Gruppo di continuità

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Un gruppo di continuità (anche noto come gruppo statico di continuità, mentre dalla dicitura in lingua Inglese Uninterruptible Power Supply[1] viene importato l'acronimo UPS) è un'apparecchiatura elettrica basata sull'accumulo di potenza elettrica in forma di corrente continua tramite batterie, utilizzata per impedire repentine mancanze dell'elettricità fornita in forma di corrente alternata dalla rete elettrica (mancanze ad esempio causate da blackout), o sue variazioni di voltaggio eccessive per certe apparecchiature, finanche - con certi prodotti di fascia alta - per fornire costantemente una frequenza di oscillazione priva di variazioni e perfettamente sinusoidale.

Si rivela necessario laddove vi siano apparecchiature elettriche che non possono rimanere improvvisamente senza corrente (poiché necessitano di precise procedure di spegnimento al fine di evitare danni o perdite di dati - specialmente se dati sensibili[2]), o che possono risentire negativamente di anomalie nella tensione e/o nella frequenza della fornitura, e/o che debbano continuare a funzionare per un tempo prolungato prefissato - o ad oltranza - anche in assenza della normale fornitura elettrica (eventualmente grazie all'attivazione in un secondo tempo di forniture elettriche alternative locali, come un generatore elettrico/gruppo elettrogeno, o un inverter collegato ad un ampio parco di batterie caricate in precedenza).

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

UPS per impieghi domestici
UPS per impieghi domestici (vista posteriore)
Si noti la potenza di uscita:
300 W, 500 VA

Esistono gruppi di continuità di varie potenze, a partire dai piccoli apparecchi per uso casalingo (300 Watt), tipicamente utilizzati per alimentare un personal computer non particolarmente energivoro, fino ad apparecchiature industriali da varie centinaia di kiloVoltAmpere. Sono in produzione regolare anche UPS alimentati a media tensione, in container autonomi contenenti anche le batterie, per potenze di alcune decine di megawatt, in grado di sostenere fabbriche intere fino all'avviamento di un gruppo elettrogeno alimentato a diesel.

La corrente erogata dal gruppo di continuità durante i blackout può presentare notevoli differenze (positive o negative) rispetto a quella normalmente presente, a seconda delle caratteristiche dell'UPS, variazioni che devono essere preventivamente considerate per valutare la compatibilità con le apparecchiature da collegare.
I modelli di UPS meno avanzati, in caso di blackout erogano infatti una corrente alternata priva della normale forma d'onda sinusoidale, che nel caso peggiore può essere un'onda quadra, oppure - soluzione intermedia - una forma d'onda modificata che assomiglia di più alla normale forma sinusoidale; anche la frequenza di tale forma d'onda potrebbe non essere la stessa della normale fornitura (50 Hz in caso della rete elettrica italiana), bensì variare intorno al valore nominale di più o meno determinati Hertz (esempio: +/- 1 Hz) e/o essere di altro standard (esempio: 60 Hz).

La corrente normalmente erogata dall'UPS in assenza di blackout, può essere anch'essa diversa rispetto a quella fornita dalla rete elettrica (quella con cui l'UPS è normalmente alimentato), ma in questo caso - generalmente - solo in meglio; esistono infatti alcune tipologie di UPS che quando la tensione in ingresso varia rispetto alla tensione nominale, effettuano una leggera stabilizzazione del voltaggio anche senza passare al funzionamento tramite batterie (UPS di tipologia "Line-Interactive", dotati di AVR), mentre gli UPS migliori forniscono sempre voltaggio e frequenza a livelli ottimali, sia in caso di blackout che normalmente, erogando corrente di qualità anche superiore rispetto alla fornitura elettrica della rete (UPS di tipologia "on-line", a doppia conversione).

Poichè diverse apparecchiature elettriche necessitano di essere alimentate sempre con una corrente alternata avente forma sinusoidale pura "Pure Sine Wave"-PSW (tra cui le più sensibili come gli attuali diffusi alimentatori dotati di sistema PFC[3] di tipo attivo APFC,[4][5][6] e quelle il cui assorbimento è esclusivamente o consistentemente dovuto ad un motore elettrico[7]), ed inoltre alcuni apparecchi regolano il loro funzionamento sincronizzandosi con una specifica frequenza della rete elettrica, risulta chiaramente indispensabile accertare preventivamente la tipologia di corrente alternata che viene erogata dall'UPS, sia in presenza della tensione di rete (ad esempio se il campo d'azione dell'eventuale AVR riconduce il voltaggio a range idonei alle nostre necessità, o serva stabilizzazione della tensione più precisa), sia e soprattutto quando questa manca e la corrente viene totalmente generata dall'UPS, per verificare se l'UPS in questione sia perfettamente idoneo ad alimentare le nostre apparecchiature (con e in assenza della fornitura di rete), senza danneggiarle e/o danneggiarsi.

Tempo di trasferimento[modifica | modifica wikitesto]

Quando la rete elettrica da cui è alimentato l'UPS è soggetta a un blackout, o la tensione in arrivo non è conforme ne conformabile tramite AVR, l'UPS - in determinati millisecondi dichiarati dal costruttore - preleva corrente continua da una o più batterie, con cui genera ed eroga autonomamente corrente alternata agli apparecchi a lui collegati.

Tale tempo in millisecondi, in cui l'UPS determina la necessità di autoprodurre corrente alternata ed inizia effettivamente ad erogarla, è chiamato "tempo di trasferimento" (in Inglese transfer time).

Il tempo di trasferimento può essere 0 ms per UPS di tipologia "on-line", e generalmente inferiore ai 15 ms per le altre tipologie; il meglio è che tale valore sia 0 ms, o almeno molto sotto i 10 ms.

Gli alimentatori dei computer e prodotti affini possono continuare a funzionare senza problemi anche con un tempo di trasferimento tra i 5 e 10 ms (e anche oltre), ma per alcune apparecchiature - come strumenti di laboratorio altamente sensibili - un tempo di trasferimento inferiore ai 2 ms può essere indispensabile.[8][9][10][11]

Autonomia (tempo di backup)[modifica | modifica wikitesto]

Il tempo massimo per cui un UPS può mantenere attivi i carichi collegati in caso di blackout (o in presenza di fornitura elettrica di rete gravemente alterata, inutilizzabile) sono determinati da 4 fattori:

  • capacità totale delle batterie (un UPS con batteria da 7 Ah avrà meno autonomia di uno con più batterie o di capacità maggiore)
  • stato di carica delle batterie (i tempi di ricarica completa si aggirano sulle 6-12 ore; in caso di utilizzo, un successivo blackout a breve distanza di tempo potrebbe trovare le batterie non al 100%)
  • ciclo di vita delle batterie/livello di deterioramento (le batterie hanno un'aspettativa di utilizzabilità limitata, 3-5 anni dalla produzione, e progressivamente non sono più in grado di immagazzinare la capacità di targa, come invece appena prodotte e con pochi cicli di carica/scarica[12])
  • livello di carico collegato (un UPS con batteria da 7Ah potrà tenere il carico massimo per un tempo "X", mentre teoricamente un carico del 50% rispetto a quello massimo potrebbe essere sostenuto per un tempo pari a 2 volte "X")

Nelle specifiche degli UPS viene genericamente indicato il tempo di backup con batteria carica, ma non necessariamente riferito al carico massimo (spesso viene indicato un tempo relativo alla metà del carico massimo o meno ancora, anche in relazione al fatto che di solito viene consigliato di collegare all'UPS un carico mai effettivamente pari al carico massimo ammissibile, bensì consistentemente meno).

Spesso negli UPS entry-level/SoHo il tempo di backup a pieno carico è di pochi minuti, giusto utile a salvaguardare il funzionamento delle apparecchiature collegate in caso di blackout istantanei (qualche secondo o decina di secondi), o di avere il tempo di spegnerle correttamente (eventualmente anche in automatico) in caso di blackout più lunghi;[13] per avere la possibilità di far continuare a funzionare i carichi collegati all'UPS anche in caso di blackout prolungato (da almeno qualche decina di minuti fino a quasi 1 ora), una soluzione può essere quella di sovradimensionare enormemente l'UPS rispetto al carico (esempio: UPS da 800 W per carico di 50 W), oppure ricorrere ad UPS dotati di ampio parco batterie di elevata capacità (spesso esterne).

Si noti che utilizzare batterie con più capacità di quella prevista dallo specifico UPS, seppure possa apparire fattibile crea due potenziali gravi problemi: l'UPS faticherebbe a ricaricare completamente la batteria, eventualmente danneggiando i componenti preposti per fornire ricarica inferiore; il potenziale funzionamento maggiormente prolungato in modalità backup potrebbe surriscaldare oltre misura l'apparecchio, progettato per tempi di conversione DC/AC più limitati.

Potenza[modifica | modifica wikitesto]

I gruppi di continuità possono sostenere solo carichi predeterminati, in modo da non costituire sovraccarico allo specifico UPS cui sono collegati. La potenza massima che gli UPS possono sostenere viene generalmente indicata in vari modi, i cui significati possono risultare pericolosamente fraintendibili:

  • watt (W); forma maggiormente attendibile per comprendere la potenza dell'UPS
  • voltampere (VA); forma ambigua a causa della somiglianza con il termine "watt", ma di significato notevolmente diverso (1000 VA possono anche corrispondere a solo 500 watt)
  • volt-ampere Informatici (VAI); ulteriore forma per speculare sull'effettiva potenza massima dell'UPS

Il valore più corretto per valutare la reale capacità del gruppo è il primo (W - watt).

Il secondo valore (VA) può essere utile a descrivere la capacità del gruppo ma è più soggetto a manipolazione da parte del costruttore del dispositivo per mascherare la reale (scarsa) potenza del gruppo.

Il terzo valore (VAI) ed ogni altro metodo di fantasia vengono utilizzati esplicitamente per mascherare la reale potenza del gruppo di continuità, per farla apparire maggiore di quella reale. Ad esempio il VAI è tipicamente il doppio del VA che è a sua volta tipicamente il doppio della potenza effettiva in watt. Dato che la capacità di un gruppo di continuità in termini di VA e VAI può essere calcolata in diverse maniere, possiamo avere due gruppi con potenza dichiarata di 1500 VAI ma potenza reale molto differente; in linea generale, un gruppo da 400 watt dichiarati è più potente di uno da 1500 VAI.

Approfondendo, nelle specifiche degli UPS i costruttori forniscono il valore del cosφ di uscita dell'UPS, che abbinato a altri dati è in grado di fornirci la reale potenza del Gruppo. Esempio: 500 VA di potenza a cosφ = 0,8 (il più classico), realmente ci possono fornire 400 W di potenza reale, che poi a seconda di quanto il carico è sfasato rispetto alla sinusoide di uscita può ulteriormente declassarsi, quindi avremo realmente anche una corrente disponibile minore. Si ricorda che il cosφ che viene dichiarato è considerato induttivo, e normalmente la potenza erogata resta uguale fino ad un cosφ induttivo del carico di 0,5; altro discorso è un carico con cosφ capacitivo che può declassare la potenza reale di un UPS anche del 50%. La potenza supportabile dall'UPS varia a seconda del carico che andremmo a mettere.
Se abbiamo un gruppo UPS di 1000 VA significa che avremmo in uscita 1000 W se il carico che andremmo ad applicare è resistivo e quindi non crea alcuno sfasamento sinusoidale, cosφ è pari a 1.
La potenza effettiva dipende dal carico, resistivo o induttivo.[14][15][16]

Dalla metà del 2012 sono entrati in commercio UPS a cosφ = 1, ovvero un UPS da 20 kVA è in grado di erogare 20 kW indipendentemente dal carico. Infatti per calcolare la potenza in uno stadio alternata si usa la seguente formula

Dove la indica la tensione del generatore (in Volt), in corrente (in Ampere) , cosφ è lo sfasamento (i costruttori di gruppi di continuità non possono sapere quale carico andremo ad alimentare) e la indica la potenza (in Watt). Lo stesso valore (VA) viene dato anche per indicare la potenza dei gruppi elettrogeni, trasformatori, ecc.

Batterie[modifica | modifica wikitesto]

Le batterie degli UPS sono normalmente di tipo piombo-acido a "ciclo profondo, Deep-Cycle" ermetiche (anche che dette sigillate, con valvola di regolazione,[17][18] senza manutenzione; in Inglese: "Sealed Lead-Acid Battery - S.L.A. battery",[19] "Valve Regulated Lead Acid - V.R.L.A.",[20] "Maintenance free"),[21] realizzate con Gel[22][23] (acido interamente gelatinizzato) o AGM (Absorbent glass mat),[24][25][26] che possono essere utilizzate in qualsiasi posizione orizzontale/verticale.
Per gruppi di continuità piccoli si usa una tensione di 12 volt, mentre con il crescere della potenza del gruppo di continuità il fabbricante richiede che si usino tensioni sempre maggiori, spesso multiple di 12. Si può arrivare e superare anche a serie di 20 batterie, equivalenti ad una tensione di 240 e più volt. Il numero di batterie quindi aumenta all'aumentare della potenza richiesta in uscita e al tempo per cui dovrà erogarla. Per avere autonomie più lunghe bisogna disporre di più serie di batterie in parallelo, in maniera da aumentare la capacità di immagazzinamento di energia. Le batterie cosiddette "a ciclo profondo", a differenza delle batterie al piombo comuni, sopportano molti cicli di scarica profondi.

All'installazione di un gruppo di continuità bisogna quindi corredarlo del numero di batterie adeguato per coprire la necessità di potenza e tempo. Bisogna inoltre assicurarsi che i periodi in cui le batterie si ricaricano siano sufficientemente lunghi da permettere loro di reimmagazzinare l'energia necessaria. Da considerare attentamente la temperatura di stoccaggio, in quanto le batterie, devono restare a temperature inferiori ai 25 gradi, pena il decadimento della aspettativa di vita.

Carica delle batterie[modifica | modifica wikitesto]

I gruppi di continuità sono corredati dal circuito che carica, ricarica e mantiene in carica le batterie. Tale circuito fornisce alle batterie una tensione sui 13,6 volt per monoblocco (monoblocco = batteria) con una corrente che dev'essere limitata, in ampere, al 10-20% della capacità della batteria montata espressa in ampere-ora; per esempio, montando una serie di batterie da 150 Ah dovremmo ricaricarla con una corrente compresa tra 15 e 30 A; se invece avessimo due serie in parallelo dovremmo ricaricarle con una corrente compresa tra 30 e 60 A. I circuiti di ricarica sono progettati in modo tale da ridurre la corrente a valori di mantenimento quando rilevano che la batteria è carica.

In alcuni modelli di UPS la carica avviene in modo ancor più intelligente, regolando la tensione in base alla temperatura delle batterie, oppure sottoponendo le batterie a continui cicli di carica e di rilassamento. Tutto questo al fine di migliorare il rendimento e la durata degli accumulatori.

Sostituzione delle batterie[modifica | modifica wikitesto]

Gli UPS normalmente sono dotati di led o display - o segnali acustici codificati - in grado di segnalare l'approssimarsi della necessità di cambiare la batteria, o quando è diventata inutilizzabile. Se tale avviso è generalmente valido (difficile che la batteria segnalata come esausta possa essere ancora in buono stato), può accadere tuttavia che sia tardivo, causa sovrastima della capacità residua della batteria; buona pratica è quella di testare ciclicamente - ogni uno o due mesi - l'effettiva tenuta dell'UPS in modalità backup,[27] collegandovi dei carichi di wattaggio noto (che possano correre il rischio di spegnersi) per dei tempi di riferimento, onde verificare progressivamente la capacità di backup disponibile.

Negli UPS entry-level, la batteria è spesso totalmente inglobata nell'involucro dell'apparecchio, e sostituirla può essere difficoltoso, specialmente nel richiudere correttamente l'UPS senza costringere i vari cavi a pericolose compressioni tra loro, e contro gli altri componenti.

Altri UPS, sempre a batteria interna, dispongono invece di un apposito sportello laterale su una delle superfici, che una volta aperto/rimosso (svitando poche viti o anche solo azionando una linguetta d'apertura), permette di sostituire la batteria senza interagire con altro componente che con i morsetti dei due cavi (positivo e negativo) che la collegano.

UPS professionali di maggiori dimensioni dispongono invece di apposite slitte di estrazione, o alloggiamenti/contenitori esterni.

Tecnologia costruttiva[modifica | modifica wikitesto]

Fondamentalmente è un apparecchio costituito da almeno tre parti principali: un primo convertitore alternata/continua (convertitore AC) che, grazie a un raddrizzatore e a un filtro, converte la tensione alternata della rete elettrica in tensione continua; una batteria, o più batterie, in cui viene immagazzinata l'energia fornita dal primo convertitore; un secondo convertitore continua/alternata (convertitore CA o inverter) che, prelevando energia dal raddrizzatore o dalle batterie in caso di mancanza di rete elettrica, fornisce corrente al carico collegato.

Parte integrante degli UPS può essere il "bypass", quello statico, anche detto automatico e quello manuale. Il primo, completamente gestito dalla macchina, commuta il carico tra inverter e rete senza buco di tensione, solitamente eseguito tramite SCR, e diventa importante in caso di anomalia sia dell'UPS che a valle, cioè del carico se sovraccarico e/o cortocircuito. Il bypass manuale è appunto gestito da un operatore, utile in caso di guasto con possibile spegnimento del carico e di manutenzione; in questo modo, si esclude completamente la macchina, garantendo il funzionamento del carico da rete. In modalità "bypass" il carico non è in alcun modo protetto.

Un gruppo di continuità semplice (tralasciando la parte raddrizzatore e batterie), consiste in un inverter, in cui un oscillatore a onda quadra genera il segnale che poi, amplificato da una batteria di transistor alimentati dalla tensione continua, rende la potenza necessaria attraverso un trasformatore per il necessario innalzamento in tensione. Gruppi di continuità avanzati hanno cominciato a usare componentistica più moderna, come gli IGBT, i MOSFET o altri ancora, al fine di ottenere un'efficienza superiore.

Salendo ulteriormente nella scala della complessità, vengono usati vari sistemi per ottenere una forma d'onda in uscita che sia più simile all'onda sinusoidale che viene distribuita dalle compagnie di elettricità. Ciò avviene a livello dell'oscillatore o del circuito dei transistor. Vengono usati condensatori e induttori per filtrare il flusso di corrente da e verso il transistor, in modo da renderlo più "morbido". È anche possibile produrre un'onda più sinusoidale usando un'alimentazione duale: positivo, negativo, e massa. Un circuito logico s'incarica di attivare i transistor in modo che si alternino nella commutazione nel modo giusto.

All'interno degli UPS per generare la corrente alternata vengono usati gli inverter che prelevano l'energia dalle batterie. Spesso generano un'onda sinusoidale modificata, simile a quella originale ma a gradini, in maniera simile alla Pulse-amplitude modulation, che ha la stessa area della sinusoidale pura e quindi la stessa energia. Dopo l'inverter il segnale viene passato a dei filtri che gli smussano gli angoli facendola assomigliare maggiormente a una sinusoide. In genere gli UPS hanno due tipi di prese. Un gruppo collegato alle batterie (e all'inverter) e un gruppo di prese collegate solo ai filtri, in caso di mancanza di corrente quest'ultimo gruppo smette di erogare corrente.

Gruppi di continuità ancora più sofisticati usano la tecnica detta modulazione di larghezza di impulso (in inglese Pulse Width Modulation o PWM) con una portante ad alta frequenza: ciò permette di approssimare più da vicino una funzione sinusoidale.

Negli UPS di qualità, l'onda sinusoidale in uscita può risultare addirittura migliore di quella fornita in ingresso.

Tutti i gruppi di continuità che non generano un'onda sinusoidale pura fanno sì che certi carichi, come i motori elettrici (ventilatori, per esempio), o lavorino in maniera meno efficiente/disturbata (come spesso accade nel caso di onda pseudo-sinusoidale/onda modificata), fin'anche non funzionino, si guastino e/o guastino l'UPS.

Tipologia[modifica | modifica wikitesto]

Esistono tre principali categorie di UPS, che in ordine decrescente di qualità/costo sono:[28][29]

  • on-line o VFI (Voltage and Frequency Independent); anche detti "a doppia conversione", erogano sempre un voltaggio e una frequenza regolati
  • line-interactive o VI (Voltage Independent); erogano sempre un voltaggio regolato, mentre la frequenza è regolata solo in modalità batteria/backup, quando viene generata dall'UPS
  • off-line o VFD (Voltage and Frequency Dependent); anche detti "Standby", sia voltaggio che frequenza vengono regolati solo in modalità batteria/backup

I gruppi di continuità "on-line" presentano il vantaggio di eliminare i disturbi indotti dalla rete tramite la doppia conversione. Questa tipologia presenta come unico svantaggio un consumo maggiore rispetto alle altre tipologie. Il raddrizzatore e l'inverter sono quindi sempre attivi, e questo causa inevitabilmente una maggiore dispersione. In caso di black out, l'inverter preleva energia dalle batterie, che, in base al progetto, possono essere poste direttamente sulla continua oppure, questo nelle macchine di taglia media, interposti SCR di commutazione. Avendo la doppia conversione tensione e frequenza, sono sempre stabili.
Questo tipo di gruppi di continuità è il migliore e spesso è anche il più costoso. Gli UPS in grado di erogare potenze superiori a 2, 3 kVA sono quasi tutti di questo tipo. Esistono 2 sottoprodotti che in base alla potenza e filosofia utilizzano o meno il trasformatore in uscita.

I gruppi di continuità "line-interactive" hanno un autotrasformatore multi-tap a tensione variabile. Questo tipo speciale di trasformatore può aggiungere o sottrarre bobine di filo alimentate, aumentando o diminuendo in tal modo il campo magnetico e la tensione di uscita del trasformatore. Ciò può anche essere eseguito da un trasformatore “buck-boost” che è distinto da un autotrasformatore, poiché il primo può essere cablato per fornire isolamento galvanico. Questo tipo di UPS è in grado di tollerare continui abbassamenti di sottotensione e sovratensioni senza consumare la riserva limitata della batteria. A seconda del modello, la modifica della presa dell'autotrasformatore può causare un'interruzione della potenza di uscita molto breve, che potrebbe causare un "trillo" degli UPS dotati di un allarme di perdita di potenza. Questo è diventato popolare anche negli UPS più economici perché sfrutta i componenti già inclusi. Il trasformatore principale da 50/60 Hz utilizzato per convertire tra tensione di linea e tensione della batteria deve fornire due rapporti di rotazione leggermente diversi: uno per convertire la tensione di uscita della batteria (tipicamente un multiplo di 12 V) in tensione di linea e una seconda per convertire la tensione di linea a una tensione di carica della batteria leggermente superiore (comunemente multiplo di 14 V). La differenza tra le due tensioni è dovuta al fatto che la ricarica di una batteria richiede una tensione ‘delta’ (fino a 13-14 V per caricare una batteria da 12 V).
Gli autotrasformatori possono essere progettati per coprire un'ampia gamma di tensioni di ingresso variabili, ma ciò richiede più tocchi e aumenta la complessità e la spesa dell'UPS. È comune che l'autotrasformatore copra un intervallo solo da circa 90 V a 140 V per alimentazione a 120 V, quindi passa alla batteria se la tensione è molto più alta o più bassa di quella gamma. In condizioni di bassa tensione, l'UPS utilizzerà più corrente del normale, quindi potrebbe richiedere un circuito di corrente superiore rispetto a un dispositivo normale. Ad esempio, per alimentare un dispositivo da 1000 W a 120 V, l'UPS preleva 8,33 A. Se si verifica un calo di tensione e la tensione scende a 100 V, l'UPS preleva 10 A per compensare. Questo funziona anche in senso inverso, quindi in una condizione di sovratensione, l'UPS avrà bisogno di meno corrente.

I gruppi di continuità "off-line" iniziano a sintetizzare l'onda solo qualche millisecondo dopo il black-out, creando quindi un piccolo "buco", della durata di pochi millisecondi, di tensione in uscita durante il quale il carico non viene alimentato. Per ovviare a questo problema, vengono utilizzati dei condensatori in uscita, non sempre però sufficienti a mantenere l'alimentazione del carico. Questo tipo di UPS è più economico, più facile da costruire, spesso impiegato per alimentare singoli computer o comunque utenze non troppo delicate, come ulteriore vantaggio, tenendo l'inverter spento si ha anche un consistente risparmio energetico. Spesso gli UPS di piccola taglia sono di questo tipo.

Classificazione IEC EN 62040-3[modifica | modifica wikitesto]

La norma IEC EN 62040-3 stabilisce una codifica di classificazione degli UPS in base alla loro tipologia, alla qualità della forma d'onda che viene erogata (sia in presenza di alimentazione dalla rete elettrica che in modalità backup), e ai tempi/modi di reazione ai problemi delle fornitura elettrica; tale codificazione prevede un formato composto da 3 campi, di cui il primo indice rappresenta la migliore qualità:[30][31][32]

  • VFI / VI / VFD
  • S / X / Y, S / X / Y
  • 1 / 2 / 3 / (4), 1 / 2 / 3 / (4), 1 / 2 / 3 / (4)

Il codice può così risultare VFI-SS-111 per un UPS della massima qualità, fino a VFD-SY-333 per un UPS inadatto per apparecchiature estremamente vulnerabili ad alimentazioni disturbate.

Nello specifico della classificazione della forma d'onda, la prima lettera indica la caratteristica in presenza di fornitura elettrica, la seconda in modalità batteria, e si hanno le seguenti corrispondenze:[33][34]

  • S: forma d'onda sinusoidale sia con carico lineare che non lineare, THDv < 8%[35]
  • X: forma d'onda sinusoidale solo con carico lineare; con carico non lineare[36] si potrebbe avere THDv > 8% ma entro i limiti della IEC 61000-2
  • Y: forma d'onda non sinusoidale con THDv eccedente i limiti della IEC 61000-2

Si noti che il primo indice del secondo campo, che esprime le caratteristiche della forma d'onda erogata in presenza di idonea fornitura dalla rete, può essere differente da "S" solo per i modelli VFI; un siffatto UPS a doppia conversione sarebbe quindi dedicato ad apparecchiature che sono relativamente immuni a onde sinusoidali imperfette, ma necessitano di essere fortemente salvaguardate da variazioni di tensione ed interruzioni (essere alimentate da un UPS con "tempo di trasferimento" nullo).
Al contempo, una "S" nel primo indice di questo campo non ha in realtà un significato concreto per tipologie VFD (che in condizioni normali non trattano la corrente in ingresso).
[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Uninterruptible Power Supply = fornitura di energia ininterruttibile
  2. ^ www.dataweb.it/faq/Faq-Risposte.asp?id=1013
  3. ^ www.informaticapertutti.com/come-e-quale-alimentatore-per-pc-scegliere/#che-cose-il-pfc
  4. ^ www.informaticapertutti.com/come-scegliere-un-gruppo-di-continuita-ups-per-pc-computer/#il-problema-degli-alimentatori-con-pfc-attivo
  5. ^ www.stampolampo.it/la-tecnologia-pfc-degli-alimentatori-switching/
  6. ^ www.extenzilla.it/2016/10/11/pfc-attivo-e-passivo/
  7. ^ Nota: nel caso tra i carichi collegati all'UPS vi sia un apparecchio il cui assorbimento è totalmente o prioritariamente dovuto a un motore, è necessario considerare sempre le relative elevate correnti di spunto, inrush, sovradimensionando adeguatamente la potenza complessiva dell'UPS.
    Un sistema di calcolo approssimativo del sovradimensionamento necessario, è quello di considerare ridotta ad almeno 1/3 la potenza nominale in Watt dell'UPS (esempio: ad un UPS con potenza nominale di 1500 Watt collegheremo un carico nominale mai complessivamente superiore a 500 Watt)[senza fonte]
  8. ^ www.sunpower-uk.com/glossary/what-is-transfer-time/
  9. ^ www.01net.it/guida-normativa-ups/
  10. ^ www.vegaengineering.com/mlist/uploaded/Guida%20Europea%20sugli%20UPS.pdf
  11. ^ www.powerinspired.com/ups-transfer-time/
  12. ^ Nota: si può rendere necessaria la sostituzione della batteria dopo 1-3 anni di utilizzo nell'UPS, a seconda dei cicli di lavoro svolti e delle temperature in cui opera
  13. ^ www.sies-srl.it/faq/1028/quanta-autonomia-puo-garantirmi-un-gruppo-di-continuita-ups
  14. ^ www.teknel.net/glossario.html
  15. ^ www.consulente-energia.com/av-qual-e-la-differenza-fra-carichi-induttivi-o-resistivi-carico-induttivo-ed-energia-reattiva-potenza-reattiva-di-motori-e-altri-carichi-induttivi.html
  16. ^ webstarsnet.com/it/59-types-of-electrical-loads.html
  17. ^ www.elcoteam.com/content/blog/batterie-e-pile/parliamo-di-batterie-al-piombo.html
  18. ^ download.schneider-electric.com/files?p_enDocType=White+Paper&p_File_Name=VAVR-A5AJXY_R0_IT.pdf&p_Doc_Ref=VAVR-A5AJXY_R0_IT
  19. ^ www.andrewwhyman.com/blog/tech/battery-technology-and-maintenance/
  20. ^ www.sealedperformance.com.au/faq/what-is-the-difference-between-sla-vrla-and-agm-batteries/
  21. ^ www.sistel.ca.it/faq/
  22. ^ www.pmbatterie.it/gel
  23. ^ www.fambatterie.it/121-batterie-gel
  24. ^ www.sies-srl.it/faq/1054/qual-e-la-differenza-tra-batterie-al-piombo-gel-e-quelle-agm
  25. ^ www.nauticareport.it/dettnews/tecnica_e_manutenzione/batterie_al_piombo_o_al_gel-21-4000/
  26. ^ www.fambatterie.it/83-batterie-agm-gel
  27. ^ www.batterieups.com/check-up-batterie-ups-gruppo-di-continuita-test-controllo/
  28. ^ www.ingegneria-elettronica.com/normative1/norme-cei-letterau-ups-online-doppia-conversione-line-interactive.html
  29. ^ hardwaretheory.it/scegliere-un-gruppo-di-continuita-guida-acquisto-un-ups/
  30. ^ www.elenet.altervista.org/Elettrotecnica/ups.html
  31. ^ www.online-ups.it/classificazione-ups/
  32. ^ anie.it//wp-content/uploads/2016/04/CN-050-Aprile-2016-Gruppi-statici-di-continuit%c3%a0-UPS.pdf
  33. ^ elettricomagazine.it/normative-impianti/natura-dei-gruppi-statici-continuita-ups/
  34. ^ www.ups-hoffmann.com/classificazione-ups/
  35. ^ Nota: THDv è la distorsione armonica totale della forma d'onda di tensione
    library.e.abb.com/public/166a937e3522426abca49c27db8fa30a/Harmonics_in_HVAC_applications_%203AXD50000380282_REV_A_IT.pdf
  36. ^ Quali tipi di carico provocano le armoniche
    Carichi non lineari (carichi elettronici): Apparecchiature che utilizzano alimentatori switching, Trasformatori, UPS, Sistemi di illuminazione elettronica, Sistemi di illuminazione a incadescenza controllati da TRIAC, Azionamenti a velocità variabile, Impianti galvanici, Forni a microonde, Apparecchiature medicali, Saldatrici, forni a induzione e forni ad arco
    www.voltimum.it/articolo/guide-e-approfondimenti/armoniche-cosa-sono

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]