Giulio Cesare Compagnoni

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Giulio Cesare Compagnoni
arcivescovo della Chiesa cattolica
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Incarichi ricoperti Vescovo di San Severino Marche
Nato 2 agosto 1675
Ordinato presbitero 8 dicembre 1714
Consacrato vescovo 4 marzo 1725
Deceduto 12 aprile 1732

Giulio Cesare Compagnoni (Macerata, 2 agosto 167512 aprile 1732) è stato un vescovo cattolico e uomo di cultura italiano[1].

Gli studi[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del nobile Mario Compagnoni e della nobildonna Pandolfina Massucci, proveniva da una delle più ricche e potenti famiglie maceratesi. Amante sin da ragazzo dello studio, giovane consigliere del Santo Uffizio di Macerata e esaminatore sinodale, conseguì nel 1700 la laurea dottorale in Filosofia e Teologia presso l'Università di Macerata.[2]

La carriera ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Intraprese immediatamente la carriera ecclesiastica; nel 1703 divenne chierico per poi essere promosso, tre anni dopo, agli ordini minori.[1] Dapprima nominato canonico e poi arcidiacono, divenne sacerdote nel 1714.[1]

La nomina a vescovo e l'attività culturale[modifica | modifica wikitesto]

Era aggregato alla nobiltà di Monte Santo, come il fratello Giò Francesco.[3] Fu tra i fondatori della colonia arcade maceratese, detta “Elvia”.[4] Molto attivo dal punto di vista culturale, era membro dell'Accademia dei Catenati, di cui fu nominato vice-custode nel 1718. Poco dopo, il 2 marzo dello stesso anno, l'Accademia lo elesse suo principe.[5] Era particolarmente stimato dal papa Benedetto XIII, che, nel 1725, lo nominò vescovo di San Severino, ministero che ricoprì fino alla sua morte.[6]

A seguito di numerosi episodi di contatto fra le monache del Convento di clausura di San Severino e persone esterne, il Compagnoni emise, nel 1728, un editto con il quale proibì a chiunque di avere qualsiasi tipo di relazione con le monache e stabilì pene anche gravi (compresa la scomunica) per chi avesse trasgredito le regole imposte.[7] Monsignor Giulio Cesare Compagnoni si distinse, nel corso della sua vita, per le opere di carità, in cui spese gran parte dei beni che gli appartenevano.[8]

La morte lo colpì nel 1732 e subito nacquero contese per spartirsi la sua cospicua eredità, suddividendo i suoi beni da quelli ecclesiastici. Numerosi argenti, mobili e suppellettili antichi vennero rivendicati da Guarniero Marefoschi, altrettanti da Giò Francesco Compagnoni.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c R. Ritzeler, P. Sefrin, Hierarchia Catholica medii et recentoris aevi, vol. V, Padova, 1968, p. 356
  2. ^ Ref R. Ritzeler, P. Sefrin, Hierarchia Catholica medii et recentoris aevi, vol. V, Padova, 1968, p. 356
  3. ^ Archivio Compagnoni Marefoschi, Palazzo Compagnoni, Macerata, aggregazione alla nobiltà di Monte Santo delli Sig. Mario, Giulio Cesare, Giò Francesco e figli, Compagnoni, 13 dicembre 1702; tomo VI, C, cc. 321 -322.
  4. ^ A. Ricci, La colonia arcadica maceratese, in Sveva Avveduto (a cura di), Macerata Atene delle Marche, Roma 2000, p. 119
  5. ^ G. Gentili, Ecclesia septempedena, 2 Macerata, 1839, p. 111.
  6. ^ A. S. V., Archivium S. Congregationis Caerimonialis, Arch. Caer. 590, p. 3281
  7. ^ a b Archivio Compagnoni Marefoschi, Palazzo Compagnoni, Macerata, tomo LXVII, A
  8. ^ G. Gentili, Ecclesia septempedena, 2 Macerata, 1839, p. 111 - 112

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]