Free-to-play

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Free to play)
Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Free to play" rimanda qui. Se stai cercando l'omonimo documentario di Valve Corporation, vedi Free to Play.

Il termine Free-to-play (F2P) si riferisce a qualsiasi videogioco che permetta ai giocatori di fruire dei suoi contenuti (o comunque di buona parte di essi) gratuitamente, con la possibilità di sbloccare contenuti e funzionalità extra a pagamento.

I primi free-to-play sono stati principalmente giochi online multigiocatore (MMO). Il termine free-to-play (F2P) viene inoltre usato per distinguere i giochi MMO che permettono di giocare gratuitamente, da quelli che richiedono un abbonamento o un pagamento iniziale una-tantum, comunemente chiamati pay-to-play.

La nascita di un gioco secondo un particolare modello commerciale non ne comporta necessariamente l'adozione per tutto il suo ciclo di vita: vi sono numerosi casi di giochi inizialmente a pagamento che, di fronte a risultati al di sotto delle aspettative in termini di bacino d'utenza, hanno poi deciso di adottare il modello free-to-play. Eclatante è il caso di Evolve, sparatutto multigiocatore online che ha visto il suo bacino d'utenza salire del 15,000% nel giro di una settimana in occasione del passaggio a Free to Play. [1]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Solitamente, i giochi free-to-play includono alcuni contenuti (quali mappe, dungeon o vere e proprie espansioni) nonchè funzionalità (quali la possibilità di automatizzare operazioni ripetitive) riservate agli utenti paganti; si parla in questo caso di utenti con account "premium".[2]

Un altro metodo di monetizzazione adottato dagli sviluppatori consiste nella vendita di oggetti in-game, acquistabili tramite microtransazioni con denaro reale (freemium). Tali oggetti possono rappresentare articoli cosmetici - che consentono al giocatore di personalizzare la propria apparenza senza ripercussioni sul gameplay - oppure potenziamenti, con una serie di vantaggi utili a migliorare l'esperienza di gioco. In alcuni casi tali acquisti risultano temporanei e dovranno esser riacquistati alla scadenza.

Ci sono particolari giochi tra i free to play, chiamati Pay-to-Connect, che richiedono un pagamento per l'accesso a determinati server, lasciandone però alcuni gratuiti.

Sottocategorie[modifica | modifica wikitesto]

I free-to-play sono genericamente suddivisi in "puri", "ibridi" e "impuri" (questi ultimi detti anche pay-to-win).[senza fonte]

I free-to-play "puri" sono i giochi rilasciati in maniera totalmente gratuita per il pubblico, e su cui, in genere, lo sviluppatore ha deciso di non investire più. Uno degli esempi migliori di questo genere di free-to-play può essere "Wolfenstein: Enemy Territory" della Splash Damage, spin-off del più noto "Return to Castle of Wolfenstein", rilasciato nel 2003 come gioco gratuito giocabile esclusivamente in modalità multiplayer. I pregi dei free-to-play "puri", sono, ovviamente, che si tratta di giochi in cui l'esperienza ludica non è limitata ed è uguale per tutti i giocatori, che così possono esprimere al meglio e in concreto le loro abilità e potenzialità. Inoltre accade spesso che subito, o pochi anni dopo l'uscita del gioco gratuito, la casa produttrice rilasci anche i codici di programmazione per il libero editing, così che i giocatori stessi possono creare nuove features, mappe, item o skin di gioco, di modo da aumentare il livello di agonismo globale. I difetti di questa categoria di free-to-play, però, non mancano: trattandosi di giochi abbandonati (funzionanti e completi, ma pur sempre progetti abbandonati dal produttore), soffrono di una obsolescenza relativamente rapida, poiché non beneficiano del rilascio di patch ufficiali aggiornate, né di migliorie tecniche o ludiche di qualche tipo, dal momento che lo sviluppatore ha inteso non investire più denaro. Anche i server su cui poggia l'aspetto multiplayer di questi giochi non è affatto garantito dalla casa produttrice, e spesso i giocatori devono ricorrere a server autofinanziati. Infine, oltre a spesso sortire problemi tecnici con l'avanzare della tecnologia e dei nuovi sistemi operativi-dato che non vengono rilasciati aggiornamenti di compatibilità-, questi giochi soffrono molto anche il ricambio generazionale dei giocatori, laddove quelli di vecchia data lasciano per motivi di età, e quelli più giovani vengono abituati subito ad altri tipi di gameplay e anche qualità grafica. V'è da aggiungere pure che, sempre per motivi economici, nessuno è disposto a investire su questa categoria di giochi per quanto concerne la creazione di veri e propri tornei di e-sports, così da frustrare l'agonismo del giocatore che, pur diventando bravo in quel gioco, non può vincere nulla di soddisfacente a parte la singola partita.

I free-to-play "ibridi" sono invece giochi rilasciati gratis per il pubblico, ma con alcuni piccoli contenuti a pagamento che però non rilevano né influiscono sull'esperienza ludica dei videogiocatori. Esempio ottimo ne è il gioco del 2013 "Dota 2", della VALVE, spin-off della mappa amatoriale "DotA" di Warcraft 3. I contenuti acquistabili sono spesso di carattere puramente estetico, o riguardano partecipazioni a tornei ed eventi legati al gioco, ma comunque non si tratta mai di modificatori di esperienza o item aggiuntivi che rendono un giocatore più forte di un altro. Il meccanismo del "giocare per diventare bravo, senza scorciatoie" è, insieme, la forza e la debolezza dei free-to-play "ibridi". Ne è la forza poiché rispetta il gameplay classico e i giocatori che spendono ore ad esercitarsi, ma anche la debolezza perché. nel mercato videoludico, è molto difficile vincere la concorrenza dei free-to-play "impuri" i quali, a fronte di piccoli pagamenti, concedono vantaggi anche eccessivi ai giocatori paganti, rispetto a quelli comuni dati ai non paganti.

Ecco dunque perché i free-to-play "impuri" sono chiamati, non senza disprezzo dai videogiocatori classici, "pay-to-win". Di questa categoria esistono moltissimi esempi, specie da quando è stata introdotta nel mondo di videogiochi la categoria "indie", cioè quella dei videogiochi creati e liberamente pubblicati dal pubblico. È chiaro che un programmatore basico, che non ha un'azienda alle spalle, crea un videogioco con l'intento di lucrare al più presto sullo stesso; e dunque il vendere contenuti, potenziamenti e item che rendono un giocatore più forte e senza sforzo è un'esca sempre funzionante nei confronti dei videogiocatori più giovani, che magari non sono passati affatto per la fase dei videogiochi in single player o i primi multiplayer negli anni '90, e 2000, dove spesso anche semplicemente reperire delle cheat per passare un livello impossibile, si rivelava cosa assai ardua.

Quantunque i free-to-play detti "pay-to-win", sembrino essere una categoria più allettante dal punto di vista economico, almeno per gli sviluppatori, è materia a tutt'oggi molto dibattuta se essi avranno lunga esistenza o saranno scalzati infine dai free-to-play "ibridi"; molto dipende da quanto business si riuscirà a far girare attorno ai singoli giochi rilasciati (e quindi anche la necessaria bontà dei titoli stessi), e agli eventi di e-sports ad essi connessi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Evolve: Successo stratosferico per la versione F2P - AreaMMO.it, su AreaMMO. URL consultato il 31 gennaio 2017.
  2. ^ (EN) Making money with "free-to-play" games, in CNET. URL consultato il 31 gennaio 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Videogiochi Portale Videogiochi: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di videogiochi