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Nakagin Capsule Tower

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Nakagin Capsule Tower
Nakagin Capsule Tower 2008.jpg
Una vista frontale dell'edificio
Ubicazione
Stato Giappone Giappone
Regione Kantō
Località Tokyo
Indirizzo 8-16-10 Ginza, Chūō
Coordinate 35°39′56.2″N 139°45′48.2″E / 35.665611°N 139.763389°E35.665611; 139.763389Coordinate: 35°39′56.2″N 139°45′48.2″E / 35.665611°N 139.763389°E35.665611; 139.763389
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1970-1972
Inaugurazione 1972
Stile metabolismo
Uso residenziale e commerciale
Piani 13
Area calpestabile 3,091.23 m²
Realizzazione
Architetto Kishō Kurokawa

Il Nakagin Capsule Tower (中銀カプセルタワー Nakagin Kapuseru Tawā?) è un edificio ad uso misto residenziale e commerciale ubicato tra Shimbashi e Ginza a Tokyo, in Giappone, e progettato dall'architetto Kishō Kurokawa.

L'edificio è un raro esempio del movimento metabolista, emblematico della rinascita culturale del Giappone nel dopoguerra e primo esempio al mondo di capsula architettonica costruita per un effettivo utilizzo.[1] L'edificio è ancora in uso[2] ma a partire dal 2010 è stato progressivamente abbandonato.[3]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Nakagin Capsule Tower

Completato nel 1972 su progetto dell'architetto giapponese Kishō Kurokawa, l'edificio è uno dei pochissimi esempi del movimento metabolista giapponese tipico del secondo dopoguerra.[4]

Nella sua concezione l'architetto si è ispirato ad alcune delle strutture dell'Expo 1970 di Osaka e l'edificio è stato progettato per andare incontro principalmente alle esigenze abitative dei lavoratori pendolari o comunque da una tipologia di inquilino residente a Tokyo solo per brevi periodi, un neo-nomade definito da Kurokawa homo movens.[5]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Una vista dell’interno del Nakagin Capsule Tower
Un filmato del Nakagin Capsule Tower

L'edificio è composto da due torri, una di tredici piani e una di undici, interconnesse tra loro con passatoie installate ogni tre piani, realizzato con capsule sovrapposte ancorate con supporti e cavi d'acciaio alla struttura di cemento armato delle torri; dal piano terra si accede all'immobile attraverso un ampio atrio. Il numero totale delle capsule è 140 di cui 78 disposte nella prima torre (torre A) e 62 unità nella seconda (torre B).[1][6] Secondo alcune fonti il numero totale delle capsule non sarebbe 140, bensì 144.[5]

Tutte le capsule abitative misurano 2,3 metri di larghezza per 3,8 di lunghezza e 2,1 metri di altezza[6] e l'area di ciascuna di esse dovrebbe essere corrispondente a quella della stanza riservata nelle case giapponesi al tradizionale cha no yu.[2]

L'elemento più caratteristico è l'oblò che rappresenta l'unica finestra delle singole capsule abitative prefabbricate e che originariamente era possibile oscurare dall'interno con una tenda circolare costruita a foggia di ventaglio.[6] All'interno, due delle quattro pareti sono arredate da specifici mobili su misura che includono sportelli, televisione, telefono, un registratore audio, radio, una scrivania estraibile e, al di sotto dell'oblò, è ubicato il letto futon, nel più tipico stile giapponese.[1][2] Le capsule sono tutte dotate di un vano che ospita i servizi igienici del tutto analoghi a quelli presenti a bordo di aerei, navi o treni ma in cui è presente una vasca da bagno, secondo gli usi giapponesi. La cucina non è prevista anche se è disponibile un piccolo frigobar.[6]

La struttura principale era stata progettata per una durata di sessanta anni mentre i moduli abitativi si sarebbero dovuti sostituire ogni venticinque/trenta anni, studiati per essere rimovibili indipendentemente dalla loro ubicazione.[7]

Decadenza[modifica | modifica wikitesto]

Dopo anni di utilizzo residenziale e commerciale, dagli anni duemila il suo stato è andato progressivamente decadendo e dal 2007 è iniziato il suo progressivo abbandono anche a causa dell'ingente presenza di amianto. In aggiunta a ciò la preoccupazione sulla stabilità sismica della struttura ha convinto i residenti a votare per il suo abbattimento e per la costruzione di un nuovo immobile al suo posto o, in alternativa, per una completa ristrutturazione e sostituzione dei moduli abitativi.[3] Tuttavia, a causa della recessione immobiliare a nessuno dei progetti di ammodernamento è stato dato seguito.[1][2][3]

Contrariamente all'idea alla base del movimento metabolista, la struttura non si è mai "evoluta" e i moduli non hanno mai giovato di un processo di modernizzazione oppure sostituiti come previsto; i materiali usati non hanno resistito alla prova del tempo e, in mancanza di manutenzione, la ruggine e la corrosione hanno lasciato ampi segni sull'edificio creando grossi problemi specie nelle giornate piovose. Le vecchie tubature sono state sostituite ma le unità abitative non sono dotate di acqua calda e anche l'impianto di areazione centralizzato non può essere utilizzato per il pericolo derivante dalla coibentazione in amianto.[2][4] L'inefficienza del sistema di aria condizionata rende le capsule bollenti in estate, visto che il grande oblò non è apribile, sigillato in fase progettuale per evitare incidenti.[6] Nell'ottobre 2013 circa quaranta delle capsule abitative risultavano ancora occupate, alcune come abitazione principale, altre utilizzate come uffici o residenza secondaria, alcune altre destinate a deposito. Le unità abitative non utilizzate versavano in stato di abbandono, così come le aree comuni e gli ambienti di servizio.[2][4][8]

L'edificio nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Nicolai Ouroussoff, Architecture: Future Vision Banished to the Past, in The New York Times, 7 luglio 2009. URL consultato il 18 dicembre 2015.
  2. ^ a b c d e f (EN) Ana Luisa Soares, Filipe Magalhães, A Year in the Metabolist Future of 1972, su Failed Architecture, 26 giugno 2014. URL consultato il 18 dicembre 2015.
  3. ^ a b c (EN) Michiel van Iersel, Nagakin Capsule Tower, Shimbashi, Tokyo, su Failed Architecture, 11 settembre 2011. URL consultato il 18 dicembre 2015.
  4. ^ a b c L'avanguardia dimenticata, in Internazionale, 5 novembre 2013. URL consultato il 18 dicembre 2015.
  5. ^ a b Lin, 2010, p. 235.
  6. ^ a b c d e Filipe Magalhães, Ana Luisa Soares, Routine metabolista, in Domus, nº 969, Editoriale Domus S.p.A., maggio 2013. URL consultato il 20 dicembre 2015.
  7. ^ Lin, 2010, p. 236.
  8. ^ dalla città verticale di rotterdam alle capsule di tokyo, ecco il brutalismo raccolto in un libro, su www.dagospia.com. URL consultato il 13 giugno 2016.
  9. ^ (EN) The Wolverine film locations, su movie-locations.com. URL consultato il 18 dicembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Zhongjie Lin, Kenzo Tange and the Metabolist Movement: Urban Utopias of Modern Japan, Routledge, 2010, ISBN 978-1-135-28198-4.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]