàbaa.

Nel racconto di Sodoma:

« 4Non si erano ancora coricati, quand'ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sòdoma, si affollarono attorno alla casa [di Lot], giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. 5Chiamarono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini [gli angeli] che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!». »   (Genesi 19,4-5)

Nel racconto degli uomini di Gàbaa:

« 22Mentre si stavano riconfortando, alcuni uomini della città, gente iniqua, circondarono la casa, bussando fortemente alla porta, e dissero al vecchio padrone di casa: «Fa' uscire quell'uomo [il levita] che è entrato in casa tua, perché vogliamo abusare di lui». »   (Giudici 19,22)

Alcuni passi dopo le narrazioni proseguono con la richiesta agli uomini del popolo, da parte di Lot e del vecchio, di non commettere quell'infamia contro gli uomini ospitati. Affinché il popolo commettesse l'abuso richiesto senza toccare i suoi ospiti, Lot offrì le sue due figlie vergini, mentre il levita la sua concubina. La gravità della condizione del popolo sodomita e del popolo di Gàbaa, afflitto dal vizio e dal peccato, si risolve con la distruzione della propria città per mano dei due angeli ospitati da Lot nel racconto di Sodoma e per gli altri con l'immagine del corpo della concubina del levita smembrato in dodici pezzi.

Il biblista e commentatore cattolico Gianfranco Ravasi vede nell'episodio del peccato di Sodoma, punito con il fuoco e lo zolfo dal cielo, un emblema del giudizio divino sul male,[1] confermato anche dalle parole di san Pietro nella sua seconda lettera, in cui dichiara che la condanna di Dio nella distruzione della città di Sodoma è un monito a quanti vivono una condotta empia. In realtà per Ravasi nel racconto si intrecciano diversi peccati, quali la ribellione nei confronti di Dio attraverso l'idolatria e i peccati contro il prossimo, espressi nella violazione dell'ospitalità e nella libido sessuale violenta; per la tradizione jahvista, ricorda Ravasi, il peccato qui consiste innanzitutto nella violazione della legge dell'ospitalità, sacra per il mondo orientale antico.[1] Vi è anche una condanna dei culti cananei che invocano la fertilità, ivi inclusa la pratica dell'omosessualità sacra, di cui riferisce anche il libro del Levitico e il libro del Deuteronomio, in cui nell'atto sessuale con il sacerdote o la sacerdotessa di Baal, prostituti sacri, vi era la credenza illusiva di ricevere la fecondità. La condanna dell'autore sacro è rivolta maggiormente alle azioni di carattere sociale e teologico (l'idolatria, la violazione dell'ospitalita) più che all'azione morale (l'atto omosessuale) poiché, sempre secondo il biblista, i passi biblici non possono essere valutati alla stregua di un manuale di teologia morale. Infatti il tema dell'omosessualità nei passi del racconto di Sodoma, secondo Ravasi, assume il suo rilievo più nella tradizione popolare: si tratta di una tematica secondaria ma reale.[2]

Proibizioni sessuali (Levitico 18, 1-30) e Castighi (Levitico 20, 1-27)[modifica | modifica wikitesto]

Queste norme, che contengono un divieto esplicito dei rapporti sessuali tra uomini e uomini, si trovano all'interno del codice normativo che aveva la funzione di tener distinto Israele dalle altre nazioni. Si tratta di norme di purità.

« 22Non ti coricherai con un uomo come si fa con una donna: è cosa abominevole. 24Non rendetevi impuri con nessuna di tali pratiche, poiché con tutte queste cose si sono rese impure le nazioni che io sto per scacciare davanti a voi. 29Chiunque praticherà qualcuna di queste abominazioni, ogni persona che le commetterà, sarà eliminata dal suo popolo. »   (Levitico 18,22;24;29)
« Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte: il loro sangue ricadrà su di loro. »   (Levitico 20,13)

Solitamente il codice di purità non è applicato all'interno del cristianesimo (es. di altre norme di purità: circoncisione, norme alimentari, divieto di farsi tatuaggi o di radersi, impurità mestruale...). Molti cristiani basano la loro visione dell'omosessualità anche su queste norme, ritenendole comunque illustrative della volontà di Dio. Questa visione non è però unanimemente condivisa, sebbene negli insegnamenti di Gesù Cristo egli dica chiaramente di non essere venuto ad abolire la Legge o i Profeti ma per dare compimento (Matteo 5,17). Si tratta comunque di norme di "purezza", che servivano al tempo alla sopravvivenza del popolo ebraico. Difatti, si parla spesso di norme igieniche ed alimentari oltre che comportamentali, in questa luce il divieto di giacere con altri uomini potrebbe essere solo un monito volto a sostenere una maggiore fecondità.

Davide e Gionata (Primo e Secondo libro di Samuele)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Gionatan.

Le interpretazioni dei passi che descrivono la relazione affettiva tra Davide e Gionata sono varie:

« L'animo di Gionata si legò all'animo di Davide fino ad amarlo come se stesso. »   (1 Samuele 18,1)

Davide alla morte di Gionata esclama:

« La tua amicizia era per me preziosa più che amore di donna. »   (2 Samuele 1,26)

e tradotto anche come:

« Il tuo amore per me era più meraviglioso dell'amore delle donne. »   (2 Samuele 1,26)

C'è chi vi ha voluto vedervi solo un'amicizia profonda e un amore fraterno, invece, un vero e proprio rapporto d'amore. Nel mondo semitico non era nuova la tradizione letteraria di amicizie profonde tra uomini che sconfinavano anche nell'amore e nell'atto sessuale come accadeva per il poema di Gilgameš in cui l'eroe si univa ad amicizia con Enkidu.

Della vicenda di Davide e Gionata è stata fornita una spiegazione a carattere storico da Giovanni Garbini, che vede nella storia di questa amicizia, tramandata dai sacerdoti ebrei, un tentativo di screditare la monarchia a vantaggio del governo teocratico mostrandola come fonte di azioni peccaminose[3]. Il teologo e decano della Chiesa Protestante Unita Andrea Panerini, pur favorevole a una spiegazione e giustificazione biblica dell'omosessualità, parla di vero e proprio "abbaglio" dei cristiani queer, soprattutto di estrazione cattolico romana, su questo specifico brano, riconducendo il comportamento di Gionata e Davide a un rapporto di tipo vassallatico e cameratesco ed escludendo qualsiasi aspetto erotico.[4]

In ogni caso pensare che il profeta Davide, "il consacrato", "l'uomo secondo il cuore di Dio" (1Sam 13:14; At 13:22), abbia peccato di omosessualità, dopo che la legge giudaica nel libro del Levitico afferma "non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole" (Lev.18,22;20,13), appare sicuramente non conforme alla logica, tenendo anche conto del fatto che come narra la Scrittura ogniqualvolta Davide si discostava dalla via di Dio, veniva ripreso apertamente (vedi ad es. 2Sam.12,1-13;24,1-25), ma se egli si fosse invischiato in un abominio Dio lo avrebbe non solo ripreso ma anche rigettato.

Nuovo Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Nei Vangeli e negli insegnamenti di Gesù non sono presenti riferimenti diretti all'omosessualità. Una condanna esplicita dell'omosessualità viene solitamente rintracciata nelle lettere di Paolo:

« "Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.

Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa."  »   (Rom 1,24-28.32)

« O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio. »   (1 Corinzi 6,9.10)
« Sappiamo anche che la legge è fatta non per il giusto ma per gl'iniqui ed i ribelli, per gli empi ed i peccatori, per i sacrileghi e gl'irreligiosi, per coloro che uccidono padre e madre, per gli omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i mercanti di schiavi, per i bugiardi, per gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina »   (1 Timoteo 1,10)

Anche su questi passi biblici le interpretazioni non sono unanimi: se alcuni vi vedono una condanna dell'omosessualità come peccato, altri esegeti analizzano il senso dei versetti nel contesto del significato della lettera ai Romani e nell'ambito della teologia paolina della giustificazione per fede, e/o si occupano della questione della traduzione delle parole greche malakoi e arsenokoites, dimenticando però l'origine di Paolo e la sua conoscenza della legge e la convinzione che la legge stessa fu fatta per indicare a noi il peccato (Levitico 18-22), benché ora sia in vigore la "legge dello Spirito" che è tale in quanto permette la vittoria sul peccato a differenza di quella "antica" che si limitava ad indicarlo. (Per approfondire: [1]).

Tuttavia, una visione di coppia basata sull'amore tra un uomo e una donna è riscontrabile nella lettera dello stesso Paolo ai Colossesi:

« Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse. »   (Colossesi 1,18-19)

Gesù e l'omosessualità nei Vangeli[modifica | modifica wikitesto]

Riguardo in generale alla ricerca di parole di Gesù che riguardino il tema dell'omosessualità, non c'è una visione unanime tra i cristiani.

Il passo del Vangelo che si riferisce agli eunuchi (Matteo 19,12) non si considera in genere riferito agli omosessuali, nonostante alcuni esponenti del clero di altre confessioni cristiane vi vedano un riferimento al fenomeno transgender, in quanto si contraddicono alcune interpretazioni dell'A.T. sulla creazione del "maschio" e della "femmina". Ad esempio, si nota una certa contraddizione con il passo della Genesi che recita: "maschio e femmina li creò. L'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi". Gesù amplia il discorso e dice che ci sono anche "eunuchi che sono tali dalla nascita" (Mt 19,12): maschi (o femmine) che hanno interesse verso persone dello stesso sesso e non verso il sesso opposto, e quindi sono incapaci al matrimonio e a generare: "fin dalla nascita hanno un'avversione fisica verso la donna" (Clemente Alessandrino II/III sec., Stromata, 3,1,P.G. VIII, coll 1100 a).

Il teologo protestante Andrea Panerini cita tra i possibili testi in cui Gesù parla indirettamente di omosessualità l'episodio della guarigione del "servo" del centurione romano (Matteo 8,5-13)spiegando come intenzionalmente Matteo usi la parola greca παις (pais) ovvero "ragazzo" che può voler anche significare anche servitore (molto giovane) ma che implica una componente affettiva ed erotica sottolineando che nel I secolo d.C. i legionari romani di guarnigione nelle province avevano questi giovani nel loro seguito non solo come servitori ma anche come veri e propri amanti. [4] Ad ogni modo, prosegue Panerini:

«l'elemento centrale del racconto non è il rapporto che intercorre tra i due ma la fede del centurione che viene riconosciuta da Gesù, che compie anche che compie anche questo miracolo di guarigione: quello che conta è la fede del credente e non gli eventuali "rapporti non convenzionali". Anche in questo episodio, come in molti altri in cui sono protagoniste - per esempio - le donne, Gesù travalica i paletti della società del tempo, sconfina nel campo dell'amore e della misericordia di Dio non curandosi della lettera della legge che lascia ai farisei e agli scribi.» [4]

I pensatori cristiani e l'omosessualità[modifica | modifica wikitesto]

I predicatori, filosofi e teologi cristiani si pronunciarono molto severamente contro l'omosessualità esprimendo una condanna aperta e perentoria. Sant’Agostino scrive: “I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre” (Confessioni, c.III, p. 8). San Giovanni Crisostomo ribadisce: “Non solo le passioni degli omosessuali sono sataniche, ma le loro vite sono diaboliche” (Homilia IV in Epistola Pauli ad Romanos). San Pier Damiano dice dell'omosessualità: “Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi” (Liber Gomorrahanus). San Tommaso d'Aquino afferma: “Nei peccati contro natura in cui viene violato l'ordine naturale, viene offeso Dio stesso in qualità di ordinatore della Natura” (Summa Theologica, II-II,q.154,a.12.). Santa Caterina da Siena, riguardo agli omosessuali e alle loro pratiche erotiche, scrive: “Commettendo il maledetto peccato contro natura, quali ciechi e stolti, essendo offuscato il lume del loro intelletto, non conoscono il fetore e la miseria in cui sono” (Dialogo della Divina Provvidenza). San Bernardino da Siena afferma categoricamente: “Il peccato della sodomia maledetta è stato detestato sempre da tutti quelli che sono vissuti secondo Iddio” (Predica XXXIX).

La posizione attuale delle chiese cristiane[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa cattolica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Omosessualità e cattolicesimo.

La Chiesa cattolica afferma di non condannare la persona con tendenza omosessuale, pur considerando tale orientamento, come stabilito dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, "intrinsecamente disordinato",[5] non ammettendo l'atto omosessuale perché contrario alla "legge naturale" e dunque precludente al "dono della vita". Nel Catechismo della Chiesa Cattolica si afferma che:

« Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione. »
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358)

Chiesa ortodossa[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Omosessualità e Chiesa Ortodossa.

Chiese protestanti[modifica | modifica wikitesto]

In Italia la questione della compatibilità tra conversione e omosessualità è un argomento controverso (anche se non sempre dibattuto apertamente) all'interno di molte realtà protestanti: esistono diverse pubblicazioni a carattere teologico in merito, in molte chiese sono stati istituiti tavoli di riflessione anche a carattere interdenominazionale, ma di fatto non esiste un'opinione unanimemente condivisa tra i membri delle chiese protestanti.

In genere le chiese evangeliche (chiese pentecostali, chiese libere...) ritengono l'omosessualità un peccato e chiamano quindi gli omosessuali che intendano entrare a farne parte a rinunciare alle relazioni omosessuali.

Le chiese Protestanti classiche (luterani, riformati / presbiteriani, valdesi ecc) hanno generalmente un orientamento aperto, di solito convivono all'interno delle chiese le diverse sensibilità, (sia favorevoli che contrari all'omosessualità) senza che l'una prevarichi sull'altra, basandosi sul principio della libertà e responsabilità dei singoli credenti. In Italia le chiese valdesi e metodiste congiunte alle chiese battiste hanno preso nel 2000 una posizione ufficiale favorevole all'accoglienza in chiese delle persone omosessuali.

Dal 2017 è presente in Italia anche la Chiesa Protestante Unita, che supporta esplicitamente il movimento LGBTQ e che celebra i matrimoni tra persone dello stesso sesso. [6]

Dal 2015 è presente in Italia una comunità della Metropolitan Community Church, di cui fanno parte attualmente 222 congregazioni in 37 Paesi. La Metropolitan Community Church conduce un'opera missionaria particolare verso le comunità lesbiche, gay, bisessuali e transgender oltre ad occuparsi di giustizia sociale e salvaguardia del Creato. La Metropolitan Community Church ha avuto un ruolo centrale nelle vicende giudiziarie che hanno portato in alcuni Paesi all'introduzione del Matrimonio tra persone dello stesso sesso, e ogni anno celebra oltre seimila di questi matrimoni in tutto il mondo. Tutto ciò le è valso l'appellativo di "chiesa gay".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Gianfranco Ravasi, Il libro della Genesi, Città Nuova, 2001, pp. 96-103.
  2. ^ Gianfranco Ravasi, Il libro della Genesi, Città Nuova, 2001, p. 99.
  3. ^ www.culturagay.it
  4. ^ a b c Andrea Panerini, Fede cristiana e orientamenti sessuali, Doxa, 2016, pp. 21-24.
  5. ^ (EN) Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, vatican.va, 1º ottobre 1986.
  6. ^ (IT) ETICA – Chiesa Protestante Unita, su www.chiesaprotestanteunita.org. URL consultato il 02 agosto 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia (in ordine cronologico)[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]