Mario Lupo (partigiano)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Mario Lupo
 – 30 marzo 1944
Morto aCepparo di Rivodutri
Luogo di sepolturaignoto
Dati militari
Paese servitoItalia Regno d'Italia
Forza armataFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
ArmaCavalleria
SpecialitàLancieri
RepartoLancieri di Montebello, Fronte Militare Clandestino, Banda patrioti di Cepparo di Rivodutri - Battaglione "Calcagnetti"
Anni di servizio1943 - 1944
GradoSottotenente
Comandante partigiano
ComandantiGiuseppe Cordero Lanza di Montezemolo
GuerreSeconda guerra mondiale
BattaglieBattaglia di Porta San Paolo
Battaglia di Poggio Bustone
cause della morte e luogo di sepoltura ignoti
voci di militari presenti su Wikipedia

Mario Lupo (?, ? ... – Rivodutri, ? 1944) è stato un militare e partigiano italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di Mario Lupo non si conoscono le generalità, malgrado nome e ruolo di comandante partigiano siano ricorrenti nelle memorie di Alfredo Filipponi[1], comandante della Brigata Garibaldina "Antonio Gramsci". Ulteriori dati, emersi durante il processo istruito nel 1949 dal Tribunale di Terni contro alcuni membri della "Gramsci, descrivono Lupo originario dell'Emilia e ufficiale dei Lancieri di Montebello[2][3], storico reparto di cavalleria scioltosi il 16 settembre 1943 in seguito alla sconfitta dei reparti italiani a Porta San Paolo (10 settembre) e all'occupazione germanica della Capitale. Considerato che già dal 9 settembre 1943 i militari sopravvissuti allo sbandamento e all'arresto per mano tedesca erano passati in clandestinità, è plausibile che Lupo abbia raggiunto il reatino con i superstiti della sua unità per congiungersi o per porsi agli ordini dell'unità di partigiani "con le stellette" comandata da Vincenzo Toschi[4][5], colonnello dei Carabinieri e ufficiale del Servizio Informazioni Militare, che si muove fra le province di Roma, Viterbo e Rieti. Un'ipotesi supportata dal fatto che, prima del gennaio-febbraio 1944, le uniche formazioni resistenti attve in centro Italia fossero quelle legate al Fronte Militare Clandestino[6].

Presunta morte e memoria[modifica | modifica wikitesto]

In base alle informazioni fornite dal suddetto diario di Filipponi e dalle testimonianze processuali, di Mario Lupo non si hanno più notizie a partire dal 30 marzo 1944[7]. Le cause e il luogo della morte sono ignote, malgrado il militare e partigiano Lupo comandasse una banda particolarmente agguerrita, distaccata a Cepparo frazione di Rivodutri. Agguerrita perché è la sua unità ad attaccare, il 10 marzo 1944[8], le forze dell'Esercito Nazionale Repubblicano e della Guardia Nazionale Repubblicana mentre svolge attività anti-partigiana a Poggio Bustone, uccidendo il Questore di Terni Bruno Pennaria, caduto insieme al vice commissario Gustavo Trotta e alle guardie di pubblica sicurezza Sante Berton, Nicola Dell’Aquila e Umberto Ferretti[9][10]. Un'azione significativa, dunque, nonché una delle prime e più importanti della Resistenza in Umbria e nell'Alto Lazio il cui principale protagonista è proprio Lupo che ancora, il 25 successivo, assalta e saccheggia un deposito d'armi della GNR[11]. Va da sé che l'improvvisa scomparsa di una così nota figura avrebbe dovuto suscitare, nei compagni della Brigata, un qualche interrogativo. Invece da quella data il comando della "Gramsci" pone a capo della banda di Cepparo un proprio uomo, Emo Battisti, senza mai più fare riferimento a Lupo e alla sua vicenda tanto che il nome del partigiano (ammesso fosse il suo vero nome) neanche compare nella documentazione e nella bibliografia successive al giorno della scomparsa. Tuttavia è proprio il comandante Filipponi a sollevare l'ipotesi della morte, scrivendolo nel suo diario[12] in data 6 aprile 1944[13]. In un notiziario datato 25 maggio e dedicato alle attività delle bande nell'Umbria meridionale, la Guardia Nazionale Repubblicana segnala un "Lupo" a capo di gruppo operanti in zona Buonacquisto, frazione del Comune di Arrone (TR), ma non essendovi ulteriori dati è difficile sostenere si tratti dello stesso "Lupo" che combatteva a Cepparo di Rivodutri. Nel dopoguerra, nell'ambito dei succitati processi, è emerso che il partigiano avrebbe lasciato la "Gramsci" per divergenze sul trattamento da riservare a presunte spie; uno dei teste riferisce invece che sia stato assassinato per dissapori con i garibaldini. Ipotesi e supposizioni che non hanno permesso di ricostruire il contesto nel quale sia avvenuta la presunta morte, né in generale quale sia stata la fine del capo di una delle prime e più operative bande partigiane della Resistenza nell'Italia centrale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Filipponi A., Gubitosi G. (a cura di), Diario di un comandante partigiano, Editoriale Umbra, Foligno 1991
  2. ^ Marcellini M., I giustizieri: 1944, la Brigata 'Gramsci' tra Umbria e Lazio, Mursia 2009
  3. ^ De Angelis P., LA BELLA FANCIULLA Don Concezio e la Resistenza nell’altopiano umbro-reatino 1943-1944, Dalia Edizioni, coll. Interamna 2014
  4. ^ Piscitelli E., Storia della Resistenza romana, Laterza 1965
  5. ^ Gasparini M., Razeto C., 1944: Diario dell'anno che divise l'Italia, Castelvecchi 2014
  6. ^ Il contributo dei militari alla Guerra di Liberazione in Italia. Montezemolo e il Fronte Militare Clandestino
  7. ^ Dizionario Biografico Umbro dell'Antifascismo e della Resistenza - Raoul Angelini-
  8. ^ De Angelis P., in op. cit.
  9. ^ Caduti Polizia - Antonio Pannaria -
  10. ^ Notiziario del 14 marzo 1944, pag. 23, Sez. "Notizie pervenute nelle ultime ore", notiziario relativo ad attività di: 116ª Legione Guardia Nazionale Repubblicana (G.N.R.)
  11. ^ Marcellini M., I giustizieri, p. 166
  12. ^ Gubitosi G., in op. cit
  13. ^ Mario Lupo, il partigiano cancellato dalla Resistenza, IlGiornale.it, 25/04/2007

Bigliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Piscitelli E., Storia della Resistenza romana, Laterza 1965
  • Gasparini M., Razeto C., 1944: Diario dell'anno che divise l'Italia, Castelvecchi 2014
  • Gubitosi G., Il diario di Alfredo Filipponi, comandante partigiano, Editoriale Umbra, Foligno 1991
  • Marcellini M., I giustizieri: la Brigata 'Gramsci' tra Umbria e Lazio'', Mursia 2009