Mariano D'Amelio

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Mariano D'Amelio
Marianodamelio.jpg
Mariano D'Amelio nel 1923

Senatore del Regno d'Italia
Durata mandato 1º gennaio 1924 –
Incarichi parlamentari
  • Vicepresidente del Senato (30 aprile 1929-19 gennaio 1934);
  • Membro della Commissione per l'esame dei disegni di legge "per la delega dei pieni poteri al Governo per la riforma dei codici" (6 giugno 1925);
  • Membro della Commissione per l'esame del disegno di legge "Nuovo codice penale militare" (14 giugno 1926);
  • Membro della Commissione per l'esame del disegno di legge "Norme per l'esercizio delle funzioni giudiziarie del Senato nei casi indicati dall'art. 37 dello Statuto del Regno" (31 maggio 1928);
  • Membro della Commissione per l'esame dei disegni di legge "provenienti dalla Camera dei Deputati durante l'intervallo dei lavori del Senato" (20 novembre 1928);
  • Membro della Commissione per il regolamento interno (4 maggio 1929-19 gennaio 1934);
  • Presidente della Commissione d'istruzione dell'Alta Corte di Giustizia (25 giugno-17 dicembre 1929. Dimissionario);
  • Membro della Commissione per l'esame del disegno di legge "Norme sul reclutamento e sulla carriera dei magistrati" (7 marzo 1930);
  • Membro della Commissione per il giudizio dell'Alta Corte di Giustizia (1º maggio 1934-2 marzo 1939);
  • Membro della Commissione di finanze (1º maggio 1934-2 marzo 1939), (17 aprile 1939-5 agosto 1943).

Dati generali
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione magistrato

Mariano D'Amelio (Napoli, 4 novembre 1871Roma, 19 novembre 1943) è stato un magistrato e politico italiano, primo presidente della Corte suprema di cassazione dal 1923 al 1941 e dal 1924 Senatore del Regno.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Camillo e di Luisa Manganelli, è uditore giudiziario presso la Corte d'appello della sua città già nel 1893, passando poi ai tribunali di Lagonegro, Isernia ed infine a Roma. Il fratello del padre, Antonio, sacerdote fondò il periodico napoletano La Scienza e la fede. Il fratello maggiore, Salvatore D'Amelio, fu, tra l'altro, primo presidente della corte d'appello dell'Aquila; anche il fratello Gaetano fu magistrato e raggiunse il grado di procuratore generale di corte d'appello.

In rapporti con il governatore italiano dell'Eritrea (allora colonia italiana) Ferdinando Martini, tra il 1899 ed il 1905 è giudice e poi presidente del tribunale di Massaua, divenendo infine presidente del Tribunale d'appello della colonia.

Rientrato a Roma, è capo di gabinetto del ministero di Grazia e Giustizia fino al 1911, quando diventa Direttore generale del ministero delle Colonie (1911-1912).

Viene nominato consigliere di cassazione per poi dedicarsi prevalentemente all'attività di dirigente di massimo livello di vari ministeri e della stessa presidenza del Consiglio, dove guida l'ufficio legislativo (1916-1918).

Nel 1918 fa parte della delegazione italiana alla Conferenza della pace di Parigi, che pose fine alla prima guerra mondiale; assume, nello stesso anno, la segreteria generale della Commissione per il dopoguerra. Fra il 1920 ed il 1922, è procuratore generale delle Corti d'appello di varie città italiane e per ultimo Presidente della Corte di appello di Casale Monferrato.

Dal 15 ottobre 1923 è primo presidente della Corte suprema di cassazione unificata da Mussolini. Restò presidente della suprema corte fino al 1941.

Nel 1924 ricevette la nomina regia di senatore del Regno, e, a Palazzo Madama, fu anche vicepresidente dal 1929 al 1934.

Membro della Società geografica italiana dal 1927 e accademico dei Lincei dal 1932, sarà anche presidente dell'Istituto internazionale per l'unificazione del diritto privato (UNIDROIT) e della Società italiana per il progresso delle scienze.

In ambito giudiziario, ricoprirà altresì gli incarichi di presidente del Consiglio superiore della magistratura e della Suprema corte disciplinare del CSM.

Aveva il titolo nobiliare di conte.

Memoria postuma[modifica | modifica wikitesto]

Il nome di Mariano D'Amelio ricorre nella storia d'Italia anche in maniera del tutto estranea alla sua illustre biografia in quanto indissolubilmente legato a quello della strage di via D'Amelio. All'antico collega napoletano è infatti dedicata la via di Palermo nella quale, il 19 luglio del 1992, perse la vita, assieme a cinque agenti della sua scorta, il magistrato Paolo Borsellino, vittima di un attentato di stampo mafioso-terroristico.

Anche a Napoli, nel quartiere Arenella dove il magistrato nacque, c'è una via a lui intitolata.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano
— 16 luglio 1941

Note[modifica | modifica wikitesto]


Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN40561510 · ISNI (EN0000 0000 6136 8360 · SBN IT\ICCU\CUBV\045089 · LCCN (ENno2013038122 · GND (DE133312909 · BNF (FRcb169173290 (data) · BAV ADV10890474 · WorldCat Identities (ENno2013-038122
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  1. ^ presidente della Corte di cassazione di Roma