Monumento naturale Caldara di Manziana

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Monumento naturale Caldara di Manziana
Tipo di area Monumento Naturale
Codice EUAP non assegnata
Stati Italia Italia
Regioni Lazio Lazio
Province Roma Roma
Comuni Manziana
Superficie a terra 89 ha
Provvedimenti istitutivi L. R. 26/10/1988
Gestore Comune di Manziana
Caldara di Manziana.jpg
Mappa di localizzazione

Coordinate: 42°05′23″N 12°05′59″E / 42.089722°N 12.099722°E42.089722; 12.099722Il Monumento naturale Caldara di Manziana è un'area protetta nel comune di Manziana, in provincia di Roma. L'area protetta fu istituita nel 1988 ed è situata all'interno del Parco naturale di Bracciano. Il 19 luglio 2006 la Commissione europea con la decisione 2006/613/CE ha adottato l'area della Caldara di Manziana come sito di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea con il codice IT6030009.

La caldara è facilmente raggiungibile in auto da Manziana, seguendo la Strada Provinciale 2c che collega Manziana con La Stazione di Furbara sulla Via Aurelia. A circa 5 km da Manziana si giunge alla via della Caldara, si gira a sinistra e si prosegue per circa 500 metri lungo una strada sterrata giungendo ad un piccolo parcheggio dove è possibile lasciare l'auto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Monterano.

Il territorio di Manziana e di Canale Monterano era consacrato dagli Etruschi al dio dell'oltretomba Manth (in latino Mantus): da questo prendeva il nome la silva Mantiana, grande area boscosa che dominava le colline ad occidente del Lago di Bracciano, di cui il vicino Bosco Macchia Grande è l'unico settore che ancora si conserva. L'associazione tra il bosco ed il dio degli Inferi Manth derivò probabilmente dall'aspetto tetro ed impenetrabile della foresta e dalla presenza diffusa di polle di acqua sulfurea, anticamente considerate una emanazione del mondo sotterraneo.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La caldara occupa una depressione circolare, probabilmente un piccolo cratere (caldera, da cui il nome), testimonianza attuale della antica presenza del Vulcano Sabatino che 600.000 anni fa occupava tutta la fossa tettonica compresa fra i dei Monti della Tolfa e il Monte Soratte.

Nella caldara sono riconoscibili tre ambienti naturali distintivi:

  • la palude di acque solfuree;
  • il boschetto di betulle;
  • la torbiera.

La palude solfurea[modifica | modifica wikitesto]

Emissione di anidride solforosa che provoca il gorgogliare dell'acqua nella palude

La zona centrale della caldara è occupata da una palude nella quale l'acqua gorgoglia in varie polle a seguito di emissioni gassose di anidride solforosa. La palude si è generata in quanto sul fondo della conca si è depositato nel tempo uno spesso strato di fanghi sulfurei di colore tra il bianco ed il giallo che essendo impermeabili trattengono l'acqua piovana o proveniente dai ruscelli circostanti.

Il fenomeno delle polle gorgoglianti è un classico esempio di vulcanismo secondario. L'acqua piovana, ovvero proveniente dalle falde freatiche, scende in profondità nelle fessure delle rocce sottostanti arricchendosi di minerali. Durante questo percorso, incontrando zone aventi una attività vulcanica residuale e quindi alte temperature, l'acqua si riscalda, tuttavia a causa dell'elevata pressione non può passare allo stato gassoso, ma essendo meno densa risale verso la superficie raffreddandosi parzialmente fino a circa 20 °C. Giunta in superficie l'acqua, ricca in particolare di composti minerali dello zolfo, incontra le acque di superficie, ricche di ossigeno, e dà luogo ad una reazione chimica in cui lo zolfo si deposita liberando gas (anidride solforosa e anidride carbonica) che provocano il classico odore empireumatico che caratterizza tutte le acque solfuree quindi anche la caldara di Manziana e che fanno al tempo stesso gorgogliare l'acqua dando l'impressione che bolla.

Il boschetto di betulle[modifica | modifica wikitesto]

La vegetazione della Caldara è principalmente costituita da macchia mediterranea e da querceti decidui. Tuttavia nella parte più esterna del bordo del cratere su un terreno argilloso è presente un boschetto di betulle bianche (Betula pendula). La presenza di questa specie, tipica dei territori nordici con clima freddo, risulta assai particolare a queste latitudini ed a soli 250 m di altitudine.

Sulla origine di questo boschetto ci sono almeno due ipotesi: la prima è che le condizioni locali della caldara con il suo acquitrino, hanno creato un micro-clima favorevole alla sopravvivenza della betulla, residuo di un periodo post-glaciazione. Una seconda ipotesi è che il boschetto sia di origine artificiale, piantato nella zona nei secoli scorsi, e sopravvissuto grazie alle condizioni climatiche locali.

La torbiera[modifica | modifica wikitesto]

Torbiera

La caldara con la sua conformazione costituisce un ambiente ideale per la formazione della torba. Infatti la conca centrale tende a raccogliere l'acqua piovana che viene trattenuta a causa dei fanghi impermeabili che si trovano sul fondo. In questo ambiente la vegetazione che cresce sul terreno (tipicamente Graminacee) progressivamente si decompone accumulandosi sul terreno mentre sopra ne cresce di nuova. Il basso spessore dell'acqua e un ambiente privo do ossigeno inibiscono i batteri e favoriscono dei processi chimici che provocano un progressivo arricchimento di carbonio nel materiale vegetale sepolto, dando così origine alla torba.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carla Picciurro, Monumento Naturale della Caldara di Manziana, Roma, Regione Lazio, 1999

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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