Mistero di via Veneto

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Mistero di via Veneto
omicidio
Tipoaccoltellamento
Data2 maggio 1963
14:30
Luogovia Emilia, 81
Roma
StatoItalia Italia
Coordinate41°54′30.27″N 12°29′17.92″E / 41.908409°N 12.488312°E41.908409; 12.488312Coordinate: 41°54′30.27″N 12°29′17.92″E / 41.908409°N 12.488312°E41.908409; 12.488312
ObiettivoChrista Wanninger
ResponsabiliGuido Pierri
Motivazioneschizofrenia
Conseguenze
Morti1

Il mistero di via Veneto o omicidio di Christa Wanninger è un delitto commesso il 2 maggio 1963 a Roma in un palazzo in via Emilia, nei pressi di via Veneto, che divenne uno dei casi di cronaca nera che maggiormente attirò l'interesse dell'opinione pubblica nel periodo della Dolce vita.[1][2][3][4][5][6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Alle ore 14:30 del 2 maggio 1963 l'aspirante attrice e modella tedesca Christa Wanninger (Monaco di Baviera, 1º dicembre 1940) salì in ascensore per andare al quarto piano di un palazzo, a casa della sua amica, coetanea e connazionale Gerda Hodapp, ex ballerina nativa di Aquisgrana, anche lei venuta a Roma a cercare fortuna nel mondo dello spettacolo. Giunta sul pianerottolo, la ragazza venne raggiunta da undici colpi di coltello e ferita a morte, crollando senza riuscire a bussare alla porta dell'amica la quale, comunque, non aprì nonostante le grida d'aiuto della vittima; le urla vennero però sentite dagli altri condomini, che chiamarono un'ambulanza e la polizia; la Wanninger sarà dichiarata morta all'arrivo in ospedale.

Indagini[modifica | modifica wikitesto]

A coordinare le indagini è il commissario Domenico Migliorini, capo della Squadra mobile di Roma. I poliziotti accorsi sul posto suonarono subito al campanello dell'appartamento della Hodapp, che aprì solo alle ore 14:49 e dichiarò che all'amica che l'aveva preavvertita per telefono della sua visita, aveva detto di essere stanca e di non voler pranzare con lei, e che pertanto fino a quel momento stava dormendo e non si era accorta di nulla. Gli inquirenti sospettarono subito di lei, dato che avrebbe potuto conoscere l'assassino o magari averlo aiutato a fuggire.

Sia la portinaia sia altri abitanti dello stabile ricordarono di aver notato un uomo alto e magro, di una trentina d'anni circa e vestito con un completo blu, scendere tranquillamente le scale mentre loro si affacciavano sulla soglia o accorrevano al quarto piano. Il misterioso personaggio divenne il ricercato principale dalla polizia e venne ribattezzato l'uomo in blu dai media. Nella borsetta di Christa Wanninger vennero trovate due agende, mentre altre tre vennero rinvenute nella modesta stanza da lei occupata nella Pensione Leonardi nella vicina Via Sicilia al numero 24[7]: i nomi presenti nelle agende erano numerosi, perlopiù maschili, e comprendevano anche quelli di alcuni potenti dell'epoca. I nominativi vennero controllati, ma non portarono a nulla. Sia il convivente della Hodapp - proprietario dell'appartamento dove essa abitava - sia il fidanzato della vittima vennero presto scagionati perché in possesso di alibi certi, mentre la Hodapp, inizialmente accusata di favoreggiamento, venne detenuta a Rebibbia, con l'intento di convincerla a parlare ma, non fornendo alcun indizio utile, dopo poche settimane venne rimessa in libertà.

Nel 1964 il giornalista Maurizio Mengoni di Momento-sera ricevette una telefonata anonima da parte di un uomo che disse di essere il fratello dell'assassino e che dichiarò di sapere tutto sul caso Wanninger, chiedendo cinque milioni di lire per le informazioni. Mengoni però prese tempo e avvertì i Carabinieri, i quali risalirono a chi stava chiamando da una cabina telefonica di piazza San Silvestro: era un certo Guido Pierri, un oscuro pittore aversano di 32 anni. In tasca gli trovarono un coltello, simile a quello che uccise Christa Wanninger, in casa un abito blu e quattro quaderni in cui Pierri delineava una delirante filosofia superomista e misogina, raccontava i pedinamenti - e pianificava l'omicidio - di diverse donne e confessava addirittura l'assassinio della Wanninger; inoltre Pierri per il giorno dell'omicidio risultava privo di alibi. L'artista, però, affermava che le cose scritte nei diari erano fantasie d'ispirazione giornalistica, che lui con l'omicidio non c'entrava nulla e che, trovandosi in precarie condizioni economiche, intendeva soltanto fare un po' di soldi approfittando della notorietà del caso. In mancanza di prove certe, Pierri venne scagionato, mentre per i reati di tentata truffa e porto d'armi abusivo scontò un paio di mesi di carcere e poi beneficiò di un'amnistia.

Le indagini sembravano ormai in un binario morto, ma nel 1971 due giornalisti del settimanale tedesco Quick, spacciatisi per critici d'arte, e poi un cronista di Paese Sera, intervistarono Pierri nella sua casa-atelier di Carrara, e nel 1973 l'ex maresciallo dei Carabinieri ed ex addetto stampa del generale De Lorenzo Renzo Mambrini, andato in pensione proprio per potersi dedicare liberamente a una sua indagine parallela sul caso Wanninger, fece pubblicare un suo libro, "Christa", nel quale indicava in Pierri il vero colpevole e depositò un esposto alla Procura di Roma, inducendo gli inquirenti a riaprire il caso. Oltre alla mancanza di un alibi e agli scritti e ai disegni aggressivamente allusivi, a Pierri venne contestato il fatto di aver descritto, nel suo diario, particolari della scena del crimine mai divulgati dagli inquirenti. Così, nel 1976, venne disposta una perizia psichiatrica sul pittore che risultò affetto da un disturbo schizofrenico e, il 5 maggio 1977, venne rinviato a giudizio e arrestato di nuovo con l'accusa di avere ucciso la modella tedesca in un raptus dopo averla pedinata.

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 gennaio 1978 l'imputato viene assolto dalla Corte d'assise per insufficienza di prove, ma il 15 novembre 1985 la Corte d'assise d'appello - contro la richiesta del Procuratore generale, che avrebbe voluto la conferma della sentenza di primo grado - ribalta tale sentenza e dichiara Pierri colpevole di omicidio volontario benché totalmente incapace di intendere e di volere al momento del fatto. Il 15 marzo 1988 la Corte di Cassazione conferma la sentenza di appello: Pierri è dunque colpevole dell'omicidio della Wanninger, ma non andrà in carcere - perché non imputabile - né in un ospedale psichiatrico giudiziario - perché ritenuto ormai sano e non socialmente pericoloso. L'artista, che nel frattempo si è sposato e ha avuto una figlia, si è sempre dichiarato sano di mente e innocente, mentre la famiglia Wanninger ha sempre ritenuto che egli, al momento del fatto, fosse mentalmente incapace; e la Hodapp, che ha da tempo lasciato l'Italia, non è mai stata inquisita come probabile complice dell'assassino.[2]

Influenza culturale[modifica | modifica wikitesto]

Il caso Wanninger resterà, insieme al delitto che coinvolse i coniugi Bebawi, uno dei più emblematici casi di cronaca nera del periodo cosiddetto della dolce vita: se l'omicidio dell'uomo d'affari egiziano Farouk Chourbagi - avvenuto poco più di otto mesi dopo, anch'esso in prossimità di via Veneto - coinvolgerà personaggi di alto rango e principi del foro, l'assassinio della giovane tedesca farà puntare i riflettori su un sottobosco di playboy e mantenute, di particine cinematografiche ottenute in cambio di favori sessuali e sogni infranti di una vita migliore.

Al mistero di via Veneto verrà dedicata una puntata della serie Delitti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonio Pagliuso, L'uomo in Blu di via Veneto: lo strano caso dell'Omicidio di Christa Wanninger, su vanillamagazine.it, 31 agosto 2018. URL consultato il 17 dicembre 2018.
  2. ^ a b 'IO, GUIDO PIERRI, BOLLATO COME MOSTRO VI RACCONTO LA MIA VERITA' SU C - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 17 dicembre 2018.
  3. ^ Rai Storia, Il delitto di Christa Wanninger, su Rai Storia. URL consultato il 17 dicembre 2018.
  4. ^ Sangue nella strada della Dolce Vita, su www.iltempo.it. URL consultato il 17 dicembre 2018.
  5. ^ RISPUNTA L'OMBRA DEGLI 007 SULL'ASSASSINIO DI CHRISTA - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 17 dicembre 2018.
  6. ^ Sottoscrivi C+, su Corriere della Sera, 1º aprile 2014. URL consultato il 17 dicembre 2018.
  7. ^ https://books.google.it/books?id=U-wnqnPIx8EC&pg=PT6&lpg=PT6&dq=pensione+Leonardi+in+via+Sicilia+wanninger&source=bl&ots=CoZvM6tc7F&sig=ACfU3U24ikdYZWHQU4jOqTFPBCI8Oz4Hmg&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwj2gazVibDmAhWRZMAKHavvD1sQ6AEwAHoECAsQAQ#v=onepage&q=pensione%20Leonardi%20in%20via%20Sicilia%20wanninger&f=false

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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