Isoroku Yamamoto

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Isoroku Yamamoto
Yamamoto official portrait NH 79462.jpg
4 aprile 1884 - 18 aprile 1943
Nato a Nagaoka, Giappone
Morto a Isole Salomone
Religione Cattolicesimo
Dati militari
Paese servito Giappone Giappone
Forza armata Naval Ensign of Japan.svg Marina Imperiale Giapponese
Grado Ammiraglio
Guerre Guerra russo-giapponese
Seconda guerra mondiale
Battaglie Battaglia delle Midway
Decorazioni Gran Cordone dell'Ordine del Crisantemo
Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Nibbio d'oro
Gran Cordone dell'Ordine del Sole Nascente
Gran Cordone dell'Ordine del Sacro Tesoro
Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con Fronde di Quercia e Spade

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Isoroku Yamamoto (山本五十六, Yamamoto Isoroku?, nato Takano) (Nagaoka, 4 aprile 1884Isole Salomone, 18 aprile 1943) è stato un ammiraglio giapponese.

Servì nella marina imperiale giapponese durante la seconda guerra mondiale e fu comandante della flotta combinata giapponese durante la Battaglia delle Midway. Viene considerato uno dei più grandi strateghi navali della storia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Yamamoto nasce come Isoroku Takano. Il padre, Takano Sadayoshi, aveva già compiuto 56 anni e non si aspettava più un figlio: il neonato fu chiamato quindi Isoroku, che in giapponese vuol dire appunto "56". Nel 1916 Isoroku fu adottato dalla famiglia Yamamoto e dal ministro giapponese della marina Gombei Yamamoto e ne acquisì il cognome.

L’ammiraglio Yamamoto era cattolico. La sua famiglia adottiva era invece shintoista; ma, poiché teneva molto al livello del suo ceto, iscrisse il giovane nella più nobile e prestigiosa scuola di Tokyo, quella tenuta dai padri Marianisti (la congregazione fondata dal beato Guglielmo Giuseppe Chaminade e dedita all’insegnamento). Il giovane, rimasto colpito dal cattolicesimo, non poteva però ricevere il sacramento del battesimo senza l'autorizzazione del padre (che era anche custode di un famoso tempio buddhista). Gli scrisse in proposito, col solo risultato di vederlo piombare a Tokyo infuriato. Isoroku dovette piegarsi alla ferrea tradizione giapponese e rimandare a tempi migliori la sua conversione definitiva. Solo dopo la fine degli studi, e dopo aver affrontato ancora una volta il padre, la notte di Natale del 1893 Isoroku divenne Stefano, e fu il primo giapponese battezzato dai Marianisti. Interessante fu l’argomentazione con cui convinse il padre: soltanto nel cattolicesimo egli avrebbe avuto la certezza che suo figlio avrebbe onorato il suo nome.

Nel 1904, uscito da pochi mesi dall'Accademia navale di Yetajuna, prese parte alla guerra navale russo-giapponese, (1904-1905) e partecipò alla battaglia di Tsushima, in cui fu ferito. In seguito fu addetto navale presso l’ambasciata nipponica negli Stati Uniti d'America (1925). Fu delegato alle conferenze navali di Londra sugli armamenti navali, dal 1929 al 1934.

Nel 1936 fu vice ministro della marina; nel novembre 1940 venne promosso al grado di ammiraglio e nominato comandante in capo della flotta militare giapponese dal Ministro della Marina giapponese, ammiraglio Koshiro Oikawa.[1] Nello svolgere questo incarico, si impegnò intensamente al potenziamento della flotta nipponica, la quale, nel dicembre del 1941, era già superiore a quella degli Stati Uniti nel Pacifico, specialmente per quanto riguardava il numero delle portaerei (10 giapponesi contro 3 americane).[2]

Benché non fosse favorevole all'entrata in guerra del Giappone al fianco delle potenze dell'Asse, il 7 dicembre del 1941, Yamamoto ideò l'imponente attacco aereo giapponese contro la base militare statunitense di Pearl Harbor.

L'aver portato a termine con successo questa operazione, permise a Yamamoto di divenire il comandante generale delle operazioni navali giapponesi nell'oceano Pacifico, contro la marina militare statunitense. La Marina Imperiale giapponese, al comando dell'ammiraglio Yamamoto, seppe infliggere inizialmente numerose sconfitte alle squadre navali americane; ben presto la situazione mutò, a partire dalla battaglia delle Midway, che si concluse con una cocente sconfitta per la marina giapponese ad opera di quella degli Stati Uniti presso le isole Midway (1942): infatti quello che doveva essere il colpo di grazia che i giapponesi intendevano sferrare alla marina militare statunitense, ormai logorata dalle numerose perdite, si trasformò nella più grande vittoria navale che gli Stati Uniti avessero mai ottenuto durante la seconda guerra mondiale.

Durante i combattimenti presso le isole Salomone gli americani, che grazie alla decrittazione delle comunicazioni radio giapponesi erano venuti a conoscenza dell'arrivo dell'ammiraglio Yamamoto sull'isola di Bougainville, riuscirono ad intercettare l'aereo che lo trasportava e ad abbatterlo. L'aereo, un Mitsubishi G4M Betty, dopo aver perso quota, con un motore incendiato, precipitò fra gli alberi dell’isola finendo in un rogo. Il corpo di Yamamoto fu ritrovato carbonizzato fra i rottami, appoggiato all’elsa della sua spada di Samurai. Le sue ceneri furono trasportate a Tokyo per le solenni esequie alla quale presero parte un milione di persone. Il pilota statunitense che lo abbatté, con un caccia Lockheed P-38 Lightning, fu Thomas Lanphier, decorato in seguito con la Navy Cross.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Cordone dell'Ordine del Crisantemo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine del Crisantemo
Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Nibbio d'oro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Nibbio d'oro
Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Sol Levante - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Sol Levante
Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Sacro Tesoro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Sacro Tesoro
Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con Fronde di Quercia e Spade - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Cavaliere della Croce di Ferro con Fronde di Quercia e Spade

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Robert B. Stinnett, Il giorno dell'inganno, Ed. Il Saggiatore, Milano, 2001, ISBN 88-428-0939-X, pag. 49
  2. ^ B.H. Liddell Hart, Storia militare della Seconda guerra mondiale, 1° volume, Arnoldo Mondatori Editore, Milano, 1970, pag. 289

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