Lucio Quinzio Cincinnato Capitolino (tribuno consolare 386 a.C.)

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Lucio Quinzio Cincinnato Capitolino
GensQuintia
Tribunato consolare386 a.C., 385 a.C., 377 a.C.

Lucio Quinzio Cincinnato Capitolino (... – ...) è stato un politico e militare romano.

Primo tribunato consolare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 386 a.C. fu eletto tribuno consolare con Quinto Servilio Fidenate, Marco Furio Camillo, Servio Cornelio Maluginense, Lucio Orazio Pulvillo e Publio Valerio Potito Publicola[1].

Quando Anzio riprese le armi contro Roma, sostenuta anche da giovani fuorisciuti Latini ed Ernici, il Senato decise di affidare le operazioni belliche a Furio Camillo, che volle con sé il collega Publio Valerio. A Quinto Servilio fu affidato il compito di organizzare un esercito da porre nella campagna romana, a difesa della città da possibili attacchi degli Etruschi, a Lucio Quinzio fu affidato il compito di presidiare le mura cittadine, ed a Lucio Orazio di organizzare tutto l'approvvigionamento di guerra[1].

Quando poi, sconfitti i Volsci, i romani si volsero contro gli Etruschi che stavano assediando Sutri e Nepi, affidando il comando a Furio Camillo, a Lucio Quinzio e Lucio Orazio fu assegnato il compito di presidiare le campagne dove si era svolto lo scontro con i Volsci[2].

Secondo tribunato consolare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 385 a.C. fu eletto tribuno consolare con Tito Quinzio Cincinnato Capitolino, Aulo Manlio Capitolino, Publio Cornelio, Lucio Papirio Cursore e Gneo Sergio Fidenate Cosso[3].

Durante l'anno il Senato nominò Aulo Cornelio Cosso dittatore, per far fronte all'ennesima minaccia portata a Roma dai Volsci e ai possibili disordini interni, dovuti alle richieste della plebe, portate avanti da Marco Manlio Capitolino.

Terzo tribunato consolare[modifica | modifica wikitesto]

Nel 377 a.C. fu eletto tribuno consolare con Gaio Veturio Crasso Cicurino, Lucio Emilio Mamercino, Publio Valerio Potito Publicola, Servio Sulpicio Pretestato, Gaio Quinzio Cincinnato[4].

Durante il tribunato Roma dovette far fronte alla solita minaccia dei Volsci, cui questa volta si erano uniti i Latini.

Organizzata la leva, l'esercito fu diviso in tre parti, uno a difesa della città, una a difesa della campagna romana, e il grosso fu inviato a combattere i nemici, agli ordini di Lucio Emilio e Publio Valerio.

Lo scontro campale si svolse nei pressi di Satrico e fu favorevole ai romani, nonostante la forte resistenza dei Latini, che dai romani avevano adottato le tecniche di battaglia. Mentre i Volsci si ritirarono ad Anzio, dove trattarono la resa, consegnando la città e le sue campagne ai romani[4], i Latini diedero fuoco a Satrico, e attaccarono Tuscolo, secondo loro doppiamente colpevole, perché città latina che aveva ottenuto la cittadinanza romana.

Mentre i Latini occupavano la città, i Tuscolani si ritirarono nella rocca, ed inviarono una richiesta d'aiuto ai romani. Questi inviarono immediati rinforzi agli ordini di Lucio Quinzio e Servio Sulpicio, riuscendo a sconfiggere i Latini, ed a liberare la città alleata[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Tito Livio, "Ab Urbe Condita", VI, 6.
  2. ^ Tito Livio, "Ab Urbe Condita", VI, 9.
  3. ^ Tito Livio, "Ab Urbe Condita", VI, 2, 11.
  4. ^ a b Tito Livio, Ab Urbe condita, VI, 3, 32.
  5. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita, VI, 3, 33.

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