L'urlo

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L'urlo
L'urlo
Autore Edvard Munch
Data 1893
Tecnica olio, tempera, pastello su cartone
Dimensioni 91×73.5 cm
Ubicazione Galleria nazionale, Oslo

L'urlo (titolo originale: Skrik) è un celebre dipinto del pittore norvegese Edvard Munch.

Realizzato nel 1893 su cartone con olio, tempera e pastello, come per altre opere munchiane è stato dipinto in più versioni, quattro in totale; quella collocata nella Galleria nazionale di Oslo è di 91×73,5 centimetri.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Schizzo non datato realizzato da Munch e ritraente il soggetto urlante de L'urlo

Lo spunto del quadro è prettamente autobiografico. È infatti lo stesso Munch ad indicarci, in una pagina di diario, le circostanze che hanno portato alla genesi de L'urlo:[1]

« Una sera passeggiavo per un sentiero, da una parte stava la città e sotto di me il fiordo... Mi fermai e guardai al di là del fiordo, il sole stava tramontando, le nuvole erano tinte di rosso sangue. Sentii un urlo attraversare la natura: mi sembrò quasi di udirlo. Dipinsi questo quadro, dipinsi le nuvole come sangue vero. I colori stavano urlando. Questo è diventato L'urlo »

Munch avrebbe poi rielaborato questo ricordo rendendolo un poema e segnandolo sulla cornice della versione del 1895:[2]

« Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura... E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura »

In ogni caso, Munch tentò di trasporre questo tramonto «rosso sangue» in una tela in grado di restituire quella visione di «sangue coagulato» che egli stesso provò in quella sera d'estate.[3] La gestazione di questo tramonto fu assai lunga, e richiese varie vignette e tentativi (le macchie rosse, caratteristiche dello sfondo de L'urlo, emergono violente già in Disperazione del 1891). Fu solo nel 1893 che Munch, meditando su questo soggetto, realizzò finalmente L'urlo, come parte di un ciclo di dipinti che egli stesso definì Fregio della vita. L'artista, tra il 1893 e il 1910, realizzò altre tre versioni del medesimo soggetto. La prima versione, del 1893 (74×56 cm), è un pastello su cartone; si tratta tuttavia di una composizione ancora embrionale che Munch andrà a ridefinire nella versione definitiva (91×73.5 cm), realizzata nello stesso anno. Due anni dopo, nel 1895, realizzò una terza versione (79x59 cm): si tratta di un pastello su tavola, battuto dalla casa d'asta londinese Sotheby's il 2 maggio 2012 per la somma record di 120 milioni di dollari.[4] L'ultima versione (83x66 cm), una tempera su pannello, è stata invece stesa nel 1910.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

testo alternativo di sinistra
Versione del 1893
testo alternativo centrale
Versione del 1895
testo alternativo di destra
Versione del 1910

L'urlo raffigura un ponte in salita, con il parapetto che taglia diagonalmente la composizione; ebbene, su questo ponte si sta consumando un urlo lancinante, acuto, che in quest'opera acquisisce un carattere indefinito e universale, elevando la scena a simbolo del dramma collettivo dell'angoscia, del dolore e della paura. Il soggetto urlante è la figura in primo piano, terrorizzata, che per emettere il grido (e non per proteggersene) si comprime la testa con le mani, perdendo ogni forma e diventando preda del suo stesso sentimento: più che un uomo, infatti, ricorda un ectoplasma, con il suo corpo serpentiforme, quasi senza scheletro, privo di capelli, deforme. Si perde insieme alla sua voce straziata e alla sua forma umana tra le lingue di fuoco del cielo morente, così come morente appare il suo corpo, le sue labbra nere putrescenti, le sue narici dilatate e gli occhi sbarrati, testimoni di un abominio immondo. Ma il vero centro dell'opera è costituito dalla bocca che, aprendosi in un innaturale spasmo, emette un grido che distorce l'intero paesaggio, che in questo modo restituisce una sensazione di disarmonia, squilibrio.[5] Questo sentimento di malessere non è esclusivo né dello sfondo, né dell'animo di Munch: è infatti distintivo del pessimismo fin de siècle diffuso in quel periodo, che cominciò a mettere in dubbio le certezze dell'essere umano, proprio mentre Sigmund Freud indagava gli abissi dell'inconscio.

A rimanere dritti sono esclusivamente il ponte e i due personaggi a sinistra. Queste due figure umane sono sorde sia al grido che alla catastrofe emozionale che sta angosciando il loro compagno: non a caso, sono collocate ai margini della composizione, quasi volessero uscire dal quadro. È in questo modo che Munch ci restituisce in modo molto crudo e lucido una metafora della falsità dei rapporti umani. Sulla destra, invece, è collocato il paesaggio, innaturale e poco accogliente, quasi fosse un'appendice dell'inquietudine dell'artista: il mare è una massa nera ed oleosa, mentre il cielo è solcato da lingue di fuoco, con le nuvole che sembrano essere cariche di sangue.[5]

Analisi tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Edvard Munch

L'urlo presenta un forte effetto espressivo, ottenuto mediante un'associazione di colori complementari (rosso-verde, azzurro-arancio) in modo da mettere in risalto il cromatismo del dipinto. Le tonalità calde le troviamo nella parte alta del dipinto, così da conferire maggior peso alla composizione, controbilanciando l'addensamento degli elementi compositivi in basso. Analogamente, i colori chiari sono collocati intorno al volto del personaggio, che in questo modo viene esaltato agli occhi dell'osservatore.[6]

Vi è un netto contrasto anche tra le linee: quelle dello sfondo sono infatti curvilinee, quasi magmatiche, e vengono interrotte dalla geometricità delle diagonali che vanno a costituire il ponte. Interessante notare che l'andamento del personaggio in primo piano viene ripetuto, in una sorta di pendant simmetrico, dalle linee curve dello sfondo, mentre la verticalità delle due figure che percorrono il ponte fa eco ai parapetti del ponte: ne consegue che, mentre l'ambiente sembra quasi voler partecipare al dramma psichico che sta lacerando la figura in primo piano, le due persone viste di spalle sono saldamente ancorate alla dimensione concreta della realtà, insensibili ai drammi della vita. Si crea così uno stato di forte tensione emotiva, messo ulteriormente in rilievo con un sapiente gioco delle linee di forza: quelle del ponte convergono presso i due personaggi sulla sinistra, mentre quelle appartenenti alla figura in primo piano, muovendo dal basso, tendono verso le sue mani.[6]

Altro importante elemento del dipinto è il ponte, senza il quale la figura principale quasi si miscelerebbe con lo sfondo: la funzione di quest'ultimo, pertanto, è quella di staccarla dal paesaggio e di enfatizzare la sua individualità. Figura e sfondo, insomma, appartengono dal punto di vista compositivo a due livelli differenti, che si incontrano solo grazie alla curva buona che - con un andamento curvilineo - parte dal personaggio e si risolve tra il mare e il cielo.

Furti[modifica | modifica wikitesto]

L'urlo (versione del 1910) protetto da una teca antifurto

La versione de L'urlo esposta al Museo Munch è stata soggetto di due furti. Il primo è avvenuto il 12 febbraio 1994, nello stesso giorno dell'inaugurazione dei XVII Giochi olimpici invernali: due uomini, infatti, in quel giorno si introdussero nel polo museale, rubando l'opera in soli cinquanta secondi e lasciando in luogo del dipinto un biglietto con scritto «grazie per le misure di sicurezza così scarse».[7] L'opera venne ritrovata integra tre mesi dopo in un albergo di Åsgårdstrand.[8]

Durante il secondo furto, avvenuto il 22 agosto 2004, oltre alla versione de L'urlo del 1910 venne sottratta un'altra opera munchiana, La madonna.[8] Ambedue le tele vennero recuperate due anni dopo, il 31 agosto 2006, per poi tornare in esposizione al museo nel 2008, solo dopo un restauro di durata biennale per restituire l'aspetto originale delle due opere, lievemente compromesso a causa dell'umidità.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Quick Facts, su Becoming Edvard Munch, The Art Institute of Chicago. URL consultato il 6 maggio 2012.
  2. ^ (EN) Peter Aspden, So, what does ‘The Scream’ mean?, su Financial Times, 21 aprile 2012.
  3. ^ (FR) C. Skredsvig, Jours et Nuits parmi les artiste, in Munch et la France, Parigi, Musée d’Orsay, 1992.
  4. ^ (EN) Carol Vogel, ‘The Scream’ Is Auctioned for a Record $119.9 Million, The New York Times, 2 maggio 2012. URL consultato il 25 aprile 2016.
  5. ^ a b A. Cocchi, L'urlo, Geometrie fluide. URL consultato il 25 aprile 2016.
  6. ^ a b IL GRIDO: Analisi dell’opera (PDF), arteweb.eu.
  7. ^ a b Rossella Quaranta, Munch compie 150 anni: cose da sapere, 18 giugno 2013. URL consultato il 25 aprile 2016.
  8. ^ a b Anthony Ham, Norvegia, Lonely Planet, 2014, p. 50, ISBN 88-592-0590-5.

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