Vai al contenuto

Marco Manilio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Manilio in una xilografia di Albrecht Dürer (ca. 1515)

Marco Manilio (in latino: Marcus Manilius; I secolo a.C.I secolo) è stato un poeta e astrologo romano in lingua latina, autore di un poema didascalico, gli Astronomica.

Sulle sue origini si possono soltanto avanzare delle ipotesi, la più accreditata è quella di origini orientali (forse asiatico, di Antiochia) o africane, contesti nei quali l'astronomia e l'astrologia godevano di grande importanza.

​È sicuro che Manilio visse a cavallo tra i regni degli imperatori Ottaviano Augusto e Tiberio. La composizione degli Astronomica è databile con precisione tra il 9 d.C (il termine post quem, poiché nel libro I si rievoca la sconfitta romana nella battaglia di Teutoburgo) e il 19 d.C. (il termine ante quem, anno della morte di Germanico, il quale negli Aratea dimostra di conoscere già l'opera di Manilio). L'opera, che tratta di astronomia e astrologia, ha come modello strutturale il De rerum natura di Lucrezio, ma è impregnata di filosofia stoica.

Nessuno degli autori antichi lo cita e la sua opera sopravvisse confinata in un ambito strettamente specialistico e di pura consultazione, ai margini del circuito scolastico e del mercato librario dell'epoca. Disperso in età medievale, il testo fu riscoperto dall'umanista Poggio Bracciolini nel 1417.

La sfera di Manilio, disegno di Wenzel Hollar (XVII secolo)

L'opera di Manilio si divide in cinque libri, il primo dei quali è dedicato all'astronomia, con una descrizione del cosmo che comprende le ipotesi sulla sua origine, le stelle, i pianeti, i circoli celesti, le comete; nel secondo si analizzano le caratteristiche dei segni dello zodiaco e le possibilità offerte dalle loro congiunzioni; il terzo libro descrive il modo di determinare l'oroscopo e analizza le dodici sorti soffermandosi sul Locus Fortunae, mentre il quarto analizza i segni zodiacali ed il loro influsso sui corpi umani e nel quinto vengono esaminati i segni extra-zodiacali.

L'ultimo libro, tuttavia, si conclude bruscamente, sicché molti studiosi hanno quindi ritenuto che si tratti di un'opera incompiuta che l'autore non poté completare a causa del suo decesso oppure, secondo altre fonti, a causa del bando contro gli astrologi indetto da Tiberio all'inizio del proprio principato.

Il mondo poetico e concettuale di Manilio

[modifica | modifica wikitesto]

Manilio, al pari di Lucrezio, deve sforzarsi per rendere comprensibili ai Romani dei concetti oscuri, a questo scopo deve piegare il latino ad esprimere idee astratte attraverso l'uso di neologismi e di grecismi, oltre che con frasi costruite in modo spesso complesso. Gli Astronomica, infatti, appartengono al genere didascalico, che ormai a Roma aveva come principale modello proprio Lucrezio, da cui Manilio riprende il gusto per l'allitterazione, l'uso dei proemi con l'annuncio dell'argomento, i riepiloghi posti alla fine di ogni brano e i frequenti appelli al lettore.

Nonostante le somiglianze formali fra il De Rerum Natura e gli Astronomica, la posizione di Manilio, per quanto concerne l'astronomia, non poteva essere più diversa da quella di Lucrezio, secondo cui le stelle ed i pianeti si muovevano in modo casuale; Manilio, invece, ritiene non solo di aver trovato un ordine nel moto degli astri, ma anche che essi influenzino il comportamento ed il destino degli uomini.

Non solo le differenze fra gli individui, ma anche quelle fra gli interi popoli verrebbero ricondotte ai diversi influssi astrali legati alla diversa latitudine. Questa forma di determinismo geografico è piuttosto diversa da quella di Tacito (basata su cause climatiche e legata agli aspetti culturali dei vari popoli). In essa ad influenzare un popolo non sono le condizioni ambientali e climatiche, bensì la fitta rete di corrispondenze fra macrocosmo (quello delle stelle) e microcosmo (quello degli uomini). Il modello etnoastrologico, quindi, consentirebbe di conoscere le caratteristiche di un popolo, cioè la sua bellicosità, la sua cultura ecc., semplicemente sapendo dove esso è ubicato. Ma dalla rigidezza dello schema si poteva fuggire facilmente: i troppi parametri in gioco (posizione di stelle, Sole, singoli pianeti) e la tremenda complessità del sistema consentirebbero, con un po' di abilità, di predire tutto ed il contrario di tutto.

  • Maurizio Bettini (a cura di), Alla Ricerca del Ramo D'Oro, letteratura e antropologia di Roma antica, Scandicci, La nuova Italia, 2005.
  • (LA) Marco Manilio, Astronomicon, [Lugduni Batauorum], ex Officina Plantiniana, apud Christophorum Raphelengium, academiae Lugduno-Batauae typographum, 1600. URL consultato il 14 marzo 2015.
  • Marco Manilio, Il poema degli astri (Astronomica), a cura di Simonetta Feraboli, Enrico Flores e Riccardo Scarcia, 2 voll., Mondadori - Fondazione Lorenzo Valla, 1996-2001, ISBN 9788804406723.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN) 22137113 · ISNI (EN) 0000 0001 1856 0813 · SBN RAVV015316 · BAV 495/31837 · CERL cnp01316223 · LCCN (EN) n79055083 · GND (DE) 118577077 · BNE (ES) XX1029392 (data) · BNF (FR) cb11886875w (data) · J9U (EN, HE) 987007265089905171 · NDL (EN, JA) 00448686 · CONOR.SI (SL) 56661091