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Gadara

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Uhm Qais
Umm Qais Jordan 2447.jpg
Umm Qais, Giordania
Nome originale Gadara
Cronologia
Fine 747
Causa Terremoto
Localizzazione
Stato attuale Giordania Giordania
Cartografia
Thedecapolis.png
Posizione di Gadara entro la Decapoli

Umm Qais (أم قيس) è una città della Giordania sorta sulle rovine della ellenistico-romana Gadara (Ebraico: גדרה, gad´a-ra) (Greco: Γάδαρα, Gádara). La città fu anche chiamata Antiochia o Antiochia Semiramide (Greco: Αντιόχεια της Σεμίραμης) e Seleucia. Fu una città semiautonoma della Decapoli romana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Gadara sembra essere di origine semitica. Deriva probabilmente dall'Ebraico gader (גדר), che significa "recinto" o "confine".

Fu conquistata da Antioco III il grande quando nel 218 a.C. invase la Palestina[1]. Da allora la città fu rinominata Antiochia Semiramide (o semplicemente Antiochia) e Seleucia[2]. Alessandro Ianneo ne invase il territorio e lo sottomise dopo dieci mesi d'assedio[3]. Pompeo sembra che abbia ridato autonomia alla città nel 63 a.C.[4]; dandole una libera costituzione, dopo un periodo di dominazione giudaica. Fu sede di un concilio indetto da Gabinio per il governo degli ebrei[5]. Fu ceduta da Augusto a Erode il Grande nel 30 a.C.[6]. L'imperatore non ascoltò mai le accuse della popolazione locale contro il governo oppressivo di Erode[7].

Dopo la morte di Erode la città fu inserita nella provincia di Siria nel 4 a.C. [8]. All'inizio della prima guerra giudaica il territorio attorno a Gadara fu distrutto[9]. I Gadareni catturarono alcuni degli ebrei più audaci, di cui molti furono messi a morte, e altri ancora imprigionati [10]. A Gadara San Saba archimandrita fondò, alla fine del V secolo, una lavra.[11] Fu sede vescovile[12] fino alla conquista degli Arabi quando la popolazione si convertì all'islamismo. Nel 747 fu distrutta da un terremoto e abbandonata definitivamente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Polibio. v.71.
  2. ^ Umm Qais, Jordan
  3. ^ Ant., XIII, iii, 3; BJ, I, iv, 2.
  4. ^ Ant., XIV, iv, 4; BJ, I, vii, 7.
  5. ^ Ant., XIV, v, 4; BJ, I, viii, 5.
  6. ^ Ant., XV, vii, 3; BJ, I, xx, 3.
  7. ^ Ant., XV, x, 2 f.
  8. ^ Ant., XVII, xi, 4; BJ, II, vi, 3.
  9. ^ BJ, II, xviii, 1.
  10. ^ ibid., 5.
  11. ^ Una lavra indicava originariamente un agglomerato di celle o di grotte di eremiti, con una chiesa e, alle volte, un refettorio nel mezzo. Gli eremiti vivevano soli per la maggior parte del loro tempo ritrovandosi nella chiesa solo al momento delle funzioni celebrate da un sacerdote.
  12. ^ Adrian Reland, Palaestina ex veteribus monumentis illustrata, 776.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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