The Terminal

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The Terminal
The terminal.png
Tom Hanks, Barry Shabaka Henley e Stanley Tucci in una scena del film
Titolo originaleThe Terminal
Paese di produzioneUSA
Anno2004
Durata130 min
Generecommedia, drammatico
RegiaSteven Spielberg
SoggettoAndrew Niccol, Sacha Gervasi
SceneggiaturaSacha Gervasi, Jeff Nathanson
ProduttoreLaurie MacDonald, Walter F. Parkes, Steven Spielberg
Produttore esecutivoJason Hoffs, Andrew Niccol, Patricia Whitcher
FotografiaJanusz Kaminski
MontaggioMichael Kahn
MusicheJohn Williams
ScenografiaAlex McDowell
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
(EN)

« I wait. »

(IT)

« Io aspetto. »

(Viktor Navorski)

The Terminal è un film del 2004 diretto da Steven Spielberg ed interpretato da Tom Hanks, Catherine Zeta-Jones e Stanley Tucci.

È stato presentato, fuori concorso e come "evento speciale", alla 61ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

New York, Stati Uniti. Viktor Navorski è un cittadino di un (immaginario) Stato dell'Europa orientale, la Cracozia. Quando atterra a New York, scopre che nel suo Paese è avvenuto un feroce colpo di Stato, proprio mentre si trovava in aereo, diretto verso l'ambita America. Costretto a sostare nell'Aeroporto Internazionale "John Fitzgerald Kennedy", con un passaporto ormai privo di validità, Viktor si vede negato il visto d'entrata per gli Stati Uniti e impedita, da parte del capo della sicurezza Frank Dixon, la possibilità di far ritorno a casa, dovendo quindi restare all'interno del terminal dedicato ai voli internazionali, senza possibilità di varcare la frontiera. Con il passare dei mesi, Viktor scoprirà a poco a poco il mondo del terminal, pieno di personaggi originali ed inaspettate manifestazioni di generosità, divertimento e, perfino, romanticismo. Si sviluppa, quindi, la storia di una persona che si adatta a vivere in un nonluogo, che per la maggior parte delle persone è solo un punto di passaggio, imparando l'inglese, facendosi accettare e stringendo delle relazioni con le persone che lavorano nell'aeroporto, fino a trovare anche l'amore per una dolce hostess, Amelia Warren.

Inizialmente trattenuto per soltanto un giorno, Viktor si ritrova a dover vivere per giorni, e poi mesi, in aeroporto, con la necessità di dormire e mangiare: inizia a stendersi su alcune sedie in un'area abbandonata, che smonta per poter dormire più comodamente; per quanto riguarda il cibo, inizialmente si arrabatta con i cracker e le salsine distribuiti gratuitamente, per poi scoprire di poter guadagnare qualche moneta risistemando i carrelli, denaro che spende al ristorante dell'aeroporto. Dixon lo osteggia assumendo un addetto ai carrelli, ma in suo aiuto arriva il giovane addetto alla mensa Enrique Cruz: quest'ultimo è innamorato della bella agente Torres, da cui Viktor va quotidianamente per farsi timbrare i documenti e per tentare, invano, di entrare a New York. Enrique, troppo timido per dichiararsi, offre a Viktor del cibo in cambio di informazioni sulla donna. Grazie all'operato di Viktor, i due si innamoreranno e convoleranno a nozze. In questo periodo Viktor impara anche l'inglese.

Viktor diventa famoso in tutto l'aeroporto quando un viaggiatore russo viene trattenuto per possesso di farmaci senza ricetta: l'uomo doveva portarli dal Canada al padre malato ed è visibilmente disperato, ma si scontra con l'inflessibilità di Dixon. Viktor viene convocato in quanto l'unico a sapere il russo (o un dialetto dello stesso) e, capendo la situazione drammatica dell'uomo, traduce che le medicine sono per la capra, non per il padre: questo perché non è necessaria la ricetta per farmaci per animali.

All'inizio della storia, Viktor conosce la bella hostess Amelia Warren, che però è l'amante di un uomo, Max. Tra un viaggio della donna e l'altro, Viktor ha più occasioni per poter rivedere la donna, scoprire che ha lasciato Max e poterla invitare a cena (sempre nell'aeroporto). Amelia, dal canto suo, capisce molto tardi la condizione particolare di Viktor, credendo che anche lui sia un frequente viaggiatore.

Dixon, che già durante l'obbligata permanenza di Viktor nel Terminal negò qualsiasi richiesta di aiuto da parte di quest'ultimo (vedendolo inizialmente come un fastidioso "problema burocratico"), decide di scoprire cosa l'uomo nasconde nel suo misterioso barattolo di noccioline e perché sia venuto a New York, mistero che Viktor rivelerà inizialmente solo ad Amelia: il barattolo infatti contiene ciò che lui chiama "Jazz" ovvero una raccolta di autografi e locandine dei Jazzisti più famosi, e rivela inoltre che il vero motivo del suo viaggio a New York è proprio per ottenere l'ultimo autografo della collezione, desiderio chiestogli dal padre, grande appassionato di Jazz, prima di morire.

Quando finalmente torna la pace in Cracozia, Viktor riesce ad ottenere i documenti validi, ma Dixon arriva perfino a minacciarlo: se non avesse preso immediatamente l'aereo per tornare nel suo paese, avrebbe fatto licenziare i membri dello staff che durante la sua permanenza avevano aiutato Viktor, fra cui anche l'addetto alle pulizie Gupta (fuggito dal suo paese d'origine, l'India, anni prima, dove gestiva una piccola attività, per aver accoltellato un poliziotto corrotto che lo vessava richiedendo soldi continuamente in cambio di "protezione").

Sarà proprio Gupta ad aiutarlo, praticamente "autolicenziandosi" e facendogli capire che non deve arrendersi e che la sua missione nella Grande Mela è più importante di qualsiasi cosa. Giunto all'uscita del Terminal, incontra per l'ultima volta Amelia, la quale però alla fine deciderà di non seguirlo, per tornare da Max.

Una volta uscito, Viktor finalmente riesce ad ottenere l'autografo di Benny Golson, l'ultimo Jazzista, e si prepara per fare ritorno a casa.

Ispirazione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è ispirato alla storia vera del rifugiato iraniano Mehran Karimi Nasseri: giunto nel 1988 all'aeroporto di Parigi "Charles de Gaulle", dopo essersi visto rifiutare il visto di ingresso dal Regno Unito a seguito del furto del suo passaporto, le opportunità offerte dalle Autorità francesi furono due: il rimpatrio o la permanenza in Francia. Mehran Karimi Nasseri ha vissuto nel "Terminal 1" dell'aeroporto della capitale francese sino ad agosto 2006. Sembra che Steven Spielberg abbia versato all'iraniano circa 300 mila dollari per poter portare sulla scena la sua storia[2].

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film prevedeva un finale differente (nel quale Amelia andava a New York con Viktor), ma le anteprime presso il pubblico convinsero Spielberg a girarne un altro. Il ritardo nella lavorazione ha fatto slittare il successivo progetto di Spielberg, Munich, ma gli ha dato la possibilità di iniziare prima le riprese de La guerra dei mondi.

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

L'aeroporto in cui è stato girato il film è il Mirabel International Airport di Montreal, in Canada. La maggior parte delle scene in interno è stata girata in un set realizzato appositamente all'interno di un hangar a Palmdale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Venezia 61, i film fuori concorso in mostra, su filmup.leonardo.it.
  2. ^ Paul Berczeller, The man who lost his past, The Guardian, 6 settembre 2004.

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