Jeanne de Saint-Rémy de Valois

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La contessa de La Motte nel 1786

Jeanne de-Saint-Rémy-de Luz de Valois (Fontette, 22 luglio 1756Londra, 23 agosto 1791) contessa de La Motte fu una nobildonna francese, che è ricordata per il suo ruolo nell'affare della collana di Maria Antonietta, uno dei tanti scandali che distrussero la monarchia francese agli occhi del popolo, spingendolo alla rivoluzione.

Stemma de Jeanne de Saint Rémy de Valois.

Gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Jeanne Valois nacque il 22 luglio 1756 a Fontette, nel nordest della Francia, vicino a Bar-sur-Aube, in una famiglia molto povera. Mentre suo padre, Jacques de Valois- Saint-Rémy (1717–1762), aveva sangue reale dei Valois, discendente di Henri de Saint-Rémy, figlio illegittimo di Enrico II de Valois e Nicole de Savigny, ed era conosciuto come ubriacone e viveva di espedienti, la madre Marie Jossel era una serva dissoluta. I tre figli, Jacques (1751-1785), Jeanne e Marie-Anne (1757-1786) erano costretti, talvolta, a mendicare. Secondo le Mémoires del conte Beugnot, furono salvati dal padre del conte e dall'abate di Langres. Secondo altre fonti, la famiglia si trasferì a Boulogne, vicino Parigi, dove un prete e Madame de Boulainvilliers si presero cura dei ragazzi.

Ad ogni modo, la discendenza dai Valois fu accertata. Jacques entrò nell'accademia militare e ricevette uno stipendio annuo di 1000 livres. Jeanne e Marie-Anne, con uno stipendio di 900 livres, studiarono in un collegio a Passy. Dopo gli studi, anziché diventare suore come si pensava, le due sorelle tornarono a Bar-sur-Aube.

Nel 1780 Jeanne sposò il nipote dei Surmont, Antoine-Nicolas de la Motte (1755-1831). Le origini nobili dell'uomo erano dubbie, ma i due riuscirono ad avere i titoli di conte e contessa de la Motte Valois.

Jacques morì nell'isola di Saint-Louis, Marie-Anne tornò alla vita religiosa. Nessuno dei tre ebbe figli, ma Jeanne ebbe un ruolo importante nella storia.

L'Affare della Collana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Affare della collana.
Jeanne de La Motte Valois.
« Aveva tutti gli artifici di una Circe! »
(l’abate Georgel, un servitore del cardinale Louis de Rohan[1])

Con lo scopo di estorcere denaro al cardinale Louis de Rohan, Jeanne Valois lo ingannò facendogli credere di avere una corrispondenza con la regina Maria Antonietta. Riuscì, con i soldi che il cardinale credeva destinati alle opere di carità della Regina, a guadagnarsi un posto nell'alta società francese e a diffondere l'idea che fosse in ottimi rapporti con Maria Antonietta.

Quando due gioiellieri parigini pensarono di usarla per vendere una preziosissima collana di diamanti alla Regina, Jeanne Valois ne approfittò. Fece credere che Maria Antonietta avesse accettato e che Rohan fosse il suo intermediario.

Lo scandalo scoppiò quando i due gioiellieri si lamentarono con la Regina per il mancato pagamento, e la donna affermò di non aver mai acquistato la collana.

Maria Antonietta non fu condannata, ma nell'opinione pubblica si diffuse la convinzione che la Regina fosse stata capace di sperperare 1.600.000 livres pur di sfogare il proprio odio nei confronti del cardinale. Fu uno degli episodi che contribuirono a disilludere il popolo, portandolo alla rivoluzione.

Le sorti di Jeanne Valois[modifica | modifica wikitesto]

La contessa de la Motte fu condannata a essere flagellata e rinchiusa nella prigione di Salpêtrière, fu inoltre marchiata a fuoco con la lettera V, iniziale della parola francese "voleur" che significa "ladro".

"Il 21 giugno, quando le fu inflitta la pena stabilita dalla Sentenza, era talmente agitata, con urla e maledizioni varie, e aggressiva, con sputi e morsi, che il boia, per errore, la marchiò sul petto invece che sulla spalla, tanto che si dovette replicare l'operazione con un secondo marchio. Rimarrà in prigione solo un anno; infatti, il 5 giugno 1787, con la complicità di alcuni Nobili ostili ai Regnanti, specie alla Regina, riuscì a fuggire raggiungendo il marito a Londra dopo un viaggio avventuroso, dove pubblicò le sue Mémoires, nelle quali si dichiarava innocente.

Morirà ufficialmente il 23 agosto 1791 in circostanze non del tutto chiare; qualcuno disse, infatti, che, in un tentativo di fuga per evitare di essere arrestata da agenti segreti francesi, in particolare dal poliziotto Quidor (lo stesso che aveva arrestato a Ginevra nel 1786 Antoine Rétaux de Villette) era precipitata dal secondo piano della casa dove abitava, provocandosi gravi ferite al cranio e la frattura delle gambe.

Altri riferirono che era stata gettata dalla finestra dal suo ultimo amante. Una variante più maligna sostiene, invece, che era cascata in malo modo dal secondo piano perché ubriaca dopo un'orgia notturna. Comunque siano andati i fatti, fu raccolta e accudita da un profumiere, un certo Warren, e morirà nella sua casa nove settimane dopo il trauma; questa, almeno, è la versione ritenuta finora definitiva e ufficiale.

Tuttavia, la realtà supera la fantasia e fa impallidire le ipotesi più disparate e inverosimili. La sua vicenda ebbe un risvolto completamente diverso da quanto finora riportato da molti storici e da qualche biografo contemporaneo.

Infatti, Pierre Mariel dà una nuova versione più complessa degli ultimi anni di vita della contessa de la Motte, citando integralmente quanto aveva scritto Gaston Lenôtre in un articolo apparso nel numero di agosto del 1953 della edizione francese del periodico Historia. Quest'ultimo aveva affermato, in conformità a documenti originali di cui era venuto casualmente in possesso, che la contessa non era morta di ferite a Londra, come allora ritenuto, ma di vecchiaia in Crimea nel 1826. La storia, in sintesi, è questa: scrive Lenôtre che, durante il Regno dello Zar Alessandro I, viveva da qualche tempo a San Pietroburgo una signora assai misteriosa di nome M.me de Gachet, che diceva di venire dalla Francia e di essere al corrente di tanti fatti di quella Corte. Lo Zar volle allora conoscerla di persona e, incontratala nel 1812, la stessa le confessò la sua vera identità, di essere cioè la triste eroina dell'Affare della Collana della Regina. Fu l'unica persona cui si confidò; da allora la donna partì verso la Crimea stabilendosi definitivamente a Stara-Kim, oggi Stary-Kirm.

Qui, nella primavera del 1826, presentendo di essere vicina alla morte, dopo aver distrutto tutte le carte e bruciati i documenti compromettenti in suo possesso, chiese che il suo corpo fosse seppellito con i vestiti che indossava al momento, senza essere spogliata. Tuttavia, secondo le usanze locali, il cadavere, prima della sepoltura, doveva essere lavato, per cui le sue raccomandazioni non furono esaudite; fu allora che, all'atto della pulizia della salma, si notò sulla spalla della poveretta il marchio a fuoco, a prova della reale identità con la contessa de la Motte.

Successiva conferma di questa versione viene dalle Memorie, pubblicate nel 1893, di Philippe Philippovitch Wiegel, il quale dal 1824 ricopriva l'incarico di Direttore della Cancelleria del conte Woronsov, Governatore Generale della Nuova Russia, di cui la Crimea faceva parte; questi riferisce che: […] si scoprì che questa persona altri non era che la contessa de la Motte, marchiata a fuoco e ben conosciuta per aver avuto un ruolo principale nello scandaloso Processo della Collana della Regina.

Essendo nata il 22 luglio del 1756, avrebbe avuto allora quasi 70 anni."

[Abstract dal libro di Tommaso De Chirico: il conte di Cagliostro nel suo tempo, 2° volume della trilogia sul conte di Cagliostro, ED. Mnamon, Milano, 2014]

Jeanne Valois nella fiction[modifica | modifica wikitesto]

Non mancano opere sullo scandalo della collana. La collana della regina è un libro di Dumas, mentre L'intrigo della collana è un film del 2001 diretto da Charles Shyer, con Hilary Swank nel ruolo della contessa; nel film la sua figura è ampiamente rivista e nobilitata. Ma il primo film ispirato allo scandalo della collana è il film francese del 1929, con Marcelle Jefferson-Cohn (Marcelle Chantal) che interpretava la contessa De La Motte e Diana Karenne nel doppio ruolo di Maria Antonietta e Oliva, ed era intitolato Le collier de la Reine. Nel 1946, sempre in Francia, uscì un altro film per la regia di Marcel L'Herbier, con Marion Dorian, Maurice Escande, Viviane Romance ed intitolato appunto La collana della Regina.

L'affascinate Jeanne, ha colpito anche la fantasia di Gabriele D'Annunzio, il quale nel 1935 le dedica un significativo passo delle Cento e cento e cento e cento pagine del Libro segreto di Gabriele d'Annunzio tentato di morire pubblicato da Mondadori.

La storia della collana apparve anche nei fumetti Disney. Infatti nell'aprile del 1969 apparve sulle pagine di Le Journal de Mickey, in Francia, la storia Un chien de collier e nel 1971 per il sesto volume della collana Mickey à travers les siècles uscì Mickey et le collier de la Reine.

Il fumetto Lady Oscar di Riyoko Ikeda e la popolarissima serie animata che ne è stata tratta, hanno tra i loro protagonisti più affascinanti proprio Jeanne Valois (ribattezzata Jeanne Ballau nella versione italiana della serie, per un errore di trascrizione). In quest'opera, Jeanne è cresciuta con una sorella adottiva, Rosalie Lamorlière (Lamorielle nell'edizione italiana, ispirata ad un'omonima donna che assistette Maria Antonietta prima della sua esecuzione) e una madre malata, facendo la vita della mendicante. In seguito, la Marchesa de Boulainvilliers (diventata de Brambery in Italia) si prende cura di lei, ma Jeanne se ne sbarazza quando non ne ha più bisogno. Riesce a dimostrare la sua discendenza, sposa Nicolas de la Motte e orchestra il caso della collana, per poi affrontare il processo durante il quale accusa la Regina di lesbismo e di aver avuto relazioni con la stessa Jeanne, con Oscar François de Jarjayes e con la contessa di Polignac. Le sue Mémoires vanno a ruba. Rosalie, maltrattata dalla sorella, scopre poi di avere anch'ella origini nobili, poiché figlia della contessa di Polignac, che aveva lasciato morire sua madre adottiva.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Haslip, pp.193-194

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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