Istituto nazionale per la guardia d'onore alle reali tombe del Pantheon
| Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon | |
|---|---|
| Abbreviazione | INGORTP |
| Tipo | ente morale |
| Fondazione | 18 gennaio 1878 |
| Scopo | servizio di guardia alle tombe dei sovrani d'Italia |
| Sede centrale | |
| Indirizzo | via della Minerva, 20 |
| Presidente | |
| Vice Presidente | generale di corpo d'armata Paolo Bosotti |
| Lingua ufficiale | italiano |
| Membri | 2565 (2026) |
| Impiegati | 3 (2026) |
| Motto | FERT • Avanti, Savoia! |
| Sito web | |
L'Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon (INGORTP) è un ente morale italiano fondato nel 1878 con lo scopo di prestare un servizio di guardia d'onore presso le tombe dei sovrani del Regno d'Italia nel Pantheon di Roma e di promuovere il culto della patria, il senso dell’onore e la memoria storica relativa a Casa Savoia e alle tradizioni militari nazionali. L’ente è patriottico, apolitico e apartitico e svolge le proprie attività in base al proprio statuto, sotto la vigilanza del Ministero della Difesa.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Origini dei primi sodalizi di reduci e dei Comitati dei Veterani
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso delle guerre d'indipendenza italiane e negli anni immediatamente successivi alla conclusione delle principali campagne risorgimentali, si costituirono in varie aree della penisola sodalizi autonomi di ex combattenti con finalità prevalentemente assistenziali e mutualistiche. Tra queste associazioni figurano, tra gli altri, gruppi costituiti a Genova il 4 ottobre 1849, a Torino nel 1865 e a Venezia nel 1866. La quarta assemblea generale dei veterani delle campagne del 1848–1849, tenutasi a Torino il 17 gennaio 1875, approvò lo statuto del Comizio dei Veterani delle guerre combattute negli anni 1848–1849 per l’unità e l’indipendenza d’Italia. Secondo l’articolo 1 dello statuto, l’associazione era costituita da persone in grado di comprovare la partecipazione militare alle campagne del 1848–1849 per l’indipendenza italiana.
Lo statuto assegnava al Comizio tre obiettivi principali: consolidare i vincoli di fratellanza e amicizia tra i superstiti, sostenere moralmente e materialmente i commilitoni e le loro famiglie, e onorare la memoria dei caduti e dei soci defunti. Tra le ricorrenze previste figuravano la commemorazione annuale della battaglia di Goito (8 aprile 1848) e della morte di Carlo Alberto di Savoia. Inoltre, esso prevedeva l’adesione mediante iscrizione e il rinnovo della carica di presidente ogni tre anni da parte dell’assemblea generale, nonché una struttura gerarchica di comitati territoriali e sottocomitati. Nel 1875 gli atti relativi alla costituzione di un sottocomitato romano furono trasmessi alla Prefettura, che il 17 novembre formulò auspici di sviluppo per il sodalizio richiamandone gli scopi dichiarati. Il primo presidente effettivo fu il generale Salvatore Pes, marchese di Villamarina, in carica tra il 1875 e il 1877. Nella fase iniziale il sodalizio rivendicò una particolare legittimazione patriottica, associando alla propria immagine figure di rilievo del Risorgimento come Vittorio Emanuele II come presidente onorario e, tra i vicepresidenti onorari, Giuseppe Garibaldi, Eugenio di Savoia (principe di Carignano) e Raffaele Cadorna; in seguito furono menzionati anche Alfonso La Marmora, Enrico Cialdini e Giacomo Medici.
Nel 1875 emerse un dibattito sulla collocazione della sede centrale, inizialmente fissata a Torino, in via delle Rosine n. 3. Diversi comitati provinciali e regionali sostennero l’opportunità di trasferire la sede a Roma, capitale del Regno d’Italia, per rafforzare il carattere nazionale dell’associazione. In questo contesto si colloca anche una lettera di Garibaldi indirizzata al sindaco di Roma Pietro Venturi, nella quale il generale si espresse a favore di Roma come “centro naturale” della nuova situazione nazionale. La dirigenza torinese, per contro, difendeva la permanenza della sede a Torino, manifestando timori circa una possibile strumentalizzazione politica del sodalizio. Il 26 gennaio 1876, nella sala del Campidoglio a Roma, Garibaldi promosse una riunione con l’obiettivo di costituire una rappresentanza romana più autonoma rispetto alla sede torinese. All’adunanza parteciparono numerosi reduci, tra cui Nicola Fabrizi, Giuseppe Avezzana, Giovanni Nicotera e Alberto Mario; emersero due orientamenti: mantenere l’associazione limitata ai reduci del 1848–1849 oppure ampliarla ai reduci delle campagne risorgimentali successive. L’assemblea deliberò la costituzione di un’associazione di reduci delle guerre nazionali e acclamò Avezzana come presidente. Nei giorni successivi, Garibaldi promosse un progetto di coordinamento nazionale tra associazioni affini, indicato nelle fonti interne come “gran fascio” dei reduci. La dirigenza torinese, in particolare Pes di Villamarina, mantenne una posizione prudente, ribadendo l’esigenza di attenersi agli scopi statutari in un’ottica di ordine istituzionale. Le tensioni tra le componenti romana e torinese si manifestarono anche in occasione di cerimonie ufficiali, ma furono ricomposte, almeno formalmente, nel corso del 1876.
Tra il 1876 e il 1877 il Comizio partecipò a numerose iniziative pubbliche di memoria risorgimentale, come commemorazioni, inaugurazioni di lapidi e monumenti e cerimonie cittadini, talvolta in collaborazione con altre associazioni di reduci attive a Roma. Nel 1877, alla morte di Salvatore Pes di Villamarina, la presidenza fu assunta dal generale Emanuele Chiabrera Castelli insieme a un nuovo consiglio direttivo. Nel marzo 1878 l’associazione toscana dei veterani avviò a Firenze il bollettino settimanale Il Veterano, con l’obiettivo di pubblicare atti e notizie delle diverse società di reduci e promuovere forme di coordinamento, dichiarando di non occuparsi di questioni politiche o religiose.
Nascita e sviluppo del servizio di Guardia d'Onore
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Paolo Emilio Morgari, 1861

Il 17 gennaio 1878 una rappresentanza di veterani accompagnò la salma di Vittorio Emanuele II nel convoglio funebre dal Palazzo del Quirinale al Pantheon di Roma; tale evento è considerato nell’originaria tradizione dell’ente come l’antecedente diretto dell’istituzione del servizio di Guardia d’onore alle tombe reali. Il 28 luglio 1878 il sottocomitato principale romano deliberò l’impegno a prestare “a turno” il servizio d’onore presso la tomba del Sovrano al Pantheon, collegando la decisione anche alla commemorazione di Carlo Alberto, in seguito all'accettazione, avvenuta il 18 gennaio 1878, della presidenza onoraria del sodalizio da parte di re Umberto I, già attribuita al padre. Nel tempo la sede centrale dell’ente fu trasferita da Torino a Roma, in via della Minerva n. 20, e il sottocomitato romano assunse il ruolo di comizio centrale, con competenze di coordinamento della Guardia d’onore al Pantheon; il comitato torinese mantenne la qualifica di primario. Contestualmente fu attribuito un ruolo federativo ai comitati regionali all’interno della struttura associativa.
Lo statuto approvato il 6 maggio 1883 limitò inizialmente la qualifica di soci effettivi ai reduci delle campagne del 1848–1849, ammettendo altre categorie quali soci aggregati e riservando le principali cariche direttive ai soci effettivi. Successivi congressi ampliarono progressivamente la platea dei soci: al Congresso di Milano (marzo 1895) furono ammessi come soci aggregati i veterani delle campagne del 1859, 1860, 1861 e 1866; al Congresso di Firenze (maggio 1897) fu inclusa tra i soci effettivi la generazione di combattenti fino alla campagna del 1870, riservando ai veterani 1848–1849 la qualifica di soci fondatori. Nel 1900 e con lo statuto del 1901 furono eliminate progressivamente le distinzioni tra categorie, permettendo l’iscrizione dei superstiti delle campagne dal 1848 al 1870 e riorganizzando la disciplina delle cariche sociali.
Nel 1900, alla morte di Umberto I, assassinato a Monza, anche le sue spoglie furono tumulate nel Pantheon, che divenne così luogo di sepoltura per più membri della famiglia reale. In conseguenza di ciò gli statuti del sodalizio furono modificati e il servizio di guardia venne esteso alle tombe reali di Vittorio Emanuele II e Umberto I, consolidando la funzione commemorativa dell’organizzazione.[1]
Erezione in ente morale e riorganizzazione federativa
[modifica | modifica wikitesto]Il 9 gennaio 1910, l’Assemblea generale del Comizio centrale, riunita presso il Collegio Romano, deliberò modifiche statutarie finalizzate a ottenere il riconoscimento dell’associazione quale ente morale dotato di personalità giuridica. Ulteriori adeguamenti richiesti dal Ministero dell'interno furono recepiti dall’Assemblea del 25 giugno 1911; su proposta ministeriale, il Comizio fu quindi eretto in ente morale con regio decreto 1º settembre 1911, n. 1047 e cambiò denominazione in Comitato centrale romano dei veterani delle guerre per l’Indipendenza e l’Unità d’Italia.
Le assemblee del 3 agosto e del 10 novembre 1912 espressero tuttavia insoddisfazione per l’assimilazione dell’ente alle opere pie, soggette a controlli di tutela pubblica ritenuti non coerenti con la natura e le risorse dell’associazione. In tale contesto, il Comizio evidenziò la modestia del proprio patrimonio (circa 15000 lire) e l’assenza di entrate diverse dalle quote sociali (3 lire annue), sostenendo la necessità di un regime di mera sorveglianza dell’autorità politica. La questione si chiuse con il regio decreto del 28 giugno 1914, che sottrasse il sodalizio al regime previsto per le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e rese esecutive anche le determinazioni sull’ammissione al servizio di Guardia d’onore già discusse nel periodo 1912–1914. Inoltre, a causa della diminuzione numerica dei reduci risorgimentali fu aperta l’adesione anche ai militari che avevano servito durante le guerre d’indipendenza pur senza avervi preso parte direttamente. Il 1º luglio 1913 entrò in vigore un Regolamento per la Guardia d’onore alle Tombe Reali nel Pantheon, predisposto dal Comizio centrale romano. L’articolo 1 stabiliva l’obbligo per i soci di prestare servizio, salvo comprovati impedimenti permanenti o gravi motivi personali, disciplinando turni, modalità di presenza e doveri dei partecipanti. Nel medesimo periodo la presidenza risultava affidata al generale Ettore Pedotti, indicato nelle ricostruzioni interne come figura di riferimento nella fase di consolidamento regolamentare del servizio. Alla sua morte, nel 1918, la presidenza fu assunta dal principe Fabrizio Colonna di Stigliano. Con Regio Decreto 10 febbraio 1918, n. 255, furono ammessi i veterani delle campagne coloniali.
Nel primo dopoguerra il sodalizio venne progressivamente configurandosi come federazione di comitati regionali, coordinati dal Comitato centrale romano, anche in relazione alla crescita numerica dei reduci ammessi e alla necessità di uniformare prassi e regolamenti tra le diverse articolazioni territoriali. Dal 1921 al 1924 fu presidente il generale Gaetano Zoppi. In tale fase risultano avviate trattative interne per rafforzare i legami tra comitati e per giungere a una disciplina più omogenea degli statuti e dei regolamenti; modifiche in tal senso furono approvate dall’Assemblea del 20 novembre 1921. Nel 1924, dimessosi Zoppi, l’assemblea straordinaria del 23 novembre elesse presidente il generale Enrico Spechel. Nel 1925 venne avviata la rivista mensile Sarsia (poi Savoia!), organo del Comitato centrale romano, con finalità dichiarate di coesione associativa e di informazione interna (atti, comunicazioni, vita dei comitati, cronache delle cerimonie).
Il 29 novembre 1925 fu inaugurata a Roma la Casa del Veterano “Vittorio Emanuele III”, presentata come struttura assistenziale destinata a soci anziani bisognosi, sostenuta economicamente dal Comitato e collegata alle finalità mutualistiche ancora presenti nella tradizione statutaria. Nello stesso anno, gli statuti furono nuovamente riformati e la denominazione del sodalizio divenne Comitato centrale dei veterani e reduci delle campagne nazionali e coloniali. Questo cambiamento, formalizzato dal regio decreto del 27 dicembre 1925, n. 2511 in attuazione delle normative vigenti, prevedeva l’ammissione tra gli iscritti anche dei militari, in servizio o in congedo, che avevano partecipato alle campagne coloniali italiane o alla prima guerra mondiale.

Luigi De Rois, 1878

Michele Gordigiani, 1884

Nel 1926, anno della morte della regina Margherita, consorte di Umberto I, la sua salma fu tumulata accanto a quella del marito, consolidando ulteriormente il ruolo del Pantheon come luogo di memoria per la dinastia sabauda e l’importanza simbolica del servizio svolto dall’associazione. Nel frattempo, a seguito di ricorsi e contenziosi interni, il Prefetto di Roma sciolse il consiglio di amministrazione e nominò commissario straordinario il generale Arturo Nigra. Nel 1928 un nuovo decreto prefettizio affidò l’incarico al generale Alberto Baldini, cui le ricostruzioni interne attribuiscono la riorganizzazione dell’amministrazione e la predisposizione di uno schema di riforma statutaria.
Una nuova revisione del 1932 portò all’adozione dell’attuale denominazione e del corrente statuto, sanciti con regio decreto del 24 settembre 1932, n. 1348,[2] con un nuovo sistema di amministrazione e con la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri. Lo statuto del 1932 prevedeva che la Presidenza del Consiglio nominasse il presidente, i consultori e i revisori dei conti, definendo un assetto più strettamente inquadrato nell’ordinamento amministrativo dell’epoca. Il 30 giugno 1933 furono inoltre approvati un regolamento interno e un nuovo regolamento per il servizio di Guardia d’onore.
Seconda guerra mondiale e transizione istituzionale
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Carlo Pennacchietti, 1932

Giuseppe Barison, 1919
Le relazioni del 1941–1942 attestano la prosecuzione del servizio di Guardia d’onore, pur in un contesto segnato dalla mobilitazione e dalle difficoltà logistiche e organizzative connesse alla guerra. Nel 1944, in assenza di rinnovi formali delle cariche per lo stato di emergenza, venne stabilita la prosecuzione delle funzioni fino al 1947. Nel 1945 il generale Baldini rassegnò le dimissioni; la Presidenza del Consiglio dispose che gli atti amministrativi fossero firmati dal generale Alessandro Del Pozzo in qualità di facente funzione. Dopo la nascita della Repubblica nel 1946, furono avanzate richieste di riforma interna in senso più assembleare; nel 1948 la Presidenza del Consiglio autorizzò il generale Marco Gorresio alla firma degli atti in attesa di nuova nomina.
Prima Repubblica
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Christy Reinald Corigl, 1927
Nel secondo dopoguerra furono sperimentate forme di ruolo speciale per soci aggregati (dal 1950), poi chiuse nel 1953; nel 1960 il consiglio generale deliberò un’ulteriore estensione del servizio di Guardia d’onore a persone ritenute di condotta morale conforme e legate all’istituzione monarchica, fermo restando il quadro regolamentare interno dell’ente e i rapporti con l’autorità vigilante. Il 18 marzo 1983 morì Umberto II, ultimo re d'Italia. Una rappresentanza dell’Istituto si recò presso l’Abbazia di Altacomba (in Alta Savoia), dove vegliò le spoglie del sovrano per sei giorni, fino ai solenni funerali del 24 marzo, ai quali parteciparono migliaia di persone provenienti da diverse regioni italiane.
A Roma era prevista una Santa Messa di suffragio nel Pantheon; secondo la ricostruzione riportata nelle fonti interne, l’edificio venne dichiarato inagibile all’ultimo momento e la celebrazione fu trasferita nella basilica di Santa Maria sopra Minerva, con ampia partecipazione di fedeli. Furono predisposti registri all’ingresso per la raccolta di firme; parallelamente, delegazioni dell’Istituto organizzarono riunioni commemorative e ulteriori Messe di suffragio in diverse città italiane.
Nel maggio 1983, prima dell’avvio dei lavori del Consiglio generale (22 maggio), la presidenza invitò i presenti a un minuto di raccoglimento in memoria di Umberto II, auspicandone la sepoltura nel Pantheon accanto ai genitori e agli avi. Il 23 giugno 1983 Vittorio Emanuele di Savoia indirizzò una lettera di ringraziamento al presidente dell’Istituto per la dedizione manifestata in occasione delle esequie e della tumulazione ad Altacomba, con invito a un successivo incontro in Svizzera secondo quanto riportato nel testo interno.
Nel 1984, nel primo anniversario della morte, la Famiglia reale incontrò ad Altacomba centinaia di Guardie d’onore e sostenitori monarchici; pellegrinaggi analoghi furono organizzati dall’Istituto anche negli anni successivi, mentre continuarono annualmente le Messe di suffragio nel Pantheon e nel resto d’Italia a cura delle Delegazioni. Nel 1993, in occasione del decennale della scomparsa, l’Istituto promosse celebrazioni a Roma e in varie città; nella medesima circostanza, la regina Maria José e la Real Casa inviarono ringraziamenti formali per le manifestazioni commemorative e per il servizio svolto dalle Guardie d’onore.
Rientro dei Savoia in Italia, vigilanza del Ministero della Difesa e aumento delle attività pubbliche
[modifica | modifica wikitesto]Con Decreto del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga del 27 febbraio 1990 le funzioni di vigilanza sull’Istituto furono trasferite dalla Presidenza del Consiglio dei ministri al Ministero della Difesa, in applicazione delle norme di riordino delle competenze amministrative. Nel corso degli anni successivi, la documentazione interna menziona atti del Gabinetto del Ministero della Difesa relativi all’inquadramento dell’Istituto nell’ambito delle associazioni combattentistiche e d’arma e a profili di precedenza cerimoniale; l’Istituto attribuì alcune omissioni o variazioni alla circostanza di non beneficiare di contributi statali, finanziandosi principalmente con quote associative.

Luigi Grassi, 1930
Il 27 gennaio 2001 morì Maria José del Belgio, ultima regina d’Italia. L’Istituto inviò Guardie d’onore ad Altacomba per la veglia fino ai solenni funerali; la cerimonia vide la presenza di rappresentanti di case reali europee e di autorità religiose, con successiva tumulazione in serata. In tale occasione, la documentazione interna menziona anche esecuzioni musicali e la possibilità concessa ai presenti di rendere l’estremo saluto, nonché momenti di omaggio lungo il rientro, in particolare presso luoghi legati alla memoria dinastica sabauda.
Con la legge costituzionale del 28 ottobre 2002 furono dichiarati esauriti gli effetti di parte della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione, consentendo il rientro in Italia dei discendenti maschi di Casa Savoia. Il 15 marzo 2003 Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto tornarono in Italia; nei mesi successivi presero parte a incontri e cerimonie a Roma e in altre città, con visite al Pantheon e omaggi in luoghi della memoria nazionale. Nel 2006, Vittorio Emanuele accettò la presidenza onoraria dell’Istituto e intervenne con la famiglia a un Consiglio generale tenuto a Roma.
Dimessosi l’ammiraglio Antonio Cocco, il Ministero della Difesa nominò presidente il capitano di vascello Ugo d’Atri con decreto del 29 luglio 2003. Seguirono modifiche statutarie sulle competenze degli organi e sul riparto dei poteri interni, con interlocuzione e rilievi del Ministero della Difesa (2005) poi recepiti nelle versioni definitive.
Il 20 gennaio 2008 si svolsero a Roma celebrazioni per il 130° anniversario dell'Istituto: la documentazione interna descrive la deposizione di una corona d’alloro all’Altare della Patria e una Santa Messa solenne nel Pantheon, con presenza di delegazioni e partecipanti provenienti da più territori, seguita da un momento conviviale. Nello stesso anno, l’Istituto commemorò ulteriori ricorrenze relative ai sovrani sepolti nel Pantheon e ai caduti, con iniziative anche all’estero tramite delegazioni e contatti con realtà associative in vari Paesi.
Dal 6 aprile 2009 l’Istituto aprì una sottoscrizione in favore delle popolazioni colpite dal terremoto dell’Aquila, con attività di raccolta e intervento locale attribuite alle Delegazioni e ai soci.[3]
Scopi, composizione e attività
[modifica | modifica wikitesto]Scopi istituzionali
[modifica | modifica wikitesto]Ai sensi dell’articolo 2 dello statuto:
- fornire con i propri iscritti una Guardia d'Onore alle Tombe dei Sovrani d'Italia, quale tributo di riconoscenza per l'Augusta Casa Savoia che portò all'unità e alla grandezza della Patria;
- mantenere vivo il Rispetto della Patria ed il senso dell'Onore;
- custodire e tramandare le glorie e le tradizioni militari della Patria;
- conservare e consolidare i vincoli di amicizia e di solidarietà fra tutti gli iscritti;
- tenere i necessari collegamenti con le Istituzioni civili dello Stato, con le Forze Armate e conservare stretti rapporti di collaborazione con le Associazioni Combattentistiche e d'Arma italiane ed estere.»
Tali finalità si inseriscono in una tradizione storica che collega l’Istituto alla memoria del Risorgimento e alla funzione simbolica del Pantheon quale luogo di sepoltura dei sovrani d’Italia.
Composizione e requisiti di ammissione
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso della sua evoluzione statutaria, l’Istituto ha progressivamente ampliato la platea dei soggetti ammessi, al fine di garantire continuità alla propria missione.
Ai sensi dell’articolo 15 dello statuto:
- possono appartenere all’Istituto gli ex combattenti;
- possono essere ammessi coloro che hanno prestato o prestano servizio militare;
- sono ammessi altresì coloro che, pur non avendo prestato servizio militare, condividono le idealità e i fini dell’Istituto, purché tali soci non costituiscano la maggioranza degli iscritti.
Tra i soci dell’Istituto si annoverano, nel corso del tempo, 55 decorati con complessive 60 medaglie d’oro al valor militare, sia alla memoria sia in vita. Tra questi figurano il marinaio cannoniere Francesco Conteduca, l’ammiraglio Luigi Durand de la Penne, il generale di corpo d’armata dell’Esercito Alberto Li Gobbi, il generale di divisione dei Carabinieri Umberto Rocca e l’onorevole e tenente colonnello dell’Esercito Gianfranco Paglia. È stato inoltre iscritto all’Istituto l’ispettore capo della Polizia di Stato Filippo Raciti, insignito della Medaglia d’Oro al Valor Civile e deceduto durante gli scontri avvenuti in occasione del derby Catania-Palermo del 2007.
L’Istituto ha avuto tra i propri soci anche militari italiani caduti nelle missioni internazionali di pace, quali: il vicebrigadiere dei Carabinieri Giuseppe Coletta, deceduto nell’attentato del 12 novembre 2003 alla base italiana “Libeccio” di Nāṣiriya, il maresciallo capo dei Carabinieri Carlo De Trizio, caduto nell’attentato del 27 aprile 2006 a Nāṣiriya e il maresciallo capo dei Carabinieri Antonino Aiello, deceduto l’11 ottobre 2005 in Bosnia ed Erzegovia in seguito a un incidente stradale.
Servizio di Guardia d’Onore
[modifica | modifica wikitesto]L’attività principale e caratterizzante dell’Istituto è il servizio volontario di Guardia d’Onore alle tombe dei sovrani del Regno d’Italia. Il servizio è svolto:
- presso le tombe definitive collocate nel Pantheon di Roma, dove riposano Vittorio Emanuele II e Umberto I, nonché la regina Margherita;
- le sepolture di re Vittorio Emanuele III e della regina Elena presso il Santuario di Vicoforte;
- le tombe di re Umberto II e della regina Maria José presso l’Abbazia di Altacomba.
Il servizio viene prestato secondo norme interne di disciplina, decoro e comportamento, e costituisce la manifestazione pubblica più significativa della missione istituzionale dell’ente. Presso la sede dell’Istituto sono conservati i registri collocati accanto alle tombe reali, nei quali sono raccolte nel tempo centinaia di migliaia di firme di visitatori che rendono omaggio ai sovrani d’Italia.
Qualifiche
[modifica | modifica wikitesto]Come specificato dagli articoli 26, 27 e 29 dello Statuto, i soci dell'Istituto possono essere insigniti dei seguenti distintivi di qualifica:
- Aspirante Guardia d'Onore
- Guardia d'Onore
- Guardia d'Onore Scelta
- Ispettore dell'Istituto
- Guardia d'Onore Scelta e Ispettore dell'Istituto
- Aspirante Guardia d'Onore
- Guardia d'Onore
La qualifica di “guardia d’onore” è attribuita, con determinazione del presidente, ai soci che siano iscritti da almeno sei mesi ed abbiano prestato non meno di due servizi effettivi di Guardia d’Onore. Tale qualifica dà diritto al socio di fare uso di apposito distintivo.
- Guardia d'Onore Scelta
Al termine di ogni anno viene conferita per determinazione del presidente, la qualifica di “guardia d’onore scelta”- nella misura massima dell’uno per cento delle Guardie d’Onore - ai soci che durante l’anno medesimo, abbiano compiuto il maggior numero di servizi di guardia d’onore. Tale qualifica dà diritto al socio di fare uso di apposito segno sul distintivo di guardia d’onore.
- Ispettore dell'Istituto
Ogni tre anni il presidente nomina trentasei ispettori delle guardie d'onore, uno ciascuno per il Nord, il Centro e il Sud Italia e per ogni regione o continente, con compiti organizzativi e di coordinamento fra le delegazioni. Gli ispettori possono essere confermati in carica allo scadere del triennio. Essi svolgono compiti di vigilanza e controllo sul servizio di guardia, secondo le norme che regolano il servizio, oltre che l’effettuazione dei compiti loro affidati dal presidente.
- Guardia d'Onore Scelta e Ispettore dell'Istituto
Attività culturali e commemorative
[modifica | modifica wikitesto]Accanto al servizio di Guardia d’Onore, l’Istituto promuove e organizza cerimonie commemorative in occasione di anniversari e ricorrenze storiche, manifestazioni patriottiche e celebrazioni pubbliche, eventi culturali e iniziative di approfondimento storico, attività di collaborazione con associazioni combattentistiche e d’arma. Nel corso del tempo l’Istituto ha inoltre contribuito a opere di carattere benefico e ha promosso o sostenuto pubblicazioni a contenuto storico, coerenti con le proprie finalità statutarie. In prospettiva ideale, l’Istituto sostiene il principio del ricongiungimento al Pantheon di tutti i sovrani del Regno d’Italia e delle rispettive consorti, oggi sepolti in altri luoghi.
Struttura e organizzazione
[modifica | modifica wikitesto]Delegazioni e finanze
[modifica | modifica wikitesto]L’Istituto è organizzato su base territoriale, con 81 delegazioni provinciali o interprovinciali costituite nelle province italiane e 9 delegazioni nei Paesi esteri in cui risiedano non meno di dieci Guardie d’Onore, come previsto dallo statuto. Ogni delegazione è presieduta da un delegato nominato dal presidente nazionale e ha il compito di promuovere e agevolare lo svolgimento del servizio di guardia d’onore alle tombe reali nella propria circoscrizione. Nei casi in cui il numero di iscritti non raggiunga la soglia minima prevista, il presidente può nominare, sentiti l’ispettore territoriale e la consulta, un commissario che esercita funzioni analoghe a quelle del delegato e coordina le attività della delegazione fino alla riorganizzazione. La sede nazionale dell’Istituto si trova a Roma, in via della Minerva n. 20. Come previsto dalle norme statutarie, l’ente non beneficia di sovvenzioni né dallo Stato né da organizzazioni private, mantenendo la propria indipendenza finanziaria tramite i contributi e le quote associative versate dagli iscritti.
Presidenza e organi nazionali
[modifica | modifica wikitesto]Al vertice dell’Istituto vi è il Presidente nazionale, figura prevista dallo statuto e incaricata del coordinamento generale dell’ente. Secondo la disciplina statutaria, il presidente deve essere un socio proveniente dal servizio permanente delle Forze armate o dei corpi armati dello Stato e, di norma, in posizione di riserva o in congedo.
Il presidente è coadiuvato da un sistema di organi consultivi e di coordinamento, tra i quali figurano:
- il Consiglio generale, che funge da organo deliberativo e si riunisce periodicamente a Roma per prendere decisioni di carattere statutario e programmatico;
- gli ispettori delle Guardie d’Onore, nominati dal presidente per un mandato triennale, con compiti di controllo, vigilanza e coordinamento tra le delegazioni regionali o territoriali.
Presidenti dell'Istituto
[modifica | modifica wikitesto]La carica di presidente nazionale, rinnovabile, è ricoperta sin dal 29 luglio 2003 dal capitano di vascello (in congedo assoluto), dottore Ugo d’Atri, che ha assunto la guida dell’Istituto dopo una lunga carriera nelle forze armate e che guida l’ente nelle sue principali attività istituzionali e commemorative. Di seguito, la lista completa dei presidenti che si sono succeduti dalle origini a oggi:
| N° | Fotografia | Presidente | Insediamento | Fine mandato | Forza armata |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Generale, Senatore, Cavaliere della Santissima Annunziata Salvatore Pes, marchese di Villamarina |
1875 | 1877 | Esercito | |
| 2 | Generale, Conte Emanuele Chiabrera Castelli Aiutante di Campo onorario di Sua Maestà |
1877 | 1877 | Esercito | |
| 3 | — | Maggiore Camillo Ravioli |
1878 | 1878 | Esercito |
| 4 | — | Generale, Ingegnere, Onorevole Filippo Cerroti |
1878 | 1878 | Esercito |
| 5 | — | Generale Bartolomeo Galletti |
1878 | 1880 | Esercito |
| 6 | — | Generale, Onorevole, Commendatore Giacinto Carini |
1880 | 1885 | Esercito |
| 7 | Onorevole, Colonnello, Dottore, Cavaliere Ufficiale Medaglia d'Oro al Valor Militare Benedetto Cairoli |
1885 | 1888 | Esercito | |
| 8 | — | Maggiore, Conte Alceo Massarucci |
1888 | 1905 | Esercito |
| 9 | — | Principe Don Romolo Ruspoli |
1905 | 1912 | — |
| 10 | ![]() |
Tenente Generale, Cavaliere di Gran Croce, Conte Ettore Pedotti |
1912 | 1918 | Esercito |
| 11 | — | Tenente Generale, Grand'Ufficiale Carlo Ballatore |
1918 | 1918 | Esercito |
| 12 | — | Maggiore Generale, Principe Don Fabrizio Colonna di Stigliano |
1918 | 1921 | Esercito |
| 13 | Generale di Corpo d'Armata, Grand'Ufficiale Gaetano Zoppi |
1921 | 1924 | Esercito | |
| 14 | — | Generale di Divisione, Grand'Ufficiale Enrico Spechel |
1924 | 1926 | Esercito |
| 15 | — | Generale di Corpo d'Armata, Conte, Grand'Ufficiale Arturo Nigra |
1926 | 1928 | Esercito |
| 16 | — | Generale di Corpo d'Armata, Cavaliere di Gran Croce Alberto Baldini (Commissario straordinario) |
1928 | 1932 | Esercito |
| 17 | — | Generale di Corpo d'Armata, Cavaliere di Gran Croce Alberto Baldini |
1932 | 1945 | Esercito |
| 18 | — | Generale di Corpo d'Armata, Cavaliere di Gran Croce Alessandro Del Pozzo (Consultore facente funzioni) |
1945 | 1947 | Esercito |
| 19 | — | Generale di Divisione, Nobile, Grand'Ufficiale Marco Gorresio (Consultore facente funzioni) |
1947 | 1956 | Esercito |
| 20 | — | Generale di Divisione Pietro Andreani |
1956 | 1957 | Esercito |
| 21 | — | Generale di Divisione, Grand'Ufficiale, Avvocato Antonio Nespeca |
1957 | 23 ottobre 1970 | Esercito |
| 22 | — | Tenente Colonnello d'Artiglieria, Grand'Ufficiale Giulio Giocondi |
11 marzo 1971 | 1980 | Esercito |
| 23 | — | Capitano di Vascello, Nobile, Commendatore Antonio Cordero dei Marchesi di Montezemolo |
1983 | 1º settembre 1987 | Marina Militare |
| 24 | — | Ammiraglio di Squadra (in riserva ordinaria), Commendatore Antonio Cocco |
20 novembre 1987 | 17 gennaio 2003 | Marina Militare |
| 25 | — | Capitano di Vascello (in congedo assoluto), Dottore, Commendatore Ugo d'Atri |
29 luglio 2003 | in carica | Marina Militare |
Simbologia
[modifica | modifica wikitesto]L'Istituto è rappresentato da:
- uno Stemma;
- due Motti, ovvero FERT e Avanti, Savoia!;
- una Bandiera d'Istituto;
- il Medagliere d'Istituto;
- i Labari delle Delegazioni;
- un Inno, intitolato Hymnu sardu nationale, composto da Giovanni Gonella e scritto da Vittorio Angius negli anni 1830;
- una Marcia d'ordinanza, intitolata Marcia Reale, composta da Giuseppe Gabetti nel 1831 o nel 1834;
- la Festa, che si celebra il 18 gennaio di ogni anno a Roma;
- i Caduti.
- Stemma

L'Istituto si dota di un proprio stemma, costituito dallo stemma di Casa Savoia, contornato d'azzurro Savoia e sovrastato dalla corona d'Italia, il tutto circondato da una corona di fronde d'argento, attorno alla quale svolazza una lista blu e gialla, sulla quale è scritta in caratteri latini gialli la denominazione istituzionale dell'ente.[4]
- Motto
I motti utilizzati dall'ente sono due: FERT e Avanti, Savoia!. Il primo è il motto dinastico di Casa Savoia e del Regno d'Italia, mentre il secondo è il grido di guerra delle Forze Armate del Regno.
- Bandiera d'Istituto

La Bandiera d'Istituto è costituita dal Tricolore Reale, dall’asta del quale pende un cravattone con fiocco azzurro, frangiato in oro alle due estremità, recante la denominazione completa ed aurea dell’Ente.[5] È custodito nell'ufficio del Presidente.
- Medagliere d'Istituto

Il Medagliere d’Istituto è il labaro ufficiale della Presidenza. È formato da un drappo quadrato in azzurro Savoia, delle dimensioni di 75 × 75 cm, interamente frangiato in oro e corredato da due fiocchi laterali dello stesso colore. Sul tessuto sono ricamati, in caratteri latini dorati, la denominazione ufficiale dell’Ente, lo stemma sabaudo al naturale e il nodo Savoia anch’esso in oro. Al di sotto di tali elementi araldici sono state progressivamente cucite, nel corso del tempo, le 76 Medaglie d’Oro al Valor Militare conferite ai soci dell’Istituto.[6] È custodito nell'ufficio del Presidente.
- Labari delle Delegazioni

Ogni delegazione dell'Istituto è dotata di un labaro identificativo, formato da un drappo quadrato in azzurro Savoia, delle dimensioni di 75 × 75 cm, interamente frangiato in oro e corredato da due fiocchi laterali dello stesso colore. Sul tessuto sono ricamati, in caratteri latini dorati, la denominazione ufficiale dell’Ente, lo stemma sabaudo al naturale, il nodo Savoia e la denominazione ufficiale della delegazione, anch’essi in oro.
- Inno

L'Inno dell'Istituto, eseguito durante occasioni ufficiali di alto rango, come la Festa, è l'Hymnu sardu nationale, meglio conosciuto come Cunservet Deus su Re. Originario inno reale di Casa Savoia, fu composto da Giovanni Gonella, scritto da Vittorio Angius negli anni 1830 ed eseguito per la prima volta il 20 febbraio 1844 al Teatro Civico di Castello, a Cagliari.
- Marcia d'ordinanza
La marcia d'ordinanza che identifica l'Istituto è la Marcia Reale, composta da Giuseppe Gabetti nel 1831 o nel 1834. Fu l'inno nazionale de facto del Regno di Sardegna e del Regno d'Italia.
- Festa
La Festa dell’Istituto si celebra ogni 18 gennaio a Roma, in memoria della fondazione dell’ente. La ricorrenza si apre con la deposizione di una corona d’alloro al sacello del Milite Ignoto, presso l’Altare della Patria, da parte del Presidente dell’Istituto e di un rappresentante di Casa Savoia. Segue quindi il corteo in parata delle autorità, dei labari e delle Guardie d’Onore intervenute. Le celebrazioni si concludono con la Santa Messa al Pantheon, officiata in suffragio dei sovrani d’Italia e dei Caduti.
- Caduti
I Caduti dell'Istituto sono ricordati dalle Medaglie al Valor Militare cucite sul Medagliere d'Istituto e durante le Sante Messe officiate in loro suffragio e in quello dei sovrani d'Italia.
Onorificenze
[modifica | modifica wikitesto]Correnti
[modifica | modifica wikitesto]La medaglia di benemerenza dell’Istituto è concessa dal Presidente ai soci che abbiano lungamente dato prova di esemplare attività o che si siano distinti per aver contribuito all’incremento e al prestigio dell’Istituto. In nessun caso potrà detta medaglia essere conferita se non siano trascorsi due anni dal conferimento della qualifica di “guardia d’onore”.[7]
La medaglia al merito di servizio ha lo scopo primario di riconoscere un attestato di merito, con relativa particolare insegna di distinzione, alle guardie d'onore che hanno adempiuto ai loro doveri di Istituto, dimostrando speciale zelo e dedizione nell'effettuare, anche con sacrificio personale, il maggior numero di servizi. Possono essere insigniti della medaglia al merito di servizio le guardie d'onore che nell'arco dell'anno abbiano prestato un minimo di:
- 6 servizi per complessive ore 6 per le Guardie residenti fuori del Lazio;
- 18 servizi per complessive ore 18 per le Guardie residenti nel Lazio.
Un servizio di guardia a Vicoforte o ad Altacomba vale come i servizi al Pantheon. In tutti i casi almeno 2 servizi devono essere prestati al Pantheon.[8]
Cessate
[modifica | modifica wikitesto]Storicamente ha conferito anche le seguenti medaglie:
Medaglia d'Argento ai Veterani 1848-49 per la Guardia d'Onore alla Tomba del Re[9]
Medaglia di Bronzo ai Veterani 1848-49 per la Guardia d'Onore alla Tomba del Re[10]
Medaglia Commemorativa per il Pellegrinaggio al Pantheon (29 luglio 1901)[11]
Medaglia Commemorativa per il Pellegrinaggio al Pantheon (1903)[12]
Medaglia d'Argento ai Veterani e Reduci, Guardia d'Onore alle Tombe dei Re[13]
Medaglia di Bronzo ai Veterani e Reduci, Guardia d'Onore alle Tombe dei Re[14]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ L'Istituto nazionale per la guardia d'onore alle reali tombe del Pantheon, Roma, Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon, 2005.
- ↑ Cenni storici, su guardiadonorealpantheon.it, 2021. URL consultato il 19 febbraio 2026.
- ↑ Alfonso Marini Dettina, Storia e ruolo della Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon, Roma, Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon, 2009.
- ↑ Crest dell'Istituto - nuova versione, su guardiadonorealpantheon.it. URL consultato il 2 marzo 2026.
- ↑ Statuto, su guardiadonorealpantheon.it. URL consultato il 2 marzo 2026.
- ↑ Labaro, su guardiadonorealpantheon.it. URL consultato il 2 marzo 2026.
- ↑ Art. 28 dello Statuto vigente; R.D. del 14 luglio 1879; R.D. 1º gennaio 1880; R.D. del 23 gennaio 1910; Circ. M. n° 721 del 14 dicembre 1920; R.D. del 14 agosto 1920; R.D. n° 273 del 31 gennaio 1926; R.D. n° 1850 del 24 settembre 1936; R.D. n° 649 del 10 maggio 1943.
- ↑ Confronta: http://www.guardiadonorealpantheon.it/le-decorazioni Archiviato il 27 agosto 2017 in Internet Archive.
- ↑ Medaglia d'Argento ai Veterani 1848-49 per la Guardia d'Onore alla Tomba del Re[collegamento interrotto]
- ↑ Medaglia di Bronzo ai Veterani 1848-49 per la Guardia d'Onore alla Tomba del Re[collegamento interrotto]
- ↑ Medaglia Commemorativa per il Pellegrinaggio al Pantheon (29 luglio 1901) (JPG), su dimimonete.it (archiviato dall'url originale il 6 maggio 2006).
- ↑ Medaglia Commemorativa per il Pellegrinaggio al Pantheon (1903) (JPG), su dimimonete.it (archiviato dall'url originale il 14 luglio 2011).
- ↑ Medaglia d'Argento ai Veterani e Reduci, Guardia d'Onore alle Tombe dei Re (JPG), su dimimonete.it (archiviato dall'url originale il 6 maggio 2006).
- ↑ Medaglia di Bronzo ai Veterani e Reduci, Guardia d'Onore alle Tombe dei Re[collegamento interrotto]
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Statuto - Varianti 2005, concordate con il Ministero della Difesa ed approvate da consiglio generale 2006, Roma, 2006.
- L'Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon, Torino, 1988.
- L'Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon, Opuscolo Informativo a cura dell'INGORRTTP, Roma 2005. Opuscolo Informativo a cura dell'INGORRTTP, Roma, 2005.
- Rivista bimestrale GUARDIA D'ONORE. Periodico d'informazione distribuito a tutti soci e registrato presso il Tribunale di Roma al n. 300 del 10 giugno 1986.
- www.guardiadonorelaquila.altervista.org. Sito ufficiale della delegazione provinciale di L'Aquila.
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su guardiadonorealpantheon.it.
- Delegazione Provinciale di Bari, su guardiadonore.it.
- Delegazione di L'Aquila, su guardiadonorelaquila.altervista.org.
- Delegazione di Rovigo, su gdorovigo.it. URL consultato il 2 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 26 gennaio 2016).
- Delegazione di Vicenza, su guardiadonorevicenza.it.

