Festa dei serpari

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Festa dei serpari
E quatuorlineata.jpg
Tipo di festa religiosa
Data Dal 2012 sempre il primo giorno di maggio (fino al 2011 era il 1º giovedì di maggio)
Periodo primavera
Celebrata in Abruzzo
Celebrata a Cocullo
Religione cristiana
Oggetto della celebrazione San Domenico abate
Feste correlate Festa patronale di Villalago (San Domenico)
Tradizioni religiose devozione a San Domenico
Tradizioni profane culto dei serpenti e di Angizia
Data d'istituzione dopo il 1031 anno di morte di San Domenico
Altri nomi Festa di San Domenico a Cocullo
Cocullo il paese dei serpari
Santa Maria delle Grazie

La festa dei serpari si svolge a Cocullo il 1º maggio a partire dal 2012; precedentemente aveva luogo il primo giovedì di maggio.

La festa si svolge in onore di san Domenico abate che risulta essere particolarmente venerato a Cocullo, ma anche a Villalago, perché è il patrono di entrambi i paesi abruzzesi.

Difatti a Cocullo vengono conservate due reliquie del santo: un molare ed un ferro della sua mula. Un altro molare del santo è conservato nella chiesa principale di Villalago.

Religione e tradizione[modifica | modifica wikitesto]

Veduta di Cocullo

Ogni anno a maggio si celebra a Cocullo un antichissimo rito, trasformatosi oggi in una festa sacra-profana. Tutto ha inizio con i serpari che alla fine di marzo si recano fuori paese in cerca dei serpenti. Una volta catturati, vengono custoditi con attenzione in scatole di legno (in tempi remoti dentro dei contenitori di terracotta) per 15-20 giorni nutrendoli con topi vivi e uova sode. Questa usanza è legata alla civiltà degli antichi Marsi, che però i cocullesi rievocano in onore di San Domenico che è ritenuto proteggere dal mal di denti, dai morsi di rettili e della rabbia. San Domenico era un monaco benedettino di Foligno che attraversò il Lazio e l'Abruzzo fondando monasteri ed eremitaggi. A Cocullo si fermò per sette anni, lasciando un suo dente e un ferro di cavallo della sua mula, che divennero delle reliquie. Per questo la mattina della ricorrenza, nella chiesa a lui dedicata, i fedeli tirano con i denti una catenella per mantenere i denti stessi in buona salute e poi si mettono in fila per raccogliere la terra benedetta che si trova nella grotta dietro la nicchia del Santo. La terra sarà poi tenuta in casa come protezione dagli influssi malefici, sparsa nei campi per allontanare gli animali nocivi oppure sciolta nell'acqua e bevuta per combattere la febbre. Tale festa per alcuni studiosi è da attribuire alla dea Angizia, venerata presso gli antichi Marsi. Per altri studiosi invece, la si deve attribuire alla mitologia di Eracle. Infatti nella frazione di Casale sono stati rinvenuti bronzetti votivi raffigurante proprio Eracle che, come si sa, strangolò nella culla i due serpenti mandati da Era per ucciderlo [1].

Leggende sulle origini della festa[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione locale, il santo cavandosi il dente e donandolo alla popolazione di Cocullo, fece scaturire in essa una fede che andò a soppiantare il culto pagano della dea Angizia, protettrice dai veleni, tra cui quello dei serpenti.

Il dente di San Domenico, con probabile allusione al dente avvelenatore del serpente, diede, forse, l'idea che fece nascere la fede che portò alla festa in onore del santo.

La festa ha riconduzioni pagane, probabili residui dell'antico culto della dea Angizia. Nell'Eneide è presente la figura di Umbrone, giovane serparo dei Marsi, l'antica popolazione dell'Abruzzo: alleato di Turno nella guerra contro Enea, sarà ucciso dal capo troiano in persona.

La cattura dei serpenti[modifica | modifica wikitesto]

La prima fase della festa consiste nella ricerca e nella cattura dei serpenti (tutti rigorosamente non velenosi) che cominciano ad essere raccolti quando inizia a sciogliersi la neve, da persone esperte dette serpari[2]. Queste osservano le stesse tecniche dei serpari antichi anche se allora i rettili venivano posti in recipienti di terracotta, ora in cassette di legno.

Le specie di serpenti che vengono raccolte[modifica | modifica wikitesto]

Le specie che vengono raccolte sono quattro:

La festa[modifica | modifica wikitesto]

La festa ha inizio con la folla che incomincia a tirare coi denti la campanella della cappella di San Domenico, all'interno della chiesa omonima. Secondo la tradizione, questa cerimonia servirebbe a proteggere i denti dalle malattie che li potrebbero affliggere.

A mezzogiorno inizia la processione della statua del santo invasa dalle serpi catturate nei giorni prima. Parte dalla chiesa di San Domenico e prosegue per le stradine del centro storico.

Ai fianchi della statua del Santo, due ragazze vestite con abiti tradizionali, portano sulla testa un cesto contenenti cinque pani sacri chiamati ciambellani in memoria di un miracolo che fece san Domenico. Questi pani vengono donati per antico diritto ai portatori della Sacra Immagine e del gonfalone.

Al termine della festa, i rettili vengono riportati al loro habitat naturale dai serpari.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Repubblica, 27-04-2006
  2. ^ Una documentazione antropologico-visiva della Festa è stata inclusa nel Progetto Il Folklore: un bene culturale vivo, per conto del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Si veda, La Sagra dei Serpari, testo e regia di Paolo Mercurio, ricerca: Maria Teresa De Nigris, produzione Video Italia, Roma, maggio 1989; inoltre il saggio etnomusicale P. Mercurio, Cocullo, Musica e canti nella Festa di San Domenico Abate, ricordando l'antropologo Alfonso Maria di Nola, in BF magazine, maggio 2014

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]