Lista nera (economia)

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In economia la blacklist è una lista stilata nazionalmente da vari paesi, e internazionalmente dall'Ocse, contenente paesi con particolari regimi fiscali, detti anche paradisi fiscali.

In Italia il sistema della blacklist è usato per tassare il 95% dei dividendi da società nei paesi compresi, mentre per i paesi non inseriti si pagano le imposte soltanto sul 40%.[senza fonte]

Elenco dei paradisi fiscali nel 2009[modifica | modifica wikitesto]

Lista nera (stati o territori che non si sono impegnati a rispettare gli standard internazionali): Costa Rica, Malesia, Filippine, Uruguay.

Lista grigia (sono 31 stati o territori che si sono impegnati a rispettare gli standard internazionali ma che hanno siglato meno di dodici accordi conformi a questi standard): Andorra, Anguilla, Antigua, Barbuda, Aruba, Bahamas, Bahrein, Belize, Bermuda, Isole Vergini britanniche, Isole Cayman, Isola Cook, Dominica, Gibilterra, Grenada, Liberia, Liechtenstein, Isole Marshall, Monaco, Montserrat, Nauru, Antille Olandesi, Niue, Panama, Saint Kitts e Nevis, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Samoa, San Marino, Turks e Caicos, Vanuatu.

Lista grigio chiara (8 Paesi): Austria, Belgio, Brunei, Cile, Guatemala, Lussemburgo, Singapore, Svizzera.

Macao e Hong Kong, territori cinesi, si sono impegnati nel 2009 a conformarsi agli standard internazionali e, in ragione di ciò, questi due territori non sono più menzionati nella lista grigia.

Aggiornamento 2012[modifica | modifica wikitesto]

La lista nera ora è vuota. La lista grigia contiene solo Nauru (paradiso fiscale) e Guatemala (altro centro finanziario).[1] La lista grigio chiara è vuota. Tutte le nazioni precedentemente nella lista grigia e grigio chiara, tranne Nauru e Guatemala, sono nella lista bianca.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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