Gennaro Annese

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« Uomo piccolo di cattiva disposizione, scuro, occhi scavati, capelli corti con grandi orecchie, bocca grande, voce rauca, balbettava, pauroso, con un coltello di bufalo e un berrettino di tela d'oro e una cintura di velluto rosso con tre pistole, non portava spada ma un archibugio nelle mani, non sapeva leggere. »

(Descrizione fatta dal duca di Guisa[1])

Gennaro Annese (Napoli, 1604Napoli, 20 giugno 1648) era un armaiolo napoletano, noto per la sua abilità nel fabbricare archibugi, aveva bottega d'armaiolo davanti alla porta del Carmine.[2]

Uomo dai modi spicci, prepotente ma anche generoso che successe alla guida della città al capopopolo Masaniello, solo un po' chiacchierato per certe falsificazioni di monete, per questo era stato in prigione. Alla testa dell'insurrezione napoletana contro il governo spagnolo del 1647 si dovette barcamenare in un gioco di alleanze e capovolgimenti di fronte tra le potenze che allora consideravano l'Italia una terra di conquiste: Spagna e Francia.

Da Capopopolo a Generalissimo[modifica | modifica wikitesto]

Luglio 1647[modifica | modifica wikitesto]

Il 12 luglio 1647 Masaniello gli affida le milizie del Mercato il 16 dopo la sua uccisione, diventò uno dei leader dei lazzari.

Agosto 1647[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 il popolo assalta l'altura di Pizzofalcone, poi Castel dell'Ovo, e Castel Nuovo, Gennaro Annese comanda le truppe popolari della zona Lavinaio(Mercato); il 26 con la controffensiva spagnola sarà recuperato l'altura di Pizzofalcone.

Il 31 sarà dichiarata una tregua con il Nord (Pizzofalcone, Chiaia, Mortelle) rimarrà agli spagnoli, e il Sud (Mercato, Lavinaio, Borgo Moricino) ai popolari.

Settembre 1647[modifica | modifica wikitesto]

Il 31 dopo una cerimonia religiosa in S. Lorenzo con Francesco Toraldo, Francesco Antonio Arpaja, Vincenzo D'Andrea, avvertiti che Annese aveva rubato della polvere da sparo, l'Arpaja eletto del popolo ordinò di ammazzarlo perché turbava la pace; l'ordine cercò di eseguirlo Giovanni Panarella ma non ci riuscì, perché Annese si nascose nel convento di San Lorenzo: saputo ciò che stava accadendo il popolo accorse in gran numero inneggiando il suo nome, giurando vendetta a chi voleva far del male a Mastro Gennaro. Questo fatto aveva accresciuto molto la sua fama.[3]

Ottobre 1647[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 ottobre Napoli viene bombardata dai castelli e dalle navi spagnole agli ordini di Don Giovanni D'Austria, dal torrione del Carmine, divenuto il quartier generale di Annese, molestava il movimento delle navi spagnole cannoneggiando il porto; il 17 Annese fa appello al Papa e alla Francia per difendere il popolo napoletano, contattando anche il Duca di Guisa. Il 21 si sbarazza del "generalissimo del popolo" il principe Francesco Toraldo, mandandolo a morte per sospetto tradimento. I suoi più stretti collaboratori erano il segretario Carlo Bonavita; Luigi Del Ferro, un folle maniaco; l'aristocratico Marcantonio Brancaccio che cercherà di imporsi lui: Vincenzo D'Andrea il vero factorum.[1] Il 22 assume infine tutti i poteri civili e militari dopo la proclamazione della Real Repubblica Napoletana sotto la protezione della Francia.[1]

Novembre 1647[modifica | modifica wikitesto]

L'8 novembre Annese con un bando istituisce il Consiglio di guerra. Il 14 novembre sbarca a Napoli il Duca di Guisa dopo aver partecipato ad una cerimonia religiosa viene condotto dal cognato dell'Annese al Torrione del Carmine (dimora nell'appartamento sulla porta), dove il Generalissimo lo prende per mano e lo porta in disparte per parlagli, dal colloquio il Duca ne è sconvolto e nota anche che ci sono oggetti di valori ammassati nel Torrione; il 15 il giorno dopo il Generalissimo con il Duca faranno il giro di Napoli a cavallo; il 19 Annese gli affida il supremo governo delle armi. Il 20 bando dell'Annese che sancisce la divisione fra affari di guerra e di giustizia, il primo spettava al Guisa il secondo a lui.

Dicembre 1647[modifica | modifica wikitesto]

Il 19 arrivo della flotta francese nel golfo di Napoli (ripartiranno dopo 2 settimane). In un primo momento accettò il sostegno propostogli da Enrico di Lorena, duca di Guisa, solo che avendo il sospetto che questi si volesse proclamare signore di Napoli, si accordò poi col duca di Richelieu, inviato a Napoli al comando di una flotta.

Torrione del Carmine

Il 23 dicembre il Guisa riunisce il consiglio e assume i pieni poteri, ad Annese viene lasciato l'incarico di castellano del Torrione del Carmine, con una provvigione di cinquecento ducati al mese.

Gennaio 1648[modifica | modifica wikitesto]

Il 26 sera il duca d'Arcos viceré di Napoli lascia il suo incarico a Don Giovanni D'Austria e s'imbarca per Gaeta dove aspetta sua moglie: dal Torrione del Carmine (fortezza comandata da Annese) parte un colpo di cannone che sfiora la nave.

Febbraio 1648[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 è nominato dal Guisa senatore, mentre le promesse dei francesi non vennero mantenute così la Spagna ebbe via libera nella restaurazione del controllo su Napoli. A quel punto Annese accettò di trattare la resa con gli spagnoli che, in cambio gli promisero vita salva e il 29 fa il primo tentativo con Vincenzo D'Andrea di trattato con gli spagnoli.

Marzo 1648[modifica | modifica wikitesto]

Secondo tentativo di trattato il 7 marzo con gli spagnoli.

Tentativo di uccidere il duca di Guisa organizzato da Gennaro Pinto e Vincenzo D'Andrea, Annese venne informato da D'Andrea a cui dette l'assenso, il tentativo fallì per un tradimento.

Aprile 1648[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 aprile 1648 gli spagnoli entrano a Napoli conquistandola senza molta resistenza.

La resa dal torrione del Carmelo (Castello del Carmine) del generale del popolo Annese, avvenne per l'intervento del cardinale Ascanio Filomarino, che lo persuase insieme alla moglie a consegnare il forte«non fidandosi degli spagnoli», poi sfilerà per le strade di Napoli insieme a Don Giovanni d'Austria e al Viceré il conte d'Oñate Iñigo Vélez de Guevara.[4]

Maggio 1648[modifica | modifica wikitesto]

Annese si era piegato agli spagnoli, e il suo ruolo era del tutto ridimensionato, ma non aveva rinunciato al sogno di una rivincita, e aveva mantenuto i contatti con i capi dell'armata francese.

Arresto e processo[modifica | modifica wikitesto]

Giugno 1648[modifica | modifica wikitesto]

Il conte d'Oñate informato delle trame dell'Annese ne ordina l'arresto. Il 12 giugno 1648 Annese si recò al palazzo per parlare con l'Oñate e con Don Giovanni d'Austria ai quali intendeva esporre le lamentele dei lazzari per la mancanza di lavoro e danaro. Il colloquio era appena cominciato quando Annese era stato avvicinato da un sergente maggiore, tal Alanzo Merino, che lo aveva invitato a seguirlo. Annese aveva tentato di opporre resistenza, ma il Merino lo aveva afferrato e trascinato nelle camere di segregazione di Castel Nuovo dove venne sottoposto a feroci torture.[5]

Castel Nuovo

Lo stesso giorno vennero arrestati nel torrione del Carmine la moglie e i figli. Il processo venne celebrato da don Ferrante de Monroi, reggente della Vicaria[6], fu rapido e molti dei suoi amici, su pressione dei spagnoli, dichiararono che stava tramando con i francesi: fra questi i fratelli Bajano, Carlo Bracciolini, Giovanbattista Palombo; il 19 giugno depose Annese nel Castel Nuovo " che detta polvere la teneva in tempo delli rumori, e restò nel torrione; dice che se ce l'avessero dimandata, il maestro di campo che accude al torrione ce l'avria consegnata, e sempre ce ne ha consignato in tempo si sono sparati li pezzi; dice che non ha saputo altro dall'Ambasciatore di Francia, solo che prima della quiete li scrisse certo abbate nomine Giovan Domenico, perché esso sa scrivere; ha negato che dopo la quiete avesse saputo o fatto scrivere a detto Ambasciatore; (...) dice che dopo certi giorni della quiete, venne D. Marco Andrea di S. Arcangelo suo amico, e li mostrò certa lettera, non so se di qualche cardinale, o dell'Ambasciatore di Francia; quello lo sa, però io li risposi, che non volevo sapere altro, mentre Dio ci aveva quietati, e tornati in potere del Re nostro Signore ec."

Il processo farsa si concluse il 20 giugno con la condanna a morte, secondo la formula "decapitetur et antea executione torqueatur tamquam cadaver et ejus bonae confischentur, et Fisco ec."; condanna eseguita con molti spettatori a Castel Nuovo. Prima di essere decapitato pronunciò parole di ossequio al re. La sua testa fu conficcata in cima ad un palo ed esposta di fronte al torrione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c La rivolta di Masaniello di Aurelio Musi
  2. ^ Storia del Mezzogiorno, Volume 4, parte 1 pag. 291 di Giuseppe Galasso, Rosario Romeo, Atanasio Mozzillo, Valerio Macchi.
  3. ^ Tumulto di Napoli di Tommaso De Santis libro sesto pag. 10
  4. ^ Diario di Francesco Capecelatro Vol. III 1854
  5. ^ Lazzari una storia napoletana di Ottorino Gurgo ed. Guida
  6. ^ Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 3 (1961) di Gaspare De Caro

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN54264140 · ISNI: (EN0000 0000 0035 5662 · BNF: (FRcb12563852q (data)
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