Diocesi di Asolo

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Asolo
Sede vescovile titolare
Dioecesis Acellensis
Chiesa latina
Sede titolare di Asolo
Arcivescovo titolare Silvano Maria Tomasi, C.S.
Stato Italia
Regione Veneto
Diocesi soppressa di Asolo
Eretta primi documenti: fine VI secolo
Soppressa 10 agosto 969
Dati dall'annuario pontificio
Sedi titolari cattoliche

La diocesi di Asolo (in latino: Dioecesis Acellensis) è un'antica sede vescovile soppressa.

Fu abolita dall'imperatore Ottone I nel 969 (ma probabilmente era già da tempo abbandonata) per essere incorporata alla diocesi di Treviso. Il titolo episcopale tutt'oggi sopravvive come vescovo titolare.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La data di erezione della diocesi è incerta. La presenza di una comunità paleocristiana è provata dai resti ritrovati sul monte Ricco di una chiesa, forse dedicata al Salvatore, risalenti alla fine del VI secolo. Effettivamente l'antica Acelum era un municipium di una certa importanza e, come in tutte le altre città dell'epoca, doveva essersi diffuso già da tempo il cristianesimo.

Il primo atto che la cita si riferisce al 588 o al 591: al sinodo di Marano partecipò anche un Agnellus episcopus sanctae Acelinae ecclesiae. La documentazione in merito è però anche in seguito molto scarsa: nell'827 (o forse nell'835) al sinodo di Mantova si ricorda la presenza di un Arthemius episc. Asolensis.

Nel secolo successivo la diocesi è di fatto estinta e la sua soppressione viene ufficializzata il 10 agosto 969 in un atto dell'imperatore Ottone I, il quale la assegna a quella di Treviso. La decadenza interessò un po' tutta Asolo ed è forse connessa alle invasioni degli Ungari, che nell'899 sconfissero re Berengario non lontano dal paese.

Non è nemmeno chiara l'estensione dell'antico territorio, ma si è ipotizzato che andasse dalle Prealpi sino alla via Postumia, e dal Piave al Brenta. Comprendeva quindi anche la zona di Bassano del Grappa che, dopo la soppressione, fu incorporata nella diocesi di Vicenza per compensarla delle mutilazioni territoriali subite nel 917 a favore di Padova[1].

È però da ricordare che, al sinodo Romano organizzato da papa Leone IX nel 1049, partecipò anche un Ugo Asiliensis. Forse il pontefice non aveva ratificato la decisione di Ottone e la diocesi rimase in qualche modo attiva; questo sarebbe quindi il terzo vescovo di Asolo conosciuto[2].

Nel Settecento Asolo riuscì ad ottenere il titolo di città proprio perché era stata sede vescovile. Il fatto fu preceduto da un'accesa polemica; in particolare, lo storico trevigiano Rambaldo degli Azzoni Avogadro affermava che il paese non era mai stata la sede di una diocesi vera e propria, poiché sembrava che fosse subordinata alla diocesi di Treviso (e per questo i suoi vescovi erano detti corepiscopi). Asolo ottenne comunque l'ambito titolo, perché gli abitanti fecero notare che se la diocesi non fosse davvero stata tale, allora Ottone I non avrebbe avuto bisogno di sopprimerla e di incorporare i suoi territori a quella di Treviso, a cui di fatto già sarebbe appartenuta.

Oggi Asolo sopravvive come sede vescovile titolare; l'attuale arcivescovo, titolo personale, titolare è Silvano Maria Tomasi, C.S., nunzio apostolico, rappresentante della Santa Sede presso l'Organizzazione internazionale per le migrazioni.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Cronotassi dei vescovi titolari[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Diocesi di Vicenza, Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 29 giugno 2011.
  2. ^ Antonio Barzon, Padova cristiana. Dalle origini all'anno 800, Padova, Tipografia Antoniana, 1955, p. 214.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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