Dominio Sudalpino

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Carta strutturale semplificata delle Alpi

Con Dominio Sudalpino (detto anche Falda Sudalpina oppure, più semplicemente Sudalpino) si intende un ben preciso settore della catena alpina, delimitato da lineamenti geodinamici rilevanti a scala regionale, che si estende dal Canavese alle Alpi Dinaridi per una lunghezza di circa 700 km; la sua larghezza è variabile da meno di 50 a 150 km. Questo settore risulta compreso tra il lineamento insubrico a settentrione, e l'avampaese padano a sud.

È costituito da impilamenti di falde con vergenza verso sud, che proseguono nel sottosuolo padano al disotto dei depositi recenti, in cui, al disopra di un basamento metamorfico, affiora una serie sedimentaria i cui limiti d'età complessivamente vanno dal Carbonifero al Pliocene, ed è principalmente costituita dalla successione prevalentemente carbonatica mesozoica che forma le cosiddette Alpi calcaree meridionali.

Area di affioramento[modifica | modifica wikitesto]

L'area inclusa nel sudalpino secondo una suddivisione legata a criteri strettamente geologici comprende:

Composizione ed evoluzione del Sudalpino[modifica | modifica wikitesto]

Basamento Metamorfico[modifica | modifica wikitesto]

All'interno dell'area sudalpina il basamento metamorfico affiora principalmente a settentrione nell'area a contatto con la Linea Insubrica con uno spessore che si mantiene costante nell'ordine dei 10–15 km. Questo basamento può essere considerato come un lembo di paleo-Africa, in origine situato a sud dell'Oceano Ligure-Piemontese. Esaminando la variazione del grado di metamorfismo del basamento si può notare come esso cresca verso ovest; questo può essere spiegato sia ipotizzando una maggiore intensità del metamorfismo verso ovest, sia da un basculamento degli strati che ha esposto gli strati originariamente più profondi (e quindi maggiormente metamorfosati) verso ovest, mentre ad est affiorano le sequenze rocciose più superficiali.

Copertura sedimentaria[modifica | modifica wikitesto]

I sedimenti di più antica datazione sono generalmente attribuiti al Carbonifero superiore[1] e, a causa della loro scarsa frequenza di affioramento e dimensione, non consentono una corretta ed attendibile ricostruzione dell'ambiente paleogeografico.

Permiano inferiore[modifica | modifica wikitesto]

A partire dai sedimenti deposti nel Permiano si può iniziare una ricostruzione paleogeografica, riconoscendo alcune aree con caratteristiche diverse:

  • Una prima area, nelle prealpi Varesine, caratterizzata da una debole subsidenza e sedimentazione in ambiente continentale (Formazione di Mesenzana).
  • Una seconda area, poco più a sud della precedente, dominata da un'intensa attività vulcanica
  • Una terza area, nella Lombardia centrale ed orientale, in cui si ritrova ancora sia una grande attività vulcanica sia una sedimentazione di tipo continentale (Formazione di Collio)
  • Nell'Alto Adige abbiamo ancora una zona caratterizzata da intensa attività vulcanica (Caldera di Bolzano), con la deposizione di ignimbriti e laccoliti del Complesso vulcanico Atesino (detti anche Piastrone porfirico Atesino o Porfidi quarziferi)
  • Nella Carnia gli ambienti deposizionali passano progressivamente da continentali a neritici (Supergruppo di Pontebba)

Permiano superiore[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo successivo (Permiano superiore) è caratterizzato nell'area lombarda da una copertura quasi uniforme di depositi di conoide di deiezione e di piana alluvionale prossimale in clima semiarido (Verrucano Lombardo), molto ridotta o assente solo nell'area di Varese. Al margine nord delle Dolomiti tali depositi grossolani prendono il nome di Conglomerato di Sesto.

Verso est e verso sud verso abbiamo sedimenti di piana fluviale più evoluti, rappresentati dalle Arenarie di Val Gardena; la stessa area alla fine del Permiano è caratterizzata da una generale subsidenza che porterà a un ciclo trasgressivo testimoniato dalla Formazione a Bellerophon.

Triassico[modifica | modifica wikitesto]

Il Triassico inizia nell'area lombarda inizia con una trasgressione marina, avvenuta probabilmente da est verso ovest. Il Triassico Inferiore è quindi dominato da ambienti costieri poco profondi in cui si è deposto il Servino. Il Triassico Medio è caratterizzato dalla presenza di estese piattaforme carbonatiche (Calcare di Esino, Dolomia di S. Salvatore) e da bacini di intrapiattaforma (Formazione di Buchenstein, Formazione di Wengen, Formazione di Perledo-Varenna). Nel triassico superiore sono invece riconoscibili tre zone che, partendo da nord, passano da un ambiente di piattaforma carbonatica (Formazione di Breno), ad ambiente lagunare (Formazione di Gorno) ad un ambiente deltizio (Arenaria di Val Sabbia). A questo ambiente subentrerà un nuovo evento trasgressivo che porterà alla formazione di nuove piattaforme carbonatiche con la conseguente deposizione della Dolomia Principale a cui segue la deposizione del Calcare di Zu, delle Argilliti di Riva di Solto e Dolomia a Conchodon retica, sempre indicanti condizioni di mare poco profondo, ad eccezione dell'area di Varese e di Lugano che erano emerse.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Triassico italiano.

Giurassico[modifica | modifica wikitesto]

Il Giurassico è caratterizzato da una deposizione di sedimenti calcarei, con scarso o nullo influsso di apporti detritici terrigeni; l'inizio è segnato dalla deposizione del Calcare di Sedrina, che indica un inizio di approfondimento del bacino. Le successive deposizioni del Calcare di Moltrasio, del Calcare del Domaro e quindi del Rosso ammonitico indicano un approfondimento del bacino, come conseguenza dell'apertura dell'oceano tetideo. Inizia la comparsa di facies di mare più profondo (Radiolariti, Rosso ad Aptici, Maiolica) e l'area è caratterizzata dall'alternanza di paleobacini separati da paleoalti.

Cretaceo[modifica | modifica wikitesto]

Durante il Cretaceo Inferiore si mantengono inizialmente condizioni simili di sedimentazione, con la deposizione di sedimenti carbonatici pelagici (Maiolica (geologia)), interessati da episodi anossici (Livello Bonarelli); con il tardo Cretaceo Inferiore, a seguito dei movimenti di chiusura della Tetide e delle fasi iniziali dell'orogenesi alpina, si instaurano apporti di materiale detritico fine dall'area di catena in corso di sollevamento, rappresentati dai sedimenti marnosi emipelagici della Scaglia. Nel Cretaceo Superiore (Cenomaniano-Campaniano) questi ultimi passano lateralmente ai sedimenti arenaceo-conglomeratici di origine torbiditica del flysch Lombardo, presenti nell'area lombarda (dal Varesotto al Bergamasco occidentale), che testimoniano una tettonica attiva nelle aree adiacenti verso nord e verso est.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Flysch Lombardo.

Terziario[modifica | modifica wikitesto]

L'evoluzione geologica prosegue nell'area alpina occidentale (Lombardia) con l'emersione della catena nell'(Eocene); nell'area pedealpina lombarda, in condizioni di mare profondo, si hanno nell'Eocene scarsi lembi affioranti nel Varesotto di sedimenti torbiditici carbonatici (Formazione di Ternate) che testimoniano un attivo smantellamento di piattaforme carbonatiche presenti al margine sudalpino. Dall'Oligocene al Miocene medio si instaura la sedimentazione clastica di origine torbiditica della Gonfolite, la cui alimentazione detritica è fornita dallo smantellamento erosionale della catena alpina in fase di sollevamento e i cui spessori (oltre 2500 m in affioramento) testimoniano una elevata subsidenza dell'area di avampaese al margine della catena in emersione. Verso est (Veneto e Friuli), sono presenti sedimenti di piattaforma continentale (shelf) con depositi costieri e generalmente di mare basso (la cosiddetta "Molassa Veneta"), cui si intercalano episodi vulcanici e depositi vulcanoclastici (Monti Lessini e Colli Euganei), e localmente sedimenti di piattaforma carbonatica.

Durante la crisi di salinità del Messiniano (Miocene superiore) si verificano forti erosioni ad opera di fiumi che incideranno profondamente, in direzione nord-sud, le valli lombarde creando i solchi nei quali successivamente si imposteranno i principali laghi lombardi, e contemporaneamente nelle rocce calcaree esposte si imposta una prima fase di fenomeni carsici.

Della successiva trasgressione pliocenica sono rimaste alcune evidenza date da piccoli affioramenti di argille plioceniche nell'area comasca.

Durante il quaternario avviene il modellamento finale dei rilievi che prosegue fino ai giorni odierni

Caratteri Strutturali[modifica | modifica wikitesto]

Le Intrusioni[modifica | modifica wikitesto]

Le intrusioni dell'area Sudalpina sono correlabili a due fasi di deformazione crostale, durante l'orogenesi ercinica nel Permiano, e durante l'orogenesi alpina nell'Oligocene (magmatismo periadriatico).

Permiani sono

  • Il granito di Bressanone
  • Il granito di Cima d'Asta

Oligocenici sono

  • I plutoni di Traversella e Biella
  • Il plutone dell'Adamello
  • Il plutone della val Masino-Bregaglia
  • Le vedrette di Ries
  • Pohorje

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scisti carboniferi di Manno Sentiero del carbonifero di Manno

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A.Bosellini, "Geologia delle Dolomiti", Athesia, 1996, ISBN 88-7014-889-0
  • A. Castellarin, -G.B. Vai, Guida alla Geologia del Sudalpino Centro-Orientale, Società Geologica Italiana, 1982.
  • aa. vv., "Guide geologiche regionali, Alpi e Prealpi lombarde", Società Geologica Italiana, 1990.
  • aa. vv., "Guide geologiche regionali, Alpi e Prealpi Carniche e Giulie", BE-MA, 2002, ISBN 88-7143-134-0