Domenico Adinolfi

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Domenico Adinolfi
Domenico Adinolfi.jpg
Nazionalità Italia Italia
Pugilato Boxing pictogram.svg
Categoria Pesi mediomassimi, Pesi massimi
Ritirato 18 novembre 1982
Carriera
Incontri disputati
Totali 64
Vinti (KO) 51 (26)
Persi (KO) 9 (1)
Pareggiati 3
 

Domenico Adinolfi (Ceccano, 20 giugno 1946) è un ex pugile italiano. Campione italiano ed europeo. Guascone e bizzarro personaggio della boxe italiana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Domenico Adinolfi nasce da una famiglia molto numerosa e di umili origini e per questo decide di avvicinarsi al pugilato per necessità economiche e per passione.

La sua carriera è divisa in due fasi: la prima è caratterizzata da vittorie esaltanti e momenti di delusione. All'inizio degli anni ’70 fu campione italiano nella categoria dei medio massimi dopo appena 9 match battendo per KO Rinaldi, un grande della boxe italiana. A Campione il 4 dicembre 1974 riuscì a mettere KO, dopo solo 2 minuti della prima ripresa Karl Heinz Klein, conquistando il titolo europeo dei pesi massimi.

Difese il titolo europeo per tre volte in due anni. A Wieze nel 1975 sconfisse Dekerpel Perkot in undici riprese, a Torino nell'ottobre dello stesso anno superò Lubberts, mettendolo KO in sole due riprese e a Roma nel maggio del 1976 batté Kakolewicz per KO in 8 riprese. Perse il titolo solo a causa di un arbitraggio molto discutibile: a Belgrado l'arbitro gallese Brimmel, condizionato dall'infernale atmosfera dello stadio jugoslavo, interruppe il match con Adinolfi in vantaggio, permettendo a Mate Parlov di vincere.

Il match fu seguito con molto interesse dal pubblico. Adinolfi dimostrò grazie anche ad una prova convincente di poter dire la sua tra i colossi della grande boxe.

Successivamente decise di lasciare l'Italia per cercare fortuna in Canada e in Belgio.

È dopo il ritorno in Italia che cominciò la seconda fase della sua carriera. A 34 anni si riaffiliò alla Federazione pugilistica italiana e ritrovò la motivazione che lo riportò sul ring. Riconquistò il titolo italiano dei massimi nell'agosto del 1980 a Norcia sconfiggendo Giovanni De Luca in 12 riprese per poi difendere la corona nei successivi tre match rimanendo imbattuto.

Dopo il ritiro[modifica | modifica wikitesto]

Pugile spigoloso, senza peli sulla lingua, ha ricevuto dalla boxe sicuramente meno di quanto avrebbe meritato. Molto è dipeso dal suo carattere difficile, che l'ha portato in competizione anche con i vertici della Federazione pugilistica[senza fonte].

In seguito si occupò del settore giovanile.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Un curioso aneddoto: Adinolfi ha sempre avuto una profonda antipatia nei confronti dei rivali tedeschi a causa di un episodio precedente la sua nascita. Nel 1943 mentre infuriava la guerra, mamma Adinolfi un giorno fece un affare acquistando a buon prezzo un maialino. Per qualche settimana la famiglia dovette fare numerose rinunce per permettere all'animale di ingrassare e potervi così preparare una buona porchetta. Un giorno, però, passarono i tedeschi e si presero la bestia. Memore di quell'episodio mamma Adinolfi, prima della partenza del pugile per un incontro in Germania, gli ha sempre raccomandato:

“Figlio mio, ricordati che il tuo avversario può essere un parente di quello che mi fregò il maiale”.[senza fonte]

Fatto sta che da dilettante Adinolfi è andato ventuno volte a combattere in Germania, vincendo 20 incontri e pareggiandone 1.

Ha partecipato al film Grand Hotel Excelsior nel ruolo di Bruno Bertoni, lo sfidante di Pericle, interpretato da Carlo Verdone.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]