Giuseppe Balestrazzi

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Giuseppe Balestrazzi

Giuseppe Balestrazzi (Parma, 6 settembre 1893Roma, 1º maggio 1983) è stato un giornalista, attivista e saggista italiano. Fu sottotenente durante la prima guerra mondiale e successivamente presidente dell'Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra di Parma, di cui fu cofondatore.[1][2]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Giuseppe Balestrazzi venne ricoverato nel 1917 nell'Ospedale di Parma per una grave mutilazione al braccio sinistro dovuta ad una ferita riportata in guerra. Nell'aprile dello stesso anno, insieme a Priamo Brunazzi, altro mutilato di guerra,[3] ed alcuni altri reduci fondò l'Associazione dei Mutilati e Invalidi di guerra di Parma, che fu la prima d'Italia.[4][5][6]

L'associazione ebbe un buon consenso, soprattutto attraverso la diffusione di informazioni riguardanti i mutilati e gli invalidi reduci della prima guerra mondiale. I reduci della provincia di Parma contavano più di 40000 uomini (secondo altre fonti il numero supera i 50000), con più di mille caduti sul campo, quasi milleottocento caduti in seguito alle ferite riportate, altrettanti caduti per infezioni contratte durante la guerra, più di quattrocento internati in campi di detenzione per militari dalle forze nemiche; ci furono quasi settecento dispersi con oltre diecimila feriti. L'associazione ottenne ben presto una buona popolarità ed in breve tempo arrivò a contare circa duemila iscritti. L'ente vantava un pubblicazione periodica intitolata la Parola.[7] Nel 1918 divenne direttore responsabile del mensile Il Giornale, con sede a Parma.[8]

Nel 1919 Brunazzi, avendo perso entrambi i piedi durante la prima guerra mondiale, congelati nelle balze ghiacciate del Trentino e successivamente amputati, dovette abbandonare gran parte del suo lavoro, lasciando l'impegno a Balestrazzi che nel 1920 divenne presidente a tutti gli effetti dell'associazione. Nel settembre del 1927 l’Associazione Mutilati ottenne da Gontrano Molossi la direzione e l'edizione del più antico quotidiano italiano, la Gazzetta di Parma, che gestì fino alla fine di giugno del 1928 quando si perfezionò la provvisoria fusione col Corriere Emiliano.[9]

Nel 1947, Balestrazzi fondò l'Istituto per la rieducazione dei mutilatini di guerra, ente di assistenza ai fanciulli reduci della guerra. L'istituto fu collocato nell’ospedale militare parmigiano, e accolse per anni centinaia di bambini provenienti da diverse città d'Italia.[10]

Dopo la fine della seconda guerra mondiale Balestrazzi si trasferì a Roma, dove si dedicò al giornalismo ed alla scrittura di volumi storici sui suoi trascorsi e sugli avvenimenti collegati. Nel 1953 pubblicò a Roma, per i tipi di Apollon, una monografia dal titolo Sui Colli Fiorentini con i Grandi invalidi di tutte le guerre, la cui prefazione fu firmata da Don Carlo Gnocchi,[11] ed in cui rievocò trent'anni di vita dell'Istituto Nazionale "Simone Abamelek Larazew" per i grandi invalidi di guerra al Galluzzo di Firenze, amministrata dall'Opera Nazionale per gli Invalidi di Guerra.[11]

Collaborò con l'Osservatore Romano e, per decenni, con la Gazzetta di Parma, testata su cui scrisse a più riprese dal 1927, anno in cui la direzione del quotidiano fu affidata all'associazione di cui era presidente,[9] fino agli anni ottanta.[senza fonte] Sulla Gazzetta di Parma firmò una personale rubrica di approfondimento culturale e pubblicò, raccolto in 37 puntate dall'11 febbraio al 29 marzo 1979, il suo diario storico dal titolo Un uomo di pace tra due guerre.[12]

Morì a Roma il 1º maggio del 1983.[13]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Si vedano alcune delle opere di Balestrazzi in: Felice da Mareto (a cura di), Bibliografia Generale delle Antiche Province Parmensi - Autori, Deputazione di storia patria, Parma, 1973;

Saggi e monografie[modifica | modifica sorgente]

  • Tutta l'assistenza ai minorati di guerra (prefazione di Augusto Turati), Tip. Mutilati e Invalidi, Trento, 1928.
  • Per la morte di Priamo Brunazzi, Commemorazione tenuta nella seduta straordinaria del Consiglio della Associazione nazionale mutilati ed invalidi di guerra del 22 luglio, Ass. Mutilati - Calorno, Parma, 1933.
  • La Genova Borgotaro in un decennio di studi e di discussioni, Fresching, Parma, 1938
  • Conquiste e mete autarchiche. Studi, discussioni e programmi su Salsomaggiore, Donati, Parma, 1940
  • Sui Colli Fiorentini con i Grandi invalidi di tutte le guerre, (prefazione di Don Carlo Gnocchi), Apollon, Roma, 1953
  • Vademecum delle associazioni nazionali mutilati ed invalidi di guerra, combattenti e reduci, famiglie caduti e dispersi di guerra e delle opere nazionali, Ed. Apollon, Roma, 1959
  • Il senatore Faelli e il nostalgico Consolato dei Parmigiani a Roma, Italgraf, Roma, 1963
  • Il Teatro Regio di Parma nella storia della musica. Rievocazioni e auspici, Staderini, Roma, 1963
  • Regalità di personaggi storici ed artistici a Palazzo Balestra in Roma, Piazza SS. Apostoli, A.BE.TE., Roma, 1963
  • Caprarola e la signoria dei Farnese fra Parma e il Ducato di Castro e Ronciglione, A.BE.TE., Roma, 1963
  • I primi cinque anni di lavoro e scorci di vita della Sezione Mutilati di Parma, G.A.I., Roma, 1964
  • Una vita votata alla santità - Guido Maria Conforti, Italgraf, Roma 1964
  • L'opera nazionale per gli invalidi di guerra in mezzo secolo di storia: 25/3/1917 - 25/3/1967, Apollon, Roma, 1967
  • Vecchia Parma cara al cuore, Artegrafica Silva, Parma, 1971

Articoli e pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Il Convitto Nazionale "Maria Luigia", in "Crisopoli" n.3, 573-579, 1935
  • Una vita votata alla santità: Guido Maria Conforti, vescovo di Parma e fondatore dei Missionari Saveriani, Italgraf, Roma, 1964, nell'"Osservatore Romano", 18 giugno, 1964
  • Un maestro della chirurgia del XIII secolo[14] in "Parma bell'arma", n.90-91, 1970
  • Parma nel Risorgimento, in "Parma bell'arma", n.96-98, 1971
  • Vendeva fazzoletti su un banco della Ghiaia l’ispirato autore di appassionati quartetti, nella "Gazzetta di Parma" 30 ottobre 1961
  • Arte e genialità di Renato Brozzi, "Gazzetta di Parma", 22 agosto 1979
  • Cesare Gobbo protagonista della scapigliatura parmense, "Gazzetta di Parma", 18 maggio 1981
  • De l’homme en societè. L’utopia di Levacher, in "Aurea Parma" 3, 239-268

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Felice da Mareto (a cura di), Bibliografia Generale delle Antiche Province Parmensi - Autori, Deputazione di storia patria, Parma, 1973; cit. dalla voce "Giuseppe Balestrazzi": «Di Parma, giornalista, co-fondatore della sezione parmense dell'opera Mutilati e Invalidi, funzionario in Roma della stessa Opera.»
  2. ^ Roberto Lasagni, Dizionario Biografico dei Parmigiani, Comune di Parma; cit. dalla voce "Pedretti Domenico": «..fondò con Priamo Brunazzi, Giuseppe Balestrazzi l’Opera Nazionale mutilati e Invalidi di guerra.»
  3. ^ Priamo Brunazzi (Gualtieri, 1893 - Arco di Trento, 1933), mutilato d'ambo i piedi durante la Grande guerra.
  4. ^ Roberto Lasagni, Dizionario Biografico dei Parmigiani, v. "Priamo Brunazzi", Comune di Parma; cit.: «Primo tra tutti in Italia, fondò a Parma l’Associazione Mutilati»
  5. ^ Maria Ortensia Banzola, Leonardo Farinelli, Roberto Spocci, 800 anni per la salute a Parma, Silva, 2003. cit. «l'Associazione dei Mutilati di Parma (che è tra le prime d'Italia), alla quale essi daranno un impulso straordinario, propagandando il sodalizio in tutta Italia e dando vita ad iniziative di varia natura nel campo dell'assistenza agli invalidi.»
  6. ^ Nello stesso anno nacque l'Associazione nazionale, con sede a Milano.
  7. ^ Roberto Lasagni, Dizionario Biografico dei Parmigiani, v. "Giuseppe Balestrazzi", Comune di Parma. cit.: «I due [Balestrazzi e Brunazzi] diedero un impulso straordinario alla nuova istituzione, dichiaratamente apolitica, che trovò consensi in ogni strato sociale della città e della provincia. Infatti, Parma e provincia diedero alla prima guerra mondiale un contributo notevolissimo. I combattenti parmensi furono 42600. Di essi 1089 caddero sul campo, 1718 perirono per ferite, 1800 per malattie riportate in guerra, 420 in prigionia. I dispersi furono 673, i feriti oltre diecimila. La nuova associazione ottenne immediati consensi, sostegni e adesioni, tanto che dopo un solo anno di vita poté vantare sedici sottosezioni provinciali, circa duemila iscritti, dieci uffici nella sede cittadina allogata in via Petrarca, e, fatto significativo della intraprendenza dei dirigenti, già pubblicava un suo settimanale intitolato La libera parola.»
  8. ^ Federazione nazionale della stampa italiana, Annuario della stampa italiana, vol. 15-16, Garzanti, 1937, p. 610.
  9. ^ a b F. da Mareto, Bibliografia, II, 1974, p. 1173 e Gazzetta di Parma del 3 maggio 1983, p.7.
  10. ^ Roberto Lasagni, Dizionario Biografico dei Parmigiani, v. "Giuseppe Balestrazzi", Comune di Parma; cit.:«Nel 1947 il Balestrazzi fu promotore, insieme con l’onorevole Micheli, Maspero e Tomasi, della fondazione in Parma dell’Istituto per la rieducazione dei mutilatini di guerra. L’Istituto di Parma fu collocato nell’ospedale militare in piazzale dei Servi, e ivi svolse per alcuni anni opera provvidenziale per centinaia di fanciulli provenienti in gran parte da altre città.»
  11. ^ a b Libri e riviste, Vol. 1-5, Centro di documentazione della Presidenza del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, 1954. p. 1297
  12. ^ Roberto Lasagni, Dizionario Biografico dei Parmigiani, v. "Giuseppe Balestrazzi", Comune di Parma; cit.:«..il Balestrazzi si dedicò a rivivere fatti e memorie della sua vita. (...) In particolare, sono da ricordare (...) le 37 puntate del suo diario "Un uomo di pace tra due guerre" pubblicate sulla Gazzetta di Parma dall'11 febbraio al 29 marzo 1979.»
  13. ^ Roberto Lasagni, Dizionario Biografico dei Parmigiani, v. "Giuseppe Balestrazzi", Comune di Parma.
  14. ^ Si tratta di Rolando de' Capezzuti detto anche Rolando da Parma, la cui scuola in Parma era seconda soltanto a quella salernitana.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]