Tommaso Inghirami

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Fedra Inghirami)

Tommaso Inghirami, detto Fedra (Volterra, 1470Roma, 5 settembre 1516), è stato un letterato e umanista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Papa Paolo III ritratto da Tiziano.

Nato in una famiglia patrizia, abbandonò presto la città natale di Volterra per trasferirsi con la famiglia a Firenze, dove ricevette l'istruzione alla scuola di Pomponio Leto. Qui si legò, tra gli altri, con Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III.

Trasferitosi a Roma nel 1483, diventò diacono della Cappella pontificia nell'aprile del 1493 e nel 1497 fu insignito con il titolo di poeta laureato dall'imperatore Massimiliano I, in seguito al successo dell'ambasceria pontificia cui aveva partecipato. Nel 1498 subentrò al Leto nell'insegnamento della retorica presso l'Accademia Romana e strinse legami con eminenti rappresentanti dell'umanesimo quali il Bembo, Erasmo, il Navagero. Venne nominato prefetto della Biblioteca vaticana da Giulio II il 17 luglio 1510.

Scrisse orazioni in latino, alcune delle quali vennero pubblicate nel 1777. Il soprannome di "Fedra" gli derivò dal successo che riscosse da giovane sedicenne quando, interpretando nell'aprile del 1486 il ruolo di Fedra nell'omonima tragedia di Seneca, seppe improvvisare dei versi latini e catturare l'attenzione del pubblico mentre dietro di lui l'impalcatura della scena, franata improvvisamente, aveva creato non poco rumore e confusione.

« Recitandosi in casa il cardinal S. Giorgio la tragedia di Seneca detta Ippolito, et essendo per caso rovinato il ponte dietro alla prospettiva, mentre ch'egli che rappresentava il Fedra era solo in scena, continuò tanto il parlare all'improvviso in versi latini, che fu rimediato al disordine »

(Curzio Inghirami, Discorso sopra l'opposizioni fatte all'Antichità Toscane, diviso in dodici trattati, trattato 1, cap. VI, Firenze, Amadore Massi e Lorenzo Landi, 1645, p. 50[1])

Del celebre ritratto eseguito da Raffaello esistono due versioni, forse entrambe autografe, nella galleria Palatina di Firenze e nell'Isabella Stewart Gardner Museum di Boston.

Musei Vaticani: Stanza della Segnatura.

Gli storici attribuiscono al Fedra un ruolo di rilievo nella specificazione del programma iconografico di Giulio II per la Stanza della Segnatura di Raffaello. Il ciclo delle decorazioni sarebbe basato in particolare sulle Sententiae ad mentem Platonis[2] di Egidio da Viterbo, la loro trasposizione in termini figurativi presuppone un lavoro di sintesi, al quale si presume l'Inghirami possa aver contribuito in massima parte servendo così da tramite tra il filosofo agostiniano ed il pittore.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fabrizio Cruciani, cit., p. 373, nota 9, riporta anche la versione recensita in Pierluigi Galletti, Anecdota litteraria ex mss codicibus eruta, vol. I, Roma, Giovanni Generoso Salomoni, 1773, p. 278: «quum vero Romae adolescens Phaedrae personam in tragoedia Senecae, cui titulus Hyppolitus, repraesentasset, inopino casu machina quadam fracta et actione interrupta, latinis extemporalibus versibus aures auditorum detinuit, quoadusque machina instaurata comoedia prosequeretur, ex quo Phaedri vel Phaedrae cognomen obtinuit eoque deinceps ita delectatus est, ut velut sibi proprium usurpaverit».
  2. ^ Biblioteca apostolica vaticana, Ms Vat.lat. 6525
  3. ^ Ingrid D. Rowland, "The Intellectual Background of the School of Athens: Tracking Divine Wisdom in the Rome of Julius II", in Marcia Hall (a cura di), Raphael's School of Athens, Cambridge, Cambridge University Press, 1997, pp. 158-159. Il ruolo di Fedra Inghirami quale mediatore tra Egidio e Raffaello è stato inizialmente ipotizzato da Paul Künzle, "Raffaels Denkmal für Fedra Inghirami auf dem letzen Arazzo", in Mélanges Eugène Tisserant, vol. VI, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 1964, pp. 499-548. La tesi del Künzle è ampiamente sviluppata in Christiane L. Joost-Gaugier, Raphael's Stanza della Segnatura: Meaning and Invention, Cambridge, Cambridge University Press, 2002.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fabrizio Cruciani, "Il teatro dei Ciceroniani: Tommaso Fedra Inghirami", in Forum Italicum, vol. 14, n°3, 1980, pp. 356–377.
  • Stefano Benedetti, "INGHIRAMI, Tommaso, detto Fedra", in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 62, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2004.
  • Paolo Franzese, Raffaello, Milano, Mondadori Arte, 2008. ISBN 978-88-370-6437-2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF: (EN442491