Moby Prince

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Moby Prince
Moby Prince.jpg
Descrizione generale
Civil Ensign of Italy.svg
TipoTraghetto
Proprietàdal 1985 Nav.Ar.Ma S.p.A. (Navigazione Arcipelago Maddalenino)
CostruttoriCammel Laird & Co Ltd
CantiereBirkenhead, Regno Unito
Varo2 febbraio 1968
Entrata in servizio14 ottobre 1968 come Koningin Juliana[1]
Nomi precedentiKoningin Juliana
Destino finaleDistrutto da un incendio (1991), affondata in porto (1998), trainata ad Aliağa nel 1998
Caratteristiche generali
Stazza lorda6.682 tsl
Lunghezza131,02 m
Larghezza20,48 m
Pescaggio5,1 m
Propulsione4 Motori 9-cyl M.A.N. Augsburg diesel 14.592 kW
Velocità19 nodi (35 km/h)
Capacità di carico360 auto
Passeggeri1.490

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Il Moby Prince è stato un traghetto di proprietà della famiglia di armatori Onorato tra il 1986 e il 1991, in servizio per la compagnia di navigazione privata Nav.Ar.Ma.

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Costruito nel 1967 nei cantieri navali Cammel Laird & Co Ltd a Birkenhead in Gran Bretagna per la compagnia olandese Stoomvaart Maatschappij Zeeland e varato con il nome di Koningin Juliana (regina Giuliana), fu acquistato dalla Nav.Ar.Ma nel 1986 ed è entrato in servizio l'8 maggio del medesimo anno; il traghetto stazzava 6187 tonnellate lorde ed era dotato di 4 motori Diesel che gli consentivano una velocità massima di 19 nodi. Lungo 131,5 metri e largo 20, aveva una capacità di carico di 1500 passeggeri e 360 veicoli.

Rogo del Moby Prince[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: disastro del Moby Prince.

La sera del 10 aprile 1991 il Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo entrarono in collisione al largo del Porto di Livorno.

Nel rogo successivo allo scontro tra il traghetto e la petroliera morirono 140 delle 141 persone a bordo del Moby Prince tra equipaggio e passeggeri. L'unico superstite fu il giovane mozzo napoletano Alessio Bertrand[2].

Il 28 maggio 1998 la nave, posta sotto sequestro, affondò nelle acque del Porto di Livorno mentre era ormeggiata alla banchina; in seguito fu recuperata per poi essere avviata alla demolizione in Turchia[3].

Il naufragio del Moby Prince è, in termini di perdita di vite umane, la più grave tragedia che abbia colpito la Marina mercantile italiana dal secondo dopoguerra[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Ferry Site
  2. ^ «Moby Prince», è ancora un mistero, sul Corriere della Sera del 28 settembre 2000
  3. ^ Il "Moby Prince" affonda nel porto, Marco Gasperetti su Il Corriere della Sera del 18 maggio 1998
  4. ^ May-Day, May-Day ci ha speronato una bettolina, Claudia Fusani su La Repubblica del 12 aprile 1991

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