Ermenegildo Nucci

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Don Ermenigildo Nucci detto Don Gildo (Pescia, 20 giugno 18816 aprile 1950) è stato un presbitero, storico e storico dell'arte italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Filippo e Maddalena Franchi, a soli 11 anni vestì l'abito talare e avviò gli studi presso il Seminario diocesano di Pescia. Il 28 maggio 1904 fu ordinato sacerdote dal vescovo Mons. Donato Velluti-Zati. Iniziò a frequentare l'antica Biblioteca Capitolare di Pescia e lì poté approfondire gli aspetti più salienti della storia e dell'arte di Pescia e della Valdinievole. Tale frequentazione gli permise anche di stare al fianco dei più dotti ecclesiastici del tempo, tra cui Mons. Giovanni Pellicci, vicario generale della Diocesi, di cui divenne allievo solerte. Fu vicino a Mons. Dante Biagiotti, il colto priore della Chiesa dei S. s. Stefano e Niccolao. Appena ordinato, divenne curato nella Cattedrale pesciatina, fu poi inviato a Pieve a Nievole. Fu richiamato a Pescia nel 1906 e nominato cappellano dell'antica Chiesa di S. Francesco. A questa chiesa dedicò l'amore e la passione di tutta la vita, avviando lunghi e accurati lavori di restauro per riportare la struttura all'originario splendore, dopo anni di decadenza. Soprattutto, gli premeva restaurare e far conoscere la bellissima tavola raffigurante il Santo che fu dipinta nel 1235 dal pittore lucchese Bonaventura Berlinghieri e che è uno dei massimi capolavori della pittura romanica italiana.[senza fonte] Nel 1915 pubblicò una guida della chiesa e dell'annesso ex convento, che ebbe un notevole successo per l'epoca. Da lì ebbe iniziò la sua intensa attività divulgativa, con cui intendeva ricavare fondi per portare a compimento i restauri del tempio francescano e sensibilizzare sulle bellezze di Pescia e del suo territorio, che lo portò a ben trentotto pubblicazioni. Il 4 ottobre 1917, dette inizio alla divulgazione della rivista culturale “L'Arpa serafica”, che continuò fino alla sua morte. Ricoprì per diversi anni la carica di Ispettore ai Monumenti della Valdinievole. Fu amico di molti artisti contemporanei, affascinati dalla sua poliedrica personalità e dalla tavola del “bel S. Francesco” da lui recuperata, tra cui Carlo Carrà e Lorenzo Viani.[senza fonte]