Mehran Karimi Nasseri

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Merhan Karimi Nasseri all'aeroporto Charles De Gaulle nel 2005

Mehran Karimi Nasseri (IPA: [mehˈrɒn kæriˈmi nɒseˈri]) (in persiano: مهران کریمی ناصری;; Masjed-e Soleyman, 1942) è un rifugiato iraniano, noto per aver vissuto 18 anni presso l'aeroporto di Parigi Charles De Gaulle.

Autosoprannominatosi «sir Alfred Mehran», si definisce apolide, e ha vissuto per 18 anni, dall'8 agosto 1988 all'agosto 2006, presso il terminale 1 dell'aeroporto Charles De Gaulle, vicino a Parigi. La sua permanenza presso l'aeroporto ha ispirato la sceneggiatura del film statunitense The Terminal.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Merhan Karimi Nasseri nel 2004

Nasseri nasce a Masjed-e Soleyman nel 1942, figlio naturale di un medico iraniano impiegato presso l'Anglo-Iranian Oil Company e, come affermerà dopo la morte del padre, di un'infermiera scozzese. Nel 1973, arriva in Inghilterra per studiare presso l'università di Bradford; a seguito di questo suo soggiorno di studio, affermò poi che, nel 1976, fece ritorno in Iran ma, a causa del suo attivismo contro lo scià Mohammad Reza Pahlavi, venne arrestato ed espulso dal paese dopo quattro mesi di detenzione; tuttavia, questa sua affermazione è stata smentita da indagini successive che appurarono come nei confronti di Nasseri non sia mai stato emesso alcun ordine d'espulsione dal territorio nazionale[1]. In realtà, l'unico elemento della storia del suo passato che abbia finora trovato riscontro è quello che lo vedeva figurare tra i 20 studenti che, nel 1970, furono trattenuti dalle forze dello scià per interrogarli a seguito dello scoppio d'un moto di proteste contro un nuovo regolamento all'università di Teheran.

Comunque, Nasseri provò ad emigrare nel Regno Unito, che però gli rifiuta l'asilo politico; comincia così a vagare per l'Europa, finché dopo 5 anni, il 7 ottobre del 1981, la sua esistenza è ufficialmente riconosciuta dalle autorità belghe e ottiene la tessera di rifugiato № 86 399. Con tutti i documenti in regola, decide allora di recarsi nuovamente nel Regno Unito alla ricerca della sua presunta vera madre (che, per l'appunto, ha sempre asserito d'essere una suddita britannica di nazionalità scozzese) e, il 16 novembre 1984, prende un traghetto per Folkestone; però il Regno Unito lo respinge ancora e, poiché adesso è senza documenti, anche il Belgio gli nega l'ingresso: aveva infatti inviato le sue carte di rifugiato all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, a Bruxelles, nella speranza che le autorità britanniche non potessero rimpatriarlo in Belgio; inoltre mostra i primi segnali di un declino mentale, segnalato anche dal fatto che comincia a farsi chiamare «sir Alfred Mehran», mostrando inoltre d'ignorare chi sia il Mehran Karimi Nasseri a cui i suoi documenti fanno capo.

Nel 1985 sbarca finalmente in Francia, a Boulogne-sur-Mer, ma il governo francese lo condanna a tre mesi di carcere per essere entrato e aver soggiornato illegalmente sul suo territorio. All'uscita dal carcere Nasseri riprende a vagabondare facendo perdere le sue tracce; viene ritrovato nell'agosto del 1988 al terminale 1 dell'aeroporto Charles de Gaulle, mentre tenta nuovamente di imbarcarsi per l'Inghilterra. Nel 1992 la Francia è pronta a concedergli il permesso di soggiorno se presenta la sua tessera di rifugiato accordatagli dal governo belga, il quale chiede però che sia Nasseri in persona ad andare a ritirarla, ma egli non può uscire dalla Francia perché i suoi documenti sono all'estero. La situazione si sblocca sette anni dopo, nel 1999, quando viene accompagnato al tribunale di Bobigny per ritirare i suoi documenti, ma Nasseri sorprende tutti sostenendo che quei documenti sono errati e dichiara di chiamarsi "sir Alfred Mehran" e di non essere un cittadino iraniano. Nasseri ha continuato quindi a soggiornare al terminale 1 dell'aeroporto Charles De Gaulle fino all'agosto 2006 quando, per un'intossicazione alimentare, è stato ospedalizzato. Dimesso nel gennaio 2007, è stato preso in consegna dalla sezione locale della Croce Rossa francese dell'aeroporto; ha soggiornato per alcune settimane in un albergo vicino all'aeroporto, e il 5 marzo 2007 è stato trasferito in una casa di accoglienza gestita da Emmaüs France nel XX arrondissement di Parigi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Paul Berczeller, Paul Berczeller on the man who inspired Steven Spielberg's Terminal, in The Guardian, 6 settembre 2004. URL consultato il 12 aprile 2019.

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