Coroideremia

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Coroideremia
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM 363.55
ICD-10 H31.2
OMIM 303100
MeSH D015794

La coroideremia (CHM) è una malattia genetica rara con modalità di trasmissione X-linked recessiva e caratterizzata da degenerazione progressiva dell'epitelio pigmentato retinico (RPE) e dei capillari coroidei. Analogamente all'atrofia girata della coriode, rappresenta una forma diffusa di distrofia coroideale.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

In virtù della modalità di trasmissione X-linked recessiva si presenta quasi esclusivamente nei maschi. È una malattia rara che si presenta precocemente (prima decade di vita) e si aggrava progressivamente.

Modalità di trasmissione X-linked recessiva. Soltanto il maschio che eredità il cromosoma X con il gene mutato è affetto da malattia, in quanto non dispone un ulteriore cromosoma X in grado di vicariare la funzione del gene mutato. La bambina che eredità il cromosoma X con il gene mutato è portatrice sana.

Eziologia e patogenesi[modifica | modifica wikitesto]

La CHM è associata a mutazioni a carico dei geni REP-1 and REP-2 (Rab-Escort Protein) presenti a livello del cromosoma X. I prodotti genici di REP-1 e REP-2 sono implicati nell'attivazione della famiglia di proteine Rab che legano ed idrolizzano il guanosintrifosfato. Per motivi ancora non conosciuti, tale alterazione molecolare si traduce in un'alterazione della struttura e della funzione dei coroide, una porzione dell'uvea riccamente vascolarizzata e deputata all'irrorazione delle strutture retiniche. La disfunzione coroidea porta ad un inadeguato apporto ematico alla retina, con conseguente diffusa atrofia retinica e progressiva perdita della funzione visiva.

Anatomia patologica[modifica | modifica wikitesto]

La coroideremia è caratterizzata da una diffusa atrofia corioretinica. Nelle fasi avanzate l'entità dell'atrofia è tale da rendere visibile la sclera sottostante all'esame oftalmoscopico. Le lesioni focali tendono a confluire fino a diffondersi lungo l'intera superficie retinica; tuttavia la regione maculare è compromessa solo molto tardivamente, permettendo la diagnosi differenziale con i gravi casi di distrofia retinica.

Profilo clinico[modifica | modifica wikitesto]

La coroideremia si manifesta frequentemente prima nei 10 anni, con deficit di visione notturna. Con il tempo è possibile la comparsa di scotomi periferici ad evoluzione progressiva con limitazione del campo visivo fino alla cecità totale. Con l'avanzamento della patologia si possono manifestare anomali più o meno gravi nella visione dei colori.

Profilo diagnostico[modifica | modifica wikitesto]

La coroideremia presenta notevoli problematiche di diagnosi differenziale con l'altra forma diffusa di distrofia coroideali, l'atrofia girata della coroide. Tuttavia in quest'ultimo caso è possibile riscontrare elevati livelli di ornitina nel sangue e nell'urina dei pazienti a causa delle mutazioni del gene che codifica per l'ornitina aminotransferasi. Il reperto oftalmoscopico mostra una macula preservata (eccezion fatta dello stadio avanzato), atrofia diffusa corioretinica (prima focale poi tende a confluire) e depositi di pigmento nella aree atrofiche.

Terapia[modifica | modifica wikitesto]

Non esiste una terapia in grado di arrestare la progressione della coroideremia. Deve essere tuttavia impostata consulenza genetica al fine di valutare il rischio di ricorrenza.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Neri, Maurizio Genuardi, Genetica umana e medica, Milano, Elsevier Masson, 2008, ISBN 978-88-214-2917-0.
  • Kanski J.J., Oftalmologia clinica, VI edizione, Milano, Elsevier Masson, 2008, ISBN 978-88-214-3050-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]